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La basilica del Sangue![]() giovedì 1 ottobre 2009 La cittadina di Bolsena, oltre ad essere un singolare borgo medioevale appoggiato sulle rive dell’omonimo lago laziale è anche nota per il cosiddetto miracolo eucaristico (Immagine 1). Tracce di tale miracolo sono gelosamente custodite in una grande basilica.
Le fonti letterarie ci testimoniano l’esistenza di una comunità cristiana nell’antica Volsinii, ma la più certa è quella del 494, dove si racconta della presenza di Evandro, vescovo della città, al Sinodo Lateranense. Se i documenti letterari non permettono di risalire oltre il V secolo per l’origine della comunità cristiana di Bolsena, i dati archeologici e monumentali ci rimandano invece ad un’età più lontana, identificandosi con la figura di santa Cristina e le vicende del suo culto. La piccola martire Cristina Il 24 luglio di un anno imprecisato, agli inizi del IV secolo, un fanciulla undicenne di Bolsena, Cristina (Immagine 2) appunto, posta nell’alternativa fra Cristo e questa vita mortale, scelse senza esitazione il suo sposo celeste, al quale, come desiderava, si unì per sempre mediante il martirio. La memoria del sacrificio di Cristina al 24 luglio è già riportata nei più antichi martirologi della chiesa: il Geronimiano e il Romano, e le gesta della sua passione ebbero una precocissima diffusione. Il più antico racconto pervenuto fino a noi è risale agli inizi del V secolo. La tomba della piccola martire, nella necropoli della primitiva comunità cristiana di Bolsena, fu subito oggetto di devozione e una prima memoria monumentale si sviluppò nel cuore della catacomba. Molto presto, forse già sul finire del IV secolo, una basilica sorse nei pressi dell’area cimiteriale. La fortunata posizione del sepolcro-santuario della martire sulla via Cassia contribuì certamente al precocissimo sviluppo della sua devozione fuori Bolsena. Sancta Christina (anche così fu identificata nel tempo la città di Bolsena) divenne ben presto tappa obbligata dei pellegrini in transito sulla via Francigena alla volta di Roma. La stessa sopravvivenza della città, risorta dalle devastazioni barbariche e dall’abbandono, si deve alla presenza dell’importante strada e del venerato sepolcro della martire. È certamente legato al pellegrinaggio il fiorire di numerosi luoghi di culto dedicati alla santa sulla via Francigena, sulle sue diramazioni e lungo la strada per Santiago di Compostella: ancora oggi sono trentadue le parrocchie dedicate alla santa nell’estremo nord della Spagna e altrettante in Toscana. Nel 1880 una campagna di scavi archeologici nella basilica di Bolsena riportò alla luce una notevole necropoli paleocristiana, il primitivo luogo di sepoltura della martire, parte delle sue reliquie rimaste all’interno del sarcofago violato e tutta una serie di importanti testimonianze monumentali che ci documentano la frequentazione a scopo cultuale di quel luogo dal IV al X secolo. Il miracolo eucaristico Forse nella tarda estate del 1263 (o 1264), giunse al santuario un sacerdote teutonico, al quale più tardi la tradizione attribuì un nome, Pietro, e una città d’origine, Praga. Sempre secondo la tradizione, Pietro aveva intrapreso il pellegrinaggio per sentirsi fortificato nelle verità di fede che in quel momento mettevano in crisi la sua identità di sacerdote, fra tutte la presenza reale di Cristo nell’eucaristia. Nell’animo di Pietro il ricordo della martire Cristina, la cui fortezza non aveva vacillato di fronte al martirio, aprì uno spiraglio. Dopo aver venerato devotamente la tomba della santa, in quel luogo celebrò l’eucaristia. Di nuovo i suoi dubbi cominciarono a turbargli la mente e il cuore; pregò intensamente la santa perché intercedesse presso Dio di donargli quella certezza nella fede che l’avevano distinta nella prova estrema. Al momento della consacrazione, mentre teneva l’ostia sopra il calice, pronunciate le parole rituali, questa apparve visibilmente arrossata di sangue che copiosamente stillava bagnando il corporale. (Immagine 3) Al sacerdote mancò la forza di continuare il rito; pieno di confusione e di gioia, avvolse le specie eucaristiche nel corporale e si portò in sagrestia. Durante il percorso alcune gocce di sangue caddero anche sui marmi del pavimento e dei gradini dell’altare. Ripresosi dallo sbigottimento, accompagnato dai canonici di Santa Cristina e dai testimoni del prodigio, si recò nella vicina Orvieto dove temporaneamente soggiornava con la sua corte papa Urbano IV, al quale confessò il suo dubbio chiedendo il perdono e l’assoluzione. Il sommo pontefice inviò subito a Bolsena, Giacomo, vescovo di Orvieto, accompagnato, secondo la leggenda, dai teologi Tommaso d’Aquino e Bonaventura da Bagnoregio, per verificare il fatto e portare fino a lui le reliquie. Al ponte di Rio Chiaro, oggi ponte del Sole, avvenne l’incontro tra il vescovo, che tornava da Bolsena con le reliquie del miracolo, e il papa che, con il clero orvietano, i dignitari della sua corte e una grande folla agitante rami di ulivo, gli si era processionalmente recato incontro. Genuflesso, Urbano IV ricevette l’ostia e i lini intrisi di sangue, e li recò, tra la commozione e l’esultanza di tutti, nella cattedrale orvietana di Santa Maria, e dopo averli mostrati al popolò, li pose nel sacrario e del prete teutonico non si seppe più nulla. Nello stesso tempo, durante la permanenza di Urbano IV a Orvieto, venne istituita dal pontefice la solennità del Corpus Domini con la bolla Transiturus de Hoc Mundo, l’11 agosto 1264 per il patriarcato di Gerusalemme e l’8 settembre per la chiesa universale, e fu affidato a Tommaso d’Aquino il compito di stendere officiatura e messa per la nuova festività, stabilendo che questa venisse celebrata il giovedì dopo l’ottava di Pentecoste. Le reliquie che ancora oggi testimoniano l’evento prodigioso sono: l’ostia, il corporale e i purificatoi custoditi nella Cappella del Corporale nella cattedrale di Orvieto; in particolare, l’ostia e il corporale, dal 1337, vennero conservati in quel gioiello di oreficeria senese che è il reliquiario di Ugolino da Vieri; l’altare su cui accadde il prodigio, stupendo manufatto dell’VIII secolo, collocato fin dalla prima metà del XVI nel vestibolo della Basilichetta Ipogea di Santa Cristina in Bolsena; quattro lastre di marmo macchiate di sangue prodigioso venerate dal 1704 nella Cappella Nuova del Miracolo, costruita come degna dimora delle reliquie rimaste a Bolsena. Una quinta, nel 1574, fu donata alla parrocchiale di Porchiano del Monte. La basilica di santa Cristina e del miracolo. La storia Il complesso monumentale della Basilica di Santa Cristina sorse fuori dell’area urbana, a 350 metri dal limite meridionale dell’antica Volsinii, nei pressi della necropoli paleocristiana e sul sepolcro della martire concittadina. Bisogna giungere all’VIII secolo per trovare la prima menzione di un culto prestato a santa Cristina nella città di Bolsena ma, come già accennato, le testimonianze archeologiche e monumentali ci rimandano a un’epoca ben anteriore. Nel 1115 la Chiesa di Santa Cristina venne donata dal conte Bernardo al vescovo di Orvieto, divenendo da quel momento il cuore della vita religiosa e civile di Bolsena e influenzando notevolmente anche lo sviluppo urbanistico della città. Nel corso di diciassette secoli di storia l’edificio ha subito notevoli ampliamenti ma anche sconvolgimenti che solo in parte oggi permettono di comprendere la sua struttura primitiva. Venuto l’uso della necropoli paleocristiana, se ne svilupparono altre a cielo aperto in età altomedievale; nei suoi pressi sorsero ospizi per i pellegrini, chiostri per la vita comunitaria dei canonici, numerosi mulini le cui pale erano azionate da un torrente, torri e mura per la sua difesa. L’architettura Il prospetto della chiesa medievale è un gioiello di architettura rinascimentale (Immagine 4/5/6/7), legato alla committenza del card. Giovanni de’ Medici e della comunità di Bolsena, eseguita dal 1493 al 1495 dagli scultori fiorentini Francesco e Benedetto Buglioni. Sul lato sinistro del prospetto s’innalza il campanile, forse realizzato a cavallo dei secoli XIII e XIV. L’interno (Immagine 8) è una costruzione a tre navate, con pianta a croce latina e copertura a capriate. Secondo la tradizione, la costruzione, o meglio la ricostruzione di questo edificio si deve alla devozione a santa Cristina da parte di Matilde di Canossa e di papa Gregorio VII, che la consacrò il 10 maggio 1078. Più avanti si accede alla Cappella del Santissimo Sacramento, dove è custodito un prezioso tabernacolo del secolo XV (Immagine 9/10), opera di Benedetto Buglioni. Alle pareti, affreschi dello stesso secolo e del successivo (Immagine 11). Nel presbiterio l’altare maggiore è stato realizzato con frammenti marmorei del X secolo, e gli fa da pala un prezioso polittico, opera del senese Sano di Pietro (Immagine 12), eseguito intorno alla metà del secolo XV. L’ambone è un pluteo del VI secolo. Nella navata sinistra è la Cappella di Santa Cristina, dove si custodiscono le sue reliquie e una pregevole statua lignea di scuola senese del XV secolo (Immagine 13). Attraverso un portale marmoreo del secolo XI-XII (Immagine 14-15) si accede nella Cappella Nuova del Miracolo o “delle sacre pietre”. La Cappella Nuova del Miracolo È stata edificata nel 1693, su disegno di Tommaso Mattei (Immagine 16), per custodire le reliquie del Miracolo eucaristico del 1263. Sull’altare maggiore è una bella tela raffigurante il prodigio, opera di Francesco Trevisani, eseguita agli inizi del secolo XVIII. Sotto la pala, in una teca dorata, sono custodite tre delle quattro pietre macchiate dal sangue prodigioso emanato dall’ostia nel 1263; la quarta è esposta sotto la grande cupola in un prezioso reliquiario, realizzato nel 1940. (Immagine 17) La Grotta di Santa Cristina Dalla luminosa Cappella Nuova del Miracolo ci si immette nella suggestiva penombra della Grotta di Santa Cristina, composta da un ampio vestibolo con la Cappella del Corpo di Cristo e da una basilichetta ipogea. (Immagine 18) Qui è custodito l’altare, un pregevole manufatto dell’VIII secolo sul quale, secondo la tradizione, avvenne il prodigio eucaristico. (Immagine 19/20) La pala in ceramica, raffigurante la duplice scena del calvario e del miracolo, è opera di Benedetto Buglioni, e venne eseguita nel 1496. Sull’arco, che dal vestibolo immette nella basilichetta, è un affresco attribuibile forse al secolo XIII. Quest’ultima è l’ampliamento medievale di una primitiva memoria ad corpus sulla tomba della santa martire Cristina. È questo il primitivo luogo di culto della basilica, che si fece spazio distruggendo parte della catacomba. Si accede quindi alla sottostante tomba della martire, un semplice sarcofago del IV secolo, riportato alla luce negli scavi archeologici del 1880, che contribuirono a far luce sull’esistenza della primitiva comunità cristiana di Bolsena, la quale conobbe nello sviluppo singolare della catacomba (fine III secolo - primo ventennio del V) l’espressione più significativa della sua fede e della sua devozione. (Immagine 21-22) Articoli correlatiGalleria di immagini
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