2013 05 01 NIGERIA: 70 chiese distrutte...

NIGERIA: 70 chiese distrutte. COREA DEL NORD: martiri esempio. LAOS: testimonianza. SIRIA: tragedia continua. BELGIO: Vescovo oltraggiato. HAITI: missionario ucciso.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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NIGERIA - Bilancio di oltre 70 chiese distrutte nello stato di Benue

E’ un bilancio a tinte fosche quello diramato dalla Chiesa cattolica nello stato Benue, nella Nigeria centrale: nella crisi sociale e religiosa che attraversa la regione, oltre 70 chiese risultano distrutte, e migliaia di fedeli, specie in villaggi remoti, restano senza un luogo di culto. Lo riferisce, in una nota inviata all'Agenzia Fides, Felix Apine, Coordinatore della Commissione “Giustizia, Sviluppo e Pace” della diocesi di Makurdi, capitale dello stato di Benue. La nota informa che 30 chiese che si trovavano nell’area di Gwer occidentale sono state bruciate o completamente distrutte, e i fedeli sono fuggiti in altri villaggi. Altre 40 risultano rase al suolo nella zona di Guma. La distruzione tocca anche alcune scuole primarie e secondarie appartenenti alla diocesi, mentre volontari e catechisti stanno perlustrando le diverse aree per appurare i danni.
L’Arcivescovo cristiano protestante Yiman Orkwar, Presidente della “Associazione cristiana della Nigeria”, confermando la distruzione di chiese e scuole, ha detto che il bilancio degli edifici distrutti potrebbe ancora salire. Nello stato di Benue, allevatori di etnia Fulani, in gran parte musulmani, hanno attaccato villaggi abitati da agricoltori di etnia Tiv, in maggioranza cristiani.
Sulla recente recrudescenza di attacchi dei Fulani verso agricoltori Tiv, che ha fatto oltre 30 morti, l’Arcivescovo ha osservato “con sgomento la distruzione di vite umane e di proprietà, da parte di pastori Fulani e di uomini sconosciuti, con armi sofisticate”. Quanto sta accadendo ai cristiani “non sono semplici incidenti, è ma frutto dell’opera di jihadisti Boko Haram e jihadisti Fulani”, ha affermato, invitando le istituzioni a difendere la popolazione. “Non si tratta di scontri – ha ribadito – ma di veri propri attacchi subìti dagli agricoltori cristiani”. (Agenzia Fides 27/4/2013)

COREA DEL SUD - I “nuovi martiri” coreani: un esempio nell’Anno della Fede

“La fede è anche martirio. Abbiamo voluto esprimere la nostra vicinanza spirituale a tutti i fedeli che hanno testimoniato la loro fede in un passato lontano, negli ultimi decenni, e a quanti tuttora tengono accesa la fiammella delle fede in Corea del Nord”. Con queste parole, espresse in un colloquio con l’Agenzia Fides, S.Ecc. Mons. Peter Kang, Vescovo di Cheju e Presidente Conferenza Episcopale della Corea, conferma che l’episcopato coreano ha deciso ufficialmente di chiedere alla Santa Sede di aprire il processo di beatificazione di circa 80 fedeli, fra i quali il Vescovo Francio Hong Yong-ho, Vescovo di Pyongang, scomparso durante la guerra di Corea. “Si tratta di due diversi gruppi – specifica il Presidente – alcuni martirizzati durante gli ultimi due secoli, sotto la dinastia Chosun; altri negli anni della guerra di Corea e sotto l’occupazione comunista”.
Il Presidente riferisce a Fides che i Vescovi hanno preso la decisione come “iniziativa legata all’’Anno della Fede, in cui vogliamo rinnovare la nostra fede e riscoprire le radici e le motivazioni profonde della nostra fede”. E nota: “Non si tratta di una condanna o di un atto ostile verso la Corea del Nord – in un fase di alta tensione fra le due Coree – ma di un riconoscimento verso i fratelli che hanno dato la loro vita per la fede”.
Mons. Kang prosegue: “Vogliamo far sentire ai fedeli che oggi sono in Nord Corea il nostro affetto e la nostra vicinanza. Non sappiamo quanti ce ne siano oggi, è impossibile fare una stima. Quando alcuni sacerdoti si sono recati a Pyogyang, in passato, e hanno avuto il premesso di celebra la messa nell’unica chiesa cattolica esistente, vi partecipavano circa 30-40 fedeli. Ma non sappiamo quanti di loro siano sinceri e quanti siano controllati dal governo”, conclude il presule. Il Vescovo Francis Hong Yong-ho era nato nel 1906 e risulta scomparso negli anni ’50, durante la guerra di Corea. La Chiesa in Sudcorea conferma che “è certamente deceduto”. (Agenzia Fides 26/4/2013)

LAOS - La testimonianza silenziosa delle suore che non possono manifestare la propria fede

Una testimonianza silenziosa, fatta di opere e non di parole, è quella delle tre consorelle autorizzate a vivere nel nord del Laos. Lavorano nell’istituto governativo di Luang Prabang, che ospita per la maggior parte giovani portatori di handicap o appartenenti a minoranze etniche ai quali dona un futuro insegnando loro professioni come il cuoco o il pasticcere. Nella parte settentrionale del Laos, in seguito alla presa di potere dei comunisti nel 1975, sebbene la Costituzione del Paese preveda la libertà religiosa, di fatto è proibita ogni forma di proselitismo e, sia il vicario apostolico di Luang Prabang, mons. Tito Banchong Thopanhong, il solo sacerdote cui è permesso vivere in quel territorio, vittima in passato di soprusi e torture, sia le suore, devono attenersi scrupolosamente a questa regola. La situazione, inoltre – riporta AsiaNews - è addirittura peggiorata dopo il 2011, in seguito alla violenta repressione della sommossa avviata da alcuni gruppi appartenenti alla minoranza Hmong. “La vita cristiana è molto difficile perché non possiamo parlare apertamente della nostra fede – ha raccontato suor Marie-Bruno, che pochi giorni fa ha partecipato a Parigi al convegno “La notte dei testimoni” organizzato da Aiuto alla Chiesa che Soffre – e tutte le manifestazioni esteriori della fede sono bandite: luoghi di culto, croci, immagini, libri sacri, ma anche parole e gesti possono essere interpretati come proselitismo”. La religiosa, appartenente alle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, proviene da una famiglia laotiana di tradizione buddista e animista, ma si convertì molto giovane al cattolicesimo. Quella delle suore nel nord del Laos, è dunque una presenza muta tra i bambini cui non possono impartire un’educazione religiosa, anche se il centro in cui prestano quotidianamente la loro opera è gestito in collaborazione tra le autorità locali e il delegato apostolico per il Laos, mons. Salvatore Pennacchio.
(21 04 2013 Radio Vaticana)

SIRIA - La tragedia continua

È di questi giorni la notizia che:
“Gli Usa stanziano 123 milioni di dollari per l’opposizione siriana”
(21 04 2013 Radio Vaticana)
E proprio in questi giorni due interventi di Padre Pizzaballa ci aiutano a rompere il silenzio e la disinformazione sulla situazione siriana.

Padre Pizzaballa: in Siria entrano armi e fanatici, in fuga i civili

D. - Qual è l’auspicio della Custodia di Terra Santa per risolvere la situazione in terre lontane da Gerusalemme, ma sempre nel cuore di tutti i fedeli?
R. - La nostra speranza è che la Comunità internazionale smetta di introdurre le armi e di sovvenzionare i ribelli e i governativi, perché questa è una delle cause principali… Speriamo, insomma, che il buon senso prevalga, anche se dubito che si arrivi a tanto.
D. - Nel suo recente appello per la soluzione della crisi siriana, lei parla anche di gravissime conseguenze economiche causate dalla guerra civile: conseguenze che vanno anche ben al di là dei confini siriani…
R. - Sì, la prima cosa è che sia all’interno della Siria come anche nei Paesi limitrofi ci sono milioni di profughi, milioni di persone che si sono spostate: quindi lontane dal luogo di lavoro, che ormai non c’è più, senza casa e senza i beni primari. Poi, insieme ai profughi, arrivano anche i ribelli, i fanatici… Si sta allargando a macchia d’olio questo fenomeno, che purtroppo abbiamo già visto in Iraq e che continua adesso in Siria e nel resto del Medio Oriente.
D. - Nonostante tutto il suo auspicio è che i cristiani rimangono nel proprio Paese...
R. - Sembra assurdo, ma dobbiamo sperare contro ogni speranza, come è scritto nella Bibbia. E’ assolutamente importante per i cristiani non emigrare: siamo già una piccola comunità, molto fragile, ma è importante che, nonostante tutto, resti questa piccola comunità a tenere viva la fede in Gesù, in questa terra che lo ha visto nascere.

L'appello di Fra Pierbattista Pizzaballa, OFM, Custode di Terra Santa

GERUSALEMME, 22 Aprile 2013
Dopo il cambiamento avvenuto in Egitto, la situazione in cui si trova la Siria indica in maniera inequivocabile come stia trasformandosi il panorama in Medio Oriente. Fino a un anno fa sarebbe stato impensabile prevedere simili scenari. In questi mesi di grande tensione, quando la Siria è dilaniata da scontri interni e il conflitto sembra assumere, sempre più, le caratteristiche di guerra civile, i francescani, insieme a pochi altri esponenti della chiesa latina, sono impegnati a sostenere i bisogni della popolazione cristiana locale.
La Custodia è presente in diverse zone del Paese: Damasco, Aleppo, Lattakiah, Oronte. I dispensari medici dei conventi francescani, secondo la tradizione della Custodia, diventano luogo di rifugio e accoglienza per tutti, senza alcuna differenza fra etnie di Alawiti, Sunniti, Cristiani o ribelli e governativi.
In un momento di totale confusione e smarrimento, molte aziende, soprattutto d’import-export, hanno chiuso i battenti. Delle migliaia di turisti, che alimentavano una moderna e florida industria, con un indotto di centinaia di posti lavoro nel settore dei trasporti, alberghiero, servizi, non rimane alcuna traccia.
I produttori agricoli sono in grave difficoltà. L’embargo internazionale impedisce ogni possibilità di esportazione e i prezzi sono crollati. Le fasce più deboli sono colpite in modo ineludibile e subiscono la mancanza di approvvigionamento energetico e di acqua. Nelle grandi città la corrente elettrica manca per diverse ore ogni giorno, se non del tutto; il gasolio è razionato. Tutto ciò crea enormi disagi alla popolazione, costretta ad affrontare le temperature invernali senza possibilità di riscaldarsi. Stare con la gente, accogliere e assistere chi si trova nel bisogno, senza distinzione di razza, religione e nazionalità. Garantire, con fiduciosa presenza, il servizio religioso ai fedeli perché comprendano l’importanza di restare nel proprio Paese.
Questo rimane il senso della missione francescana. In tempi non così dissimili da quelli in cui Francesco si rivolgeva ai frati esortandoli a mantenere saldi i valori del Vangelo. Nelle sue semplici esortazioni Francesco rifletteva la grazia ricevuta dal Signore e, nell’esperienza di vita quotidiana, testimoniava l’accoglienza della fede, come il bene più caro e prezioso da coltivare e rinvigorire. Noi frati, che ci ritroviamo ricchi di questo straordinario esempio, ereditato senza alcun merito, abbiamo il compito di emulare e diffondere l’insegnamento del nostro maestro alle future generazioni, perché possano proseguire la strada da lui tracciata con immenso amore e umile dedizione.
Chiediamo a tutti gli amici di ATS Pro Terra Sancta di sostenere, con un gesto concreto, i numerosi cristiani siriani e le opere di carità della Custodia di Terra Santa. Gli aiuti raccolti saranno consegnati, tempestivamente, ai frati residenti in Siria, che provvederanno ad utilizzarli in maniera oculata e attenta.
Grati, se potrete diffondere quest’appello, porgiamo ogni augurio di Pace e Bene!

Fra Pierbattista Pizzaballa, OFM

In breve

BELGIO - Solidarietà dei vescovi europei a mons. Leonard vittima delle "Femen"
29 04 2013 Radio Vaticana

Solidarietà dei vescovi europei all’arcivescovo di Malines-Bruxelles, monsignor André-Joseph Léonard: martedì scorso l’arcivescovo belga è stato vittima di un atto di provocazione da parte di quattro attiviste di Femen che hanno fatto irruzione al grido di “Stop Homophobia” mentre era impegnato in una conferenza dedicata al tema della libertà di espressione all’Università pubblica di Bruxelles. In un comunicato ripreso dall'agenzia Sir, la presidenza del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) ha voluto esprimere all’arcivescovo la sua “sincera vicinanza e solidarietà” e condannare “queste forme aggressive d’intolleranza religiosa”. Allo stesso tempo il Ccee ribadisce la posizione della Conferenza episcopale del Belgio secondo la quale “una discussione democratica sulle questioni della società non è possibile se non è permesso a tutti di esporre le proprie idee con mutuo rispetto e nella libertà di espressione”. In un comunicato i vescovi belgi avevano espresso solidarietà a mons. Léonard affermando anche che le provocazioni delle Femen sono prive “totalmente di credibilità e senso civico e in totale contraddizione con il tema del dibattito e con lo stile con cui la Chiesa cattolica si pone in dialogo in un contesto pluralista”.

HAITI - Un missionario ucciso nella capitale di Haiti
Un missionario della Società di Maria, sacerdote canadese, è stato ucciso il 24 aprile nella capitale di Haiti. Come riferito a Fides, la vittima è stata identificata come padre Richard E. Joyal, 62 anni.
La causa potrebbe essere una rapina. (Agenzia Fides, 26/04/2013)