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Un’isola di silenzio: La Certosa di Farneta![]() martedì 1 giugno 2010 Le origini
In Italia e in Toscana, in particolare, le Certose (Immagine 1) furono tutte fondate nel corso del Trecento, a iniziare dalla certosa di Maggiano, negli immediati dintorni di Siena. Quella di Maggiano era ancora la sola certosa esistente in Toscana, quando il ricco mercante lucchese ser Gardo di Bartolomeo Aldibrandi dispose, nel 1329, che venisse fondato con i suoi averi un monastero dell’ordine certosino nella città di Lucca o nel suo contado. Non sappiamo dove egli ne avesse sentito parlare, sta di fatto che volle chiamare i certosini a stabilirsi nella sua patria. Forse ne aveva udito lodarne le virtù, l’austerità di vita e, soprattutto, l’intenso spirito di preghiera che regnava nei monasteri dell’ordine. Ser Gardo stesso volle che questo monastero con la sua chiesa “decorosa e bella” fosse dedicato allo Spirito Santo e in esso avrebbero dovuto risiedere almeno dieci religiosi certosini dei quali per lo meno quattro sacerdoti, che avrebbero dovuto celebrare di continuo i divini uffici diurni e notturni, raccomandando “a Dio e alla santa Trinità e alla beata Vergine Maria e al santo Spirito e a tutti i Santi” l’anima del testatore medesimo e di tutti i suoi parenti. Dopo la sua morte, il figlio Nicolosio e la seconda moglie Puccina, intendendo dare adempimento alle ultime volontà del defunto, si rivolsero nei primi mesi del 1338 al capitolo generale dell’ordine certosino, che, dopo il parere favorevole, nominò i priori delle certose di Maggiano e di Bologna per dare l’avvio alla fondazione delle due certose. (Immagine 2) I primi passi I primi terreni destinati all’erezione della nuova certosa dello Spirito Santo furono acquistati nel 1338 presso di San Lorenzo a Farneta, a circa 7 Km a ponente di Lucca tra prati, campi e boschi, al centro di un’amena e verdeggiante valletta ricca d’acqua che si apre verso l’ampia valle del Serchio. (Immagine 3) Non sappiamo precisamente quando si iniziò la costruzione del monastero, ma è probabile che ciò sia avvenuto già prima dell’anno 1340, e non sappiamo neppure quali siano stati i tempi necessari all’edificazione della nuova certosa, ma non dovrebbero essere stati eccessivamente lunghi: da alcune ricerche risulta che alcune celle per i monaci erano già costruite nel 1344, il refettorio nel 1345, il piccolo chiostro nel 1353 (Immagine 4). La chiesa stessa, per l’edificazione della quale furono sicuramente spesi diversi anni di lavoro, poté essere consacrata il 14 ottobre 1358. Le sue mura perimetrali, salvo che per la facciata, sono le stesse di quella oggi esistente (Immagine 5/6), come pure al suo interno si trova tuttora la lastra tombale con l’effigie a rilievo del defunto, Nicolosio figlio di Gardo Aldibrandi (1388). Le vicende successive Di queste più antiche costruzioni della certosa, oltre alla struttura della chiesa, rimane unicamente il piccolo chiostro, per quanto rimaneggiato. Le notizie concernenti la certosa di Farneta, soprattutto le vicende della sua fabbrica e della vita claustrale, sono purtroppo assai scarse. L’instabilità politica, le difficoltà economiche, la frequenza di azioni guerresche, che ancora caratterizzano il territorio lucchese nel XIV e nel XV secolo, certo ritardarono il pieno sviluppo del monastero certosino, anche se sembra che non intaccassero, a differenza di quanto avvenne per altre famiglie religiose, la santità dì vita dei pochi monaci che vi risiedevano. Sappiamo però che nel 1472 lo stato materiale delle fabbriche monastiche risultava molto cattivo, tanto che proprio in quegli anni si iniziò una ristrutturazione generale del monastero, culminante agli inizi del Cinquecento con la ricostruzione del grande chiostro (Immagine 7/8). In un cartiglio scolpito sopra uno dei capitelli del colonnato troviamo una epigrafe che ci rivela il nome del maestro che operò, Bartolomeo da Corno della valle d’Intelvi da Scaria, nell’anno 1509. A partire dal XVI secolo la certosa visse una certa prosperità e ciò è testimoniato dalle numerose opere di architettura e di decorazione, così anche nel Seicento si procedette a diverse trasformazioni, tra cui il rinnovamento generale della chiesa, pur mantenendone la pianta e l’ossatura originaria. Tuttavia abbiamo poche testimonianze documentate circa gli interventi condotti: probabilmente fu sistemata la sala capitolare (Immagine 9) (1512) Nel 1688 veniva deciso il restauro della cupola che copriva il santuario e la sua decorazione. Nessun evento di rilievo avvenne sotto il dominio napoleonico, se non che nel 1806 tutti gli ordini religiosi dello stato lucchese furono soppressi e anche i certosini di Farneta furono costretti ad abbandonare il monastero. Il Novecento Il vasto complesso entrò a far parte del demanio e poi man mano fu venduto a dei privati che per buona sorte ne mantennero pressoché intatte le strutture, conservando anche parte dei suoi arredi. Dopo una seconda espulsione nel 1903 Padre don Michel Baglin, dopo aver predisposto un sopralluogo per constatare le condizioni di manutenzione dell’ex certosa, decise dì farne acquisto per trasferirvi la propria comunità in esilio dalla Grande Chartreuse francese. Si dette avvio ai lavori per il riadattamento e l’ampliamento dei locali, che si rendeva tanto più necessario in quanto la nuova comunità monastica era molto più numerosa di quella che per il passato era stata solita occupare il monastero. La certosa di Farneta diventava così la casa generalizia dell’ordine ed in essa vi furono trasportati, tra l’altro l’importante archivio e la grande biblioteca provenienti dalla Grande Chartreuse. Per le nuove necessità vennero approntate nuove strutture tra cui la costruzione di due grandi corpi di fabbrica presso la nuova entrata del monastero per adibirli a foresteria (Immagine 10/11); l’ampliamento della chiesa mediante un suo prolungamento dalla parte della facciata; la costruzione di un secondo grande chiostro attiguo a quello originario (Immagine 12), in modo da rendere il numero delle celle più che raddoppiato (Immagine 13/14). Nel 1940 però la comunità poté rientrare in Francia, fatto che fu accelerato anche per l’ingresso in guerra dell’Italia contro la Francia. Alcuni monaci e conversi restarono tuttavia a Farneta, che fu allora eretta comunità autonoma dell’ordine; essi peraltro furono gli eroici protagonisti di un eccidio da parte dei nazisti nel 1944. (Immagine 15) Archivio
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