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Letteratura >> Fantasy >> Cronache di Thomas Covenant
Thomas Covenant: una fragile vittoria - 15
Autore: Platania, sr. Marzia Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
Una fragile vittoria
Di fronte all'allargarsi del male, Covenant è infine costretto a scendere in campo. Quando viene evocato per la terza volta dai Signori, egli ammette di essere responsabile anche verso la Landa, benché ritenga in quel momento più importante la responsabilità verso la bambina che stava salvando da un morso di serpente velenoso nell'istante dell'evocazione
Come già narrato, il generoso Mhoram libera Covenant da ogni impegno, interrompe l'evocazione, e Covenant soccorre la bambina. Dopo pochissimo tempo, nel nostro mondo, mesi, nella Landa, verrà evocato nuovamente da Seguischiuma e Triock. Pur accettando, ad un certo punto, la propria responsabilità verso la Landa, Covenant non smette di essere "Incredulo". Non si presenta mai come un guerriero senza macchia e senza paura, ma come un uomo che va a cercare la risposta alla propria domanda più drammatica. È vero che lo Spregio è la somma della vita, che alla fine nulla si salva dalla corruzione e dalla morte?
La caratteristica principale del protagonista è quella di cercare in maniera spasmodica una risposta esauriente al problema del male.
Questo bisogno di una risposta assoluta è pericoloso, proprio perché la risposta nasce invece dalla contrapposizione di due opposte necessità. Solo dopo aver ondeggiato a lungo tra i due estremi opposti, tra il ripiegamento sulla propria fragilità ed il conseguente rifiuto di combattere il male e la sfida velleitaria e furiosa contro il male e la conseguente violenza che causa nuovi lutti, Covenant scopre la via d'uscita.
In questo percorso è aiutato dai diversi personaggi, che forniscono ciascuno una tessera del mosaico. La sconfitta di Elena, l'inadeguatezza di Troy, il fallimento delle Guardie del Sangue, la fine dei Giganti, e come evento paradigmatico a monte degli eventi la Distruzione di Kevin, hanno mostrato le strade non percorribili. Il cambiamento di Bannor, l'amicizia di Seguischiuma, la saggezza di Mhoram tracciano invece un'ipotesi di risposta. La speranza nasce dalla fede Per combattere il male occorre avere una speranza di vittoria. Chi però appoggia la speranza sul proprio potere constata che esso non è sufficiente. La speranza delusa si trasforma allora in disperazione, e la disperazione trasforma in distruttori. Fin dall'inizio, sperimentata la propria debolezza, constatato che è bastato poco allo Spregiatore per renderlo simile a sé, violento, assetato di distruzione, Seguischiuma coinvolge Covenant in un dialogo sulla speranza.
Non ci può essere speranza, se non trascendendo i limiti dell'uomo, verso qualcosa di più grande. Mhoram è certo che esiste una giustizia superiore, per la quale una scelta come quella di Covenant, che si sottrae all'evocazione per salvare una vita, non può causare un danno alla Landa, ed in effetti, come abbiamo già sottolineato, risulta alla fine provvidenziale che Covenant sia stato evocato fuori dalla Rocca delle Celebrazioni assediata. La forza segreta di Mhoram è la sua fiducia che, oltre allo Spregiatore, ci sia un altro protagonista soprannaturale, il Creatore.
Questo atteggiamento sostanzia la sua umiltà: egli non è tentato di considerarsi la speranza della Landa, così che la sua caduta coincida con la caduta della Landa. Il sentirsi solo uno strumento rende liberi dall'esito dell'azione, che rischia di diventare un peso paralizzante. Egli ha fiducia nel bene che serve, non nella propria capacità di compiere il bene. In altre parole, non concepisce il bene come qualcosa che deve essere posto in essere come risultato della propria azione, ma come una realtà che preesiste e supera la propria azione, che ne è soltanto una delle manifestazioni. Nel primo caso, ciascuno deve portare il peso schiacciante di una responsabilità immane; nel secondo, ciascuno deve portare la propria parte, magari fino all'eroismo, ma sapendo che oltre un certo limite non gli può esser chiesto di più. Kevin il Distruttore ha distrutto la Landa perché ha identificato, erroneamente, la propria sconfitta con la fine di ogni speranza: a questo punto, la sconfitta e la Distruzione gli sono parse equivalenti, e la Distruzione portava con sé almeno la (falsa) speranza della distruzione anche dello Spregiatore. In realtà, se avesse accettato la propria sconfitta la Landa avrebbe perso un valido difensore, magari, ma non sarebbe rimasta praticamente distrutta e indebolita per sempre. Lo Spregiatore lo ha ingannato proprio gettandogli addosso tutto il peso della responsabilità del bene e del male. Mhoram non si lascia invece ingannare. Dopo la fine della sua avventura, Covenant incontrerà il misterioso Creatore, che non è altri che il vecchio mendicante incontrato prima dell'inizio delle sue avventure nella Landa. Il Creatore conforta Covenant col sollevarlo da parte delle sue responsabilità, assumendosele, ma ciononostante conferma il valore irrinunciabile della sua libertà
Aiutato dall'Unico Puro, il gigante Seguischiuma purificato dalla Camoora del Luogo delle Ceneri, Covenant giunge al Nido Immondo. Lo Spregiatore gli offre un'alleanza, promette di dividere con lui il potere, ma di fronte al rifiuto di Covenant mette in ridicolo il suo amore per la Landa, la sua pretesa di sconfiggere il male quando non ne è immune e lo interroga intorno alla sua incredulità. Covenant risponde ribadendo il paradosso.
Covenant ha compreso che la sua incredulità non è un obiezione alla lotta, ma una condizione essenziale alla vittoria. Un abitante della Landa sarebbe sopraffatto dallo Spregiatore, perché per lui avrebbe una realtà assoluta. Egli invece è in grado di relativizzare il male, nella consapevolezza che la Landa è un sogno. D'altra parte, benché la Landa sia un sogno, egli può amarla e odiare lo Spregiatore che l'offende. In effetti, benché la Landa sia una creazione fantastica, i problemi in gioco sono reali e le risposte valide anche nella realtà vera. Covenant può così finalmente assumere il proprio compito, non si giudica più inadeguato. La vita non è poi forse fatta così male come pensava appena prima dell'inizio di quest'ultima avventura.
Bannor opponeva al male la purezza del Voto. Infranto il voto, le Guardie del Sangue hanno ritenuto di non avere più niente da offrire, e si sono ritirate dalla lotta, come i giganti che si sono lasciati uccidere. Bannor però era rimasto colpito dai ramani e dai Ranyhyn, da come si opponevano allo Spregiatore senza essere legati dal Voto, e così ha continuato a lottare con loro. Ad un certo punto, riflettendo sui tanti eventi vissuti insieme a Covenant, rifiuta di seguirlo verso il Nido Immondo, rinunciando alla vendetta come ad una tentazione. Ha trovato quindi una risposta alla corruzione del suo collega Korik, ma una soluzione valida solo per sé, incapace di richiamare alla lotta i suoi compagni. Una risposta approssimativa che consiste nella consapevolezza che il male non è solo negli altri, ma in ciascuno. Questa consapevolezza è il cuore della vittoria di Covenant. Nella lotta finale, egli affronta lo Spregiatore e lo vince grazie alla propria volontà. Il Sire Immondo gli mostra tutta la Landa, e la sua famiglia, colpiti dalla lebbra.
Di nuovo lo Spregiatore assale Covenant con visioni false, mostrandogli il potere dell'anello corrotto dal verde Potere del Sasso della Malaterra ed egli lo respinge con un semplice atto della sua volontà.
Il potere della gioia Alla fine, si mostra lo Spregiatore ed enuncia la sua tesi. Il disprezzo è l'unico frutto dell'esperienza, e anche se Covenant può ucciderlo, è destinato a prenderne il posto, perché destinato a comprendere, alla fine, che nulla di ciò che si ama resiste alla morte. Il negativo è l'ultima parola del mondo. Covenant è colpito dalla sua figura e dalle sue parole.
Infatti, non basta uccidere un malvagio, fosse anche il peggiore di tutti, per eliminare il male. Erompono in quel momento i fantasmi delle vittime dello Spregiatore, Elena, Kevin, Berek e tutti gli altri Signori del passato lontano e recente, e chiedono a gran voce la sua distruzione.
Covenant però rifiuta.
In che modo dunque può essere eliminata la minaccia dello Spregiatore? Ecco il punto cruciale, l'affermazione cui tendono i tre romanzi, la frase che come un fendente scioglie il nodo problematico della saga:
Di fronte a questa richiesta, prima l'Unico Puro, poi anche i Signori, iniziano a ridere. All'inizio i Signori ridono per beffarsi dello Spregiatore sconfitto, ma poi ridono per la pura allegria di sentire ridere il Gigante. Colpito dalla risata, lo Spregiatore svanisce in una maniera davvero peculiare:
Non era forse il disprezzo il frutto dell'esperienza? Negato il disprezzo dalla gioia, ecco che lo Spregiatore è privato del frutto della sua esperienza, della sua età. E così scompare, ma non per sempre. È stato azzerato, deve ripartire da capo, ma ritornerà. Infatti Covenant ha ben spiegato che la sua vittoria è, e non può che essere, una vittoria temporanea: "per questa volta". La risposta al problema del male è quindi individuata in una precisa priorità: guarire innanzitutto il proprio cuore. Solo da un cuore lieto nasce "l'arma finale" contro lo Spregiatore: una risata di contentezza [17]. Anche la risposta al problema capitale, il problema del male e della morte, è comunque e sempre un tentativo approssimativo.
Il problema del male non è stato risolto: ritornato nel mondo reale, Covenant rifiuta di guarire dalla lebbra, e si ritrova nella stessa situazione materiale dell'inizio.
Tuttavia ha guadagnato alcuni punti fermi, che, come si apprende all'inizio del secondo ciclo, hanno comportato un deciso cambiamento. Da vittima disperata e in conflitto con se stessa, Covenant ritorna ad essere, pur malato, padrone della propria esistenza. Sa ricostruire un minimo di rapporto con i propri concittadini, e ritorna a scrivere. Fino all'avventura seguente. Note [1] AR, pag. 51. [2] CS, pag. 153. [3] AR, pag 37. [4] AR, pag 261. [5] CS, pag. 335-336. [6] AR, pag.45. [7] AR, pag.287. [8] AR, pag 276. [9] AR, pag. 55. [10] AR, pag. 278. [11] AR, pag. 279. [12] AR, pag. 281. [13] AR, pag. 281. [14] AR, pag. 282. [15] AR, pag. 282. [16] AR, pag. 283. [17] Non credo ci sia in tutta la letteratura fantasy una magia risolutiva paragonabile a questa. [18] AR, pag. 284. [19] AR, pag. 286Follow @EnricoLeonardi1 Cronache di Thomas Covenant
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