2013 03 27 Mercoledì Santo: preghiamo per i cristiani che non tradiscono

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Centrafrica: il vescovo di Bangassou minacciato di morte dai ribelli. Devastata la città

Oggi è il mercoledì Santo e vogliamo ricordare con particolare affetto tutti i cristiani perseguitati per la fede, soprattutto coloro di cui non si ha notizia.
La persecuzione dei cristiani fa parte del grande progetto di eliminare Dio dalla vita degli uomini.
La difesa della libertà religiosa di ogni essere umano è fondamentale per la pace.

Il 20 marzo 2013 incontrando i rappresentanti delle chiese e di altre religioni, Papa Francesco ha detto: “Sappiamo quanta violenza abbia prodotto nella storia recente il tentativo di eliminare Dio e il divino dall’orizzonte dell’umanità, e avvertiamo il valore di testimoniare nelle nostre società l’originaria apertura alla trascendenza che è insita nel cuore dell’uomo. In ciò, sentiamo vicini anche tutti quegli uomini e donne che, pur non riconoscendosi appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, si sentono tuttavia in ricerca della verità, della bontà e della bellezza, questa verità, bontà e bellezza di Dio, e che sono nostri preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica fra i popoli e nel custodire con cura il creato.

Il 24 marzo abbiamo celebrato la XXI Giornata dei missionari martiri: l’Agenzia Fides pubblica l’elenco degli operatori pastorali che hanno perso la vita in modo violento nel corso degli ultimi 12 mesi. Dalle informazioni raccolte, nell’anno 2012 sono stati uccisi 12 operatori pastorali, quasi tutti sacerdoti, si tratta infatti di 10 sacerdoti, 1 religiosa, 1 laica.
Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti di cui forse non si avrà mai notizia, o addirittura di cui non si conoscerà il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Cristo, la “nube dei militi ignoti della grande causa di Dio” secondo l’espressione del Beato Papa Giovanni Paolo II.

Noi possiamo fare qualcosa per le persone perseguitate di cui abbiamo notizia.
Per tutti gli altri possiamo vivere una più intensa preghiera: per questo abbiamo proposto a tutti i sacerdoti di celebrare le Sante Messe del mercoledì di ogni settimana con una intenzione particolare per tutti i cristiani perseguitati.
Tutti possiamo farci promotori presso le nostre parrocchie.
Abbiamo proposto il mercoledì perché nella liturgia della Settimana Santa il Vangelo ricorda il tradimento di Giuda: preghiamo nel giorno del tradimento per coloro che non tradiscono, per tutti noi cristiani chiamati oggi a non tradire.

Tra le notizie degli ultimi giorni oggi ricordiamo:

Centrafrica: il vescovo di Bangassou minacciato di morte dai ribelli. Devastata la città
(da RADIO VATICANA 21/03/2013)

I ribelli di Seleka “sono entrati a Bangassou l’11 marzo dopo essersi battuti con le poche Forze centrafricane che erano in città. Hanno rubato una decine di macchine della missione, del seminario minore, della seconda parrocchia di Bangassou. Hanno distrutto la casa dei padri, delle suore francescane, poi hanno rubato e distrutto la casa del rettore del seminario minore diocesano, la falegnameria, il Centro internet, il collegio cattolico, la pediatria, la farmacia, il nuovo blocco operatorio, la maternità. Hanno brutalizzato la popolazione, i padri e le suore. Hanno una lista di persone da colpire: io sono il primo, segue il mio vicario poi il procuratore ed altri”. Questo il terribile racconto di mons. Juan José Aguirre Muños, vescovo di Bangassou, sulla conquista della città centrafricana, inviato all’agenzia Fides. Secondo il presule, i ribelli vorrebbero capovolgere il governo per creare una Repubblica islamica e per questo hanno risparmiato, nelle razzie, i fedeli della loro stessa religione. “Hanno rispettato soltanto le moschee e i commercianti musulmani ai quali hanno dato parte dei nostri beni da vendere”, ha aggiunto il vescovo. Nella lettera, egli afferma che, dopo aver lasciato “una popolazione brutalizzata e impaurita”, i ribelli sarebbero partiti su 15 automezzi “stipati di oggetti rubati”, dirigendosi alla volta di Bambari (a 400 km di distanza). Secondo mons. Muños, anche ad est, la situazione è simile. “Abbiamo assistito a orrori di ogni genere: omicidi, bambini strappati dai genitori e portati nella foresta, villaggi incendiati, rapine, i diritti fondamentali delle persone calpestati senza alcuno scrupolo. Non ci resta che pregare il Signore”, ha concluso accorato il vescovo.