"Giobbe" 8 - La storia di Giobbe nel Vecchio Testamento

Vai a "Contemporanea"

La storia di Giobbe nel Vecchio Testamento
Giobbe, sappiamo, era nato ad Uz, in Oriente, saggio, buono con tutti, aveva poderi e greggi di pecore e cammelli, 7 figli e 3 figlie, era devoto al suo Dio che onorava ed amava. Ma un giorno il diavolo aveva sfidato Dio proprio su Giobbe: se il suo servo tanto fedele dovesse perdere tutti i suoi beni sarebbe ancora così devoto o piuttosto rinnegherebbe l’Onnipotente?
Dio aveva accettato la sfida e la sventura aveva colpito Giobbe.
Il fuoco distrugge i campi e il bestiame, i Caldei uccidono i suoi guardiani, la casa crolla uccidendo i figli, una malattia insidiosa lo tormenta notte e giorno, la moglie lo disprezza per la sua fede e il suo augurio è che muoia presto.
Ma il cuore di Giobbe rifiuta la ribellione; colpito dalle avversità, si piega alla volontà imperscrutabile dell’Altissimo con queste parole:
Nudo uscii dal ventre di mia madre e nudo là ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore”(Gb, 1, 21).

Nella visione di Roth Giobbe ci viene presentato come l’archetipo, il rappresentante originario di tutti gli esseri umani che, ieri e oggi, senza essersi macchiati di alcuna colpa, hanno subito e sopportato il male, la disgrazia, la malattia, le privazioni, vivendo tutto ciò che succede all’interno del loro rapporto con Dio.
E così è per Mendel.

Deborah non capisce la remissività del marito, lo schernisce per la sua fedeltà a Dio.
Lei non si dà per vinta, non subisce passivamente il destino malefico: quando il figlio maggiore Jonas abbandona la casa, si ubriaca e va a donne, decide di salvare dalla leva almeno il figlio più giovane.
Con tutto il denaro che ha risparmiato e mille stratagemmi gli procura un lasciapassare per l’estero, andando contro la volontà del marito.
Così Schemarjah nel cuore della notte, prelevato dalla casa, viene accompagnato al confine, con gli altri fuggiaschi che come lui hanno pagato e assieme strisciano nell’oscurità, in silenzio, con i loro fagotti e la nostalgia nel cuore, aspettando che le sentinelle corrotte si allontanino dai blocchi di frontiera, prima di volgersi un’ultima volta verso la patria.

E in queste dolenti descrizioni emerge un tema ricorrente nei romanzi di Roth: il doloroso destino di esilio del popolo ebraico e dei suoi figli li porta a fuggire dall’Oriente verso Occidente alla ricerca della salvezza dai pogrom e dalle guerre senza sapere cosa li aspetta, ignorando che il prezzo da pagare sarà la perdita delle proprie origini, la rinuncia alla propria identità di popolo tramandata di padre in figlio per generazioni.

Passano i giorni e gli anni e la casa dei Singer diviene cupa e senza voci.
Talvolta soltanto si sente dalla strada la nenia che Mendel canta a Menuchim battendo il cucchiaio contro il bicchiere: solo quel canto che racconta la grandezza del Signore ha il potere di placarlo e incantarlo.