"Giobbe" 12 - La sfida di Mendel a Dio

Un paio di volte lo sollevò in alto ma le sue braccia lo riabbassarono. Il suo cuore era in collera con Dio, ma nei suoi muscoli albergava ancora il timore di Dio.
Vai a "Contemporanea"

Terza parte

Così inizia la terza parte del romanzo. La guerra infuria: Russi e Tedeschi si scontrano nella Bucòvina. I bollettini di guerra si susseguono. La Croce Rossa scrive che Jonas è disperso, forse fatto prigioniero, forse morto. Sam non manda più sue notizie.
Quando Mirjam una mattina entra improvvisamente in casa, Mendel sa già tutto. Soltanto Mac è tornato e ha portato con sé l’orologio di Sam e il suo ultimo saluto.
C’è silenzio, l’orologio ticchetta, la sera scende improvvisa sul mondo, la lampada riluce non più gialla ma bianca, il mondo è nero dietro i vetri.
Deborah seduta davanti alla finestra inizia a strapparsi lentamente i capelli. Canta una antica nenia ebrea senza parole, tetra per bambini morti. Lancia un urlo e si accascia senza vita sul pavimento.
Per sette giorni Mendel non dice una parola e tiene aperta la porta per i vicini che gli portano cibo e conforto. Ma il suo cuore si è spezzato, la morte ha avuto il sopravvento.
Tu stai bene, Deborah. Il Signore ha avuto compassione di te. Tu sei una morta e sei sepolta. Di me non ha compassione. Perché io sono un morto e vivo ancora. È il Signore, Lui sa quello che fa. Se puoi, prega per me, perché io sia cancellato dal libro dei vivi… Ancora batte il mio cuore, ancora vedono i miei occhi, ancora si muovono le mie membra, ancora camminano i miei piedi. Io mangio e bevo, prego e respiro. Ma il mio sangue ristagna, le mie mani sono vizze, il mio cuore è vuoto. Io non sono più Mendel Singer, sono l’avanzo di Mendel Singer. L’America ci ha ucciso. L’America è una patria, ma una patria omicida. Quello che da noi era giorno, qui è notte. Quello che da noi era vita, qui è morte. (pag.141)

L’ottavo giorno la nuora lo raggiunge: deve recarsi immediatamente in ospedale: Mirjam sta male, i suoi occhi sono di fuoco il viso è sconvolto, uno spasimo le attraversa il corpo.
E’ dichiarata pazza e viene ricoverata in ospedale psichiatrico. Mendel la raggiunge e la vede col viso infuocato e gli occhi cerchiati dì nero. Le mettono la camicia di forza e la chiudono in una stanza.
Saliti in macchina Mendel consiglia la nuora di dimenticare Sam e di sposare l’amico Mac.
Ma ora Mendel, come Giobbe, chiama direttamente in causa Dio.
Dio dovrà presentarsi al suo tribunale, ascoltare il suo grido di ribellione, accettare lo scontro e rispondere.
E’ finito il tempo di accettare passivamente.
Non li vedrò più - pensò poi - e non li benedirò nemmeno. La mia benedizione potrebbe diventare per loro una maledizione, incontrarsi con me è un danno. Si sentiva leggero, sì, leggero come mai in tutti i suoi anni. Aveva sciolto tutti i legami... Gli venne in mente che da anni ormai era solo. Moglie e figli gli erano stati intorno e gli avevano impedito di portare il suo dolore. Come inutili cerotti, che non guariscono, essi erano stati sulle sue ferite e le avevano solo nascoste. Ora, finalmente, godeva la sua pena con trionfo. Restava solo un legame da rompere. Si mise all’opera. Andò in cucina, raccolse alla rinfusa carta di giornale e trucioli e accese un fuoco sulla lastra del focolare. Quando il fuoco raggiunse una considerevole altezza e ampiezza, Mendel andò con passo deciso all’armadio e tirò fuori il sacchetto di velluto rosso in cui si trovavano i suoi filatteri, il suo talèd e i libri di preghiera. S’immaginava come questi oggetti sarebbero bruciati… Il fuoco arrotolerà pian piano i fogli dei libri tramutandoli in cenere grigio argento e per un paio di secondi colorirà di sangue le lettere nere… Una spaventosa canzone grida loro. «È finita, finita, finita per Mendel Singer» egli grida e con gli stivali batte il tempo, così che le assi del pavimento rimbombano e le pentole alla parete cominciano a tintinnare. «Non ha figlio, non ha figlia, non ha moglie, non ha patria, non ha denaro... Dio dice: ho punito Mendel Singer; di che cosa lui, Dio, punisce? Perché non Lemmel, il macellaio? Perché non punisce Skowronnek? Perché non punisce Menkes? Solo Mendel punisce! Mendel ha la morte, Mendel ha la pazzia, Mendel ha la fame, tutti i doni di Dio ha Mendel. È finita, finita, finita per Mendel Singer».
Così stava Mendel davanti al fuoco vivo e urlava e pestava i piedi. Teneva in braccio il sacchetto di velluto rosso ma non lo buttava dentro. Un paio di volte lo sollevò in alto ma le sue braccia lo riabbassarono. Il suo cuore era in collera con Dio, ma nei suoi muscoli albergava ancora il timore di Dio. Per cinquant’anni, giorno per giorno, quelle mani avevano spiegato e di nuovo ripiegato il talèd, svolto e legato intorno alla testa e al braccio sinistro i filatteri, aperto, sfogliato avanti e indietro, e richiuso, quel libro di preghiera. Ora le mani si rifiutavano di obbedire all’ira di Mendel
. (pagg. 147,148)