"Giobbe" 15 - Mendel ritrova l'Onnipotente al proprio fianco

Dunque l’antica profezia del rabbi si è avverata, l’Onnipotente non si è dimenticato di lui.
L’ha provato incidendo col fuoco la sua carne, ma è sempre stato al suo fianco e i suoi disegni sono imperscrutabili.
Come aveva potuto lui, piccolo uomo, dubitare e convocare al tribunale del suo giudizi il Creatore del mondo, accusandolo di essere ingiusto?
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L’incontro
Riuniti a cena per i festeggiamenti pasquali, Mendel accetta di partecipare agli antichi riti: è lieto dei 6 candelieri che splendono sulla tavola, della bianca tovaglia, dei pani azzimi che ha aiutato a cuocere, dei libri con i racconti dell’Esodo aperti davanti ad ogni ospite. Ancora non cantava, ma ascoltava i miracoli fatti dall’Onnipotente dall’inizio della storia del popolo ebraico che ne narravano la grandezza, la bontà, la misericordia per Israele e la collera contro il Faraone.
Mendel ascoltava e si sentiva vicino ad una riconciliazione con il suo Dio.
Qualcuno bussa, o forse è il vento, ma il bussare si ripete. Le celebrazioni si fermano: aperta la porta un uomo alto, con un cappotto scuro e il bavero alzato si staglia nell’oscurità e si presenta: “Mi chiamo Alexej Kossak. Mi scuso molto. Mi hanno detto che qui potevo trovare un certo Mendel Singer di Zuchnow.. Vorrei parlargli”
Roth rallenta il ritmo narrativo. L’attesa diventa vibrante.
Si siede al tavolo dei festeggiamenti e racconta della guerra, della vecchia casa dei Singer che ha acquistato, di Jonas di cui sa che è vivo e presto ritornerà dal fronte.
Lui è stato a lungo ammalato ma l’hanno curato e i suoi studi l’hanno reso un grande maestro.
Tutti ascoltano in silenzio e Mendel non esce dall’ombra, finchè l’amico Skowronnek… rompe il silenzio: Che ne è del figlio più piccolo, di quel Menuchim di cui parla la canzone?
Menuchim è vivo e sta bene, è guarito è la risposta.
Ed ora dov’è?
Io sono Menuchim (pagg. 178-185).
Tutti si alzano di scatto e Mendel cade in ginocchio davanti al figlio ritrovato.
Dunque l’antica profezia del rabbi si è avverata, l’Onnipotente non si è dimenticato di lui.
L’ha provato incidendo col fuoco la sua carne, ma è sempre stato al suo fianco e i suoi disegni sono imperscrutabili.
Come aveva potuto lui, piccolo uomo, dubitare e convocare al tribunale del suo giudizi il Creatore del mondo, accusandolo di essere ingiusto?
Giobbe aveva osato farlo e così il Signore aveva accettato di discutere con lui in mezzo ai turbini:
Chi è costui che oscura il mio consiglio con parole insipienti? –aveva chiesto il Signore a Giobbe io t'interrogherò e tu mi istruirai…
Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!
Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura?
Dove sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra angolare,
mentre gioivano in coro le stelle del mattino
e plaudivano tutti i figli di Dio?
Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando erompeva uscendo dal seno materno,
Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all'aurora,
Dillo, se sai tutto questo!
Conosci tu le leggi del cielo
o ne applichi le norme sulla terra?
Il Signore riprese e disse a Giobbe:
Il censore vorrà ancora contendere con l'Onnipotente?
L'accusatore di Dio risponda!
Giobbe rivolto al Signore aveva risposto: Ecco, sono ben meschino: che ti posso rispondere?
Chi è colui che, senza aver scienza,
può oscurare il tuo consiglio?
istruiscimi.
Io ti conoscevo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti vedono.
Perciò mi ricredo
e ne provo pentimento sopra polvere e cenere
.
(Antico Testamento, I Libri Sapienziali, Giobbe)
Dopo tutto questo, Giobbe era vissuto ancora centoquarant'anni e aveva visto figli e nipoti di quattro generazioni.
Mendel conclude le preghiere comuni e il pranzo, stacca dal chiodo il sacchetto rosso delle preghiere e Menuchim accompagna al suo albergo il vecchio padre. Mentre gli racconta la sua vita Mendel ripensa per la prima volta alle sue colpe. “Un cattivo padre sono stato. Ho trattato male te e Mirjam. Non c’è medicina che possa guarirla”.
Ma il passato è passato: ora c’è il figlio accanto a lui per salvare la sua vita .
“Andremo da lei - disse Menuchim- Io stesso non sono forse guarito?”” Sì, Menuchim aveva ragione... L’uomo è incontentabile , si disse Mendel. Non appena ha vissuto un miracolo, già vuole vedere il prossimo”...Mendel andò alla finestra, e vide per la prima volta la notte americana, il cielo scintillante, i lieti rumori, le abbaglianti insegne pubblicitarie e sorrise: ritrovare il figlio significava riconciliarsi con se stesso, ritrovare l’amore dell’Onnipotente e la bellezza di ogni cosa.
Sotto il cielo azzurro e il vento di primavera era facile pensare che Jonas sarebbe tornato, che Mirjam poteva guarire, che Deborah dal cielo partecipava alla sua gioia.
Mendel si addormentò. E si riposò dal peso della felicità e dalla grandezza dei miracoli. (pagg.194,195)

E su questa pagina di riconciliazione fra terra e cielo si conclude la nostra esposizione.

Alla domanda se personalmente credeva nei miracoli presenti sia in Giobbe, sia ne La leggenda del santo bevitore Roth rispondeva (Morgenstern, Fuga e fine di Joseph Roth, Adelphi) che ogni giorno il Signore si faceva presente nella sua vita rinnovando in lui il dono della scrittura.