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La fragilità dei germogli che si tolgono la vita

Autore: Buggio, Nerella  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
giovedì 16 febbraio 2017

La fragilità dei germogli dice di una fragilità del tronco, che è la nostra società, che siamo noi. Bisogna riprendere a curare il tronco con vigore perché sia certo, sicuro, perché i germogli sappiano di poter contare su ogni tronco che sta accanto a loro
Mi hanno molto colpito alcuni #suicidi che la cronaca ci ha raccontato in questi giorni.
Il trentenne che si è tolto la vita, accusando per il suo gesto la politica e la mancanza di lavoro.
La ragazza che si è lanciata dall’auto in corsa guidata dal padre.
Il ragazzo di #Lavagna che la Guardia di Finanza ha trovato con pochi grammi di hashish in tasca e che durante una perquisizione a casa sua, dove era presente la mamma si è spostato in un’altra stanza e si è buttato dalla finestra del terzo piano.
Credo che nulla come il dolore o la morte di un figlio, può farci sentire nudi, disperati e inutili, incapaci di custodire il dono che ci è stato dato.
Non riesco nemmeno ad immaginare il dolore di quei genitori che in un attimo hanno visto la vita cambiare direzione, non c’è motivo per il quale valga la pena rinunciare a vivere a nessuna età ma, a 16 anni ancora meno.
Eppure, questi ragazzi di cui conosciamo la storia solo per il poco che abbiamo letto sui giornali, non hanno trovato altra soluzione che morire.
Il ragazzo di Lavagna lo descrivono tutti come un leader, uno sportivo, adottato all’età di un anno, viveva una vita apparentemente serena, uguale a quella di tanti adolescenti alle prese con la ribellione, con la messa in discussione di tutto quello che li circonda.
La madre del ragazzo aveva capito che qualcosa non andava, aveva capito che girava hashish e aveva chiamato la Guardia di Finanza.
Se non fosse finita tragicamente, saremmo qui a dire che è una madre coraggio, che così si fa, che un genitore attento insegna ai figli a prendersi le proprie responsabilità, a pagare per le proprie colpe e a ripartire. Ma vista la tragedia tacciamo. Eppure, io credo che questa donna sia una madre coraggio che ha pagato con il prezzo più caro che esista il suo non arrendersi, voler educare che non è mai giustificare o fingere di non vedere.

Durante i funerali ha detto alcune cose che vi riporto e non commento perché sono davvero un motivo di riflessione e se lo vogliamo possono essere motivo di svolta, per lo sguardo con cui guardiamo all’educazione dei nostri figli.

"Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi (…) Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su whatsapp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate. Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo", ha detto la donna. "Noi genitori invece di capire che la sfida educativa non si vince da soli nell'intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa una confidenza per difendere una facciata, non c'è vergogna se non nel silenzio: uniamoci facciamo rete", ha aggiunto. "In queste ore ci siamo chiesti perché è successo, ma a cercare i perché ci arrovelliamo. La domanda non è perché, ma come possiamo aiutarci. Fate emergere i vostri problemi"

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