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Petr (Potapij) Andreevič Emel’janov, sacerdote cattolico

Autore: Scalfi, P. Romano  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
1884-1936
Nasce nel governatorato di Ufa da famiglia contadina. Entra nel noviziato alla lavra di Počaev, prende il nome di Potapij e nel 1914 viene ordinato sacerdote. Dal marzo 1917 esercita il suo ministero presso la parrocchia di Nižnaja Bogdanovka nella regione di Lugansk. Il 29 giugno 1918 passa al cattolicesimo con tutta la sua parrocchia. Il 30 ottobre 1918 è arrestato dai bianchi, il 27 dicembre è liberato dai rossi. Il 20 agosto 1919 è di nuovo arrestato dai bianchi, il 19 novembre è trasferito nella prigione di Lugansk . Il 24 dicembre 1919 è liberato dai bolscevichi. Il 27 gennaio 1927 è arrestato dai bolscevichi. Il 12 settembre 1927 è condannato a 10 anni di lager. Il 24 marzo 1928 riceve un aggravante della pena: “senza possibilità di amnistia”. Inviato alle Solovki, in seguito è trasferito al Belbaltlag. Il 4 agosto 1936 è scarcerato “mezzo morto” e confinato alla stazione di transito di Podvojcy sulla linea ferroviaria di Murmansk. Qui muore dopo 10 giorni il 14 agosto 1936
Durante l’interrogatorio del 1932 padre Potapij dichiara:”Il tempo trascorso nel lager non ha messo in dubbio le mie convinzioni religiose; qui sono diventato un cattolico più convinto”. Un compagno sacerdote di lager conferma: “Durante la permanenza nel lager padre Potapij era sempre attento ad aiutare le persone nelle loro difficoltà e verso tutti mostrava il suo animo buono. In diverse comunità di cattolici russi di rito bizantino si conserva il ricordo della sua santità”.
Nell’infuriare della persecuzione il padre seguiva una regola molto semplice: restare fedeli a Dio e alla verità in ogni momento della nostra vita. Alimentava nel suo cuore le migliori caratteristiche della tradizionale santità russa: semplicità di cuore, franca onestà, sensibilità per la gente sofferente. Era attento ad assimilare il meglio dall’ambiente in cui viveva e nello stesso tempo era in grado di consolidare la sua personalità che lo distingueva da tutti. Possedeva una levatura spirituale serena e sicura, una libertà che è propria di quelle persone che sono guidate soltanto dalla fedeltà a Dio. La sua era una coscienza incapace di scendere a compromessi perché il suo sguardo era fisso a Cristo.
Passato al cattolicesimo con tutta la sua parrocchia deve subire gli attacchi delle guardie bianche che lo accusano di seguire la politica dei gesuiti. Padre Potapij risponde: “Io non seguo nessuna politica mondana. Cerco soltanto di diffondere il Regno di Cristo e mostrare, per quelli che lo desiderano, la via per entrarvi, la pietra sulla quale è fondata. Se questa la chiamate politica dei gesuiti, è un affare vostro; io vi dico soltanto che questa è un comandamento di Cristo, nostro re. Se accadrà di dover soffrire, e Dio mi darà la forza, non mi allontanerò mai da questa politica, ma sono disposto a sottoscriverla mille volte con il mio sangue. Questo è il mio intento e la mia passione”.
Liberato una prima volta dai comunisti, ritorna in parrocchia. Ad un amico sacerdote scrive dell’accoglienza da parte dei fedeli: “Riapparire fra la mia gente è stato come una risurrezione dai morti: le lacrime di gioia scorrevano ininterrottamente; piccoli e vecchi volevano constatare toccandomi che ero veramente vivo perché loro pensavano che fossi morto da tempo … Se poi ci perseguiteranno e ci tormenteranno non c’è da preoccuparsi: noi stiamo saldi sulla pietra di Pietro”.
Sulla vita di padre Potapij alle Solovki abbiamo la testimonianza del diacono Vasilij: “Padre Potapij si faceva amare subito da tutti: aveva un carattere splendido, fatto apposta per la vita in comune; le sue mani poi erano semplicemente d’oro … Lavorava più di tutti e con un fascino infantile. Grazie alla sua forza fisica e la capacità di sopportazione veniva sovente in aiuto ai confratelli più deboli”.



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