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Hillary Clinton, Padre Cavalcoli ed i poteri contro la Chiesa

Autore: Paciolla, Sabino  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 11 novembre 2016

Allora, Donald Trump, “l’arretrato”, lo “zoticone”, è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, ed è superfluo dire che la maggior parte dei grandi media a livello mondiale è rimasta basita, come bloccata per un sogno di gloria dato per scontato e che invece si è tramutato in un vero incubo. In realtà erano ben consci di propinare al popolo americano una grande bugia, quella che l’America avesse già deciso per Hillary Clinton. Sapevano che Hillary non era molto amata dagli americani, ciò non ostante hanno voluto nascondere questa realtà con la grande “balla” della Hillary vincente in tutti i sondaggi. Sondaggi che, al dunque, si sono rivelati truccati o clamorosamente sbagliati.

Qualche giorno fa avevo già scritto sulla sfida americana (vedi QUI) evidenziando che più i grandi media calcavano la mano sulla rozzezza dei potenziali elettori di Trump, mal celando quella spocchiosa arroganza delle élite intellettuali liberal progressiste, più gli americani, che stupidi non sono, avrebbero votato per Trump. Prova ne era il pullulare, negli ultimi mesi, di nuovi siti e blog tesi a smascherare la tendenziosità della informazione ufficiale. Gli americani hanno dunque tirato le loro conclusioni e non si sono lasciati imbonire.

Tutti i grandi media (giornali e TV), anche nostrani, hanno “sparato” titoli del tipo: “Vince TRUMP, voto shock negli USA”. Mi domando: perché definire un normale voto democratico come “voto shock”? Risposta: per le élite liberal americane, con a rimorchio i nostrani progressisti, l’unica titolata a vincere doveva essere solo e soltanto la Clinton! E invece la realtà ha decretato diversamente dalla loro pretestuosa posizione ideologica.

La loro posizione è tanto ideologica che, negli Stati Uniti, alcune frange, dopo aver stracciato la bandiera americana, stanno manifestando in varie città con cartelli con su scritto: “TRUMP non è mio presidente”. In Italia, invece, alcuni intellettuali e politici, rimasti scioccati dalla vittoria di TRUMP, stanno dicendo che, se questi sono i risultati, forse il suffragio universale non è poi uno strumento da dare in mano al popolo. Lasciando intendere una democrazia elitaria con pochi esclusivi elettori: loro!




Ho già cercato di spiegare quanto perniciosa fosse la posizione cultural-ideologica di cui Hillary Clinton si faceva portatrice, venuta chiaramente a galla anche con lo scandalo dell’email-gate. Infatti, al di là della sua sbandierata comunanza con i cattolici basata sul “costruire ponti ed abbattere muri”, la verità è che Hillary fa propria la visione del mondo portata alla sua massima espressione da Obama, che si può condensare nel suo, politicamente corretto, “love is love”.

Ma ancora più preoccupante era il suo disegno di sottomettere chiunque rifiutasse di soggiacere ad una sorta di “Nuovo Ordine Mondiale”, compresa la Chiesa. Aveva infatti affermato: “i governi devono utilizzare i loro strumenti e le RISORSE COERCITIVE per ridefinire i dogmi religiosi tradizionali” (maiuscolo mio, ndr). Sono venuti allo scoperto, grazie alla pubblicazione di email segrete, i progetti di cambiare la Chiesa americana dal di dentro, “svecchiarla”, aggiornarla ai tempi moderni, farle digerire i “nuovi valori” come aborto, matrimonio omosessuale, transessualismo, ideologia gender da propinare sin dalla primissima infanzia, eutanasia, ecc. Ma per fortuna, questa signora ha perso. E con lei hanno perso i suoi progetti. Ora le forze pro-life statunitensi si ritrovano in uno schieramento che ha la maggioranza sia al Senato che alla Camera.

Ma perché anche quasi tutti i media nostrani (giornali e TV) hanno sposato massicciamente la grande “favola” della Clinton data per vincente a prescindere? A mio parere la risposta risiede nel fatto che anche da noi i poteri forti condividono quei “valori” impersonati dalla Clinton; quella cultura che vuole ridurre la persona, sottomettendola alla dittatura del desiderio, facendole credere, per esempio, che si può essere veramente liberi se si può addirittura “costruire” il proprio “io” a piacimento, a prescindere persino dal dato biologico, come propugnato dalla ideologia gender. In questo progetto lo scoglio è senz’altro rappresentato dalla Chiesa, che costituisce l’ultimo bastione a difesa della ragione e della realtà, poiché testimonia la presenza di un Padre che ci ha creati, che ci fa essere e ci ama di un amore infinito.

Un caso eclatante, che prova la presenza di tale disegno anche in Italia, è quanto capitato qualche giorno fa al padre domenicano Giovanni Cavalcoli “reo” di aver detto, ai microfoni di Radio Maria, quello che il catechismo e la dottrina della Chiesa hanno sempre affermato, e cioè che col peccato originale si è rotta quella armonia iniziale instaurata dal Creatore e con esso è entrato nel mondo il dolore. Padre Cavalcoli non ha affatto detto, la registrazione è lì a dimostrarlo, che la legge sulle unioni civili sia stata la causa dell’ultimo terremoto in Italia. Questa sarebbe stata una sciocchezza. Le affermazioni, ricordiamolo, sono state date in diretta in risposta a una domanda di un ascoltatore, e come tali sono soggette a tutti i rischi di imprecisione formale “da diretta”, ma la sostanza è esatta ed inequivocabile.

Eppure, a cominciare dal quotidiano La Repubblica, quest’ultima è stata la versione che si è voluta propalare. Spiace, che con un intervento senza precedenti, si sono associati alla reprimenda di La Repubblica, prima la segreteria vaticana e, successivamente, alcuni alti prelati, a cominciare da mons. Galantino che, riferendosi alla risposta “inquisita” di padre Cavalcoli, ha affermato: “E’ un giudizio di un paganesimo senza limiti”. Spiace, perché a questi ambienti (di cui La Repubblica fa parte), di padre Cavalcoli e della Chiesa non importa nulla. Quello che a loro interessa è porre la mordacchia alla libertà di testimonianza pubblica della fede cristiana. Infine si è aggiunta una querela per diffamazione a carico di padre Cavalcoli da parte di esponenti della comunità LGBT.

Ma è in un articolo di Alberto Melloni, giornalista “cattolico” molto gettonato per conferenze in alcuni ambienti ecclesiali, pubblicato, guarda caso, proprio su La Repubblica, che l’attacco si fa ancora più pesante. Egli scrive: “La volgarità di un frate domenicano - che dai microfoni di Radio Maria ha letto il terremoto come una punizione ed è stato licenziato dopo una presa di posizione vaticana - ha aperto un piccolo squarcio su una religiosità integrista, solitamente invisibile. È un sottosuolo cattolico opaco e apprensivo, fatto di sentimenti reazionari: nell’era-Francesco è spesso antipapale, da sempre è teologicamente approssimativo. Riprende il ritornello dell’intransigentismo dell’Otto-Novecento: per cui la modernità produce ribellioni contro le quali un Dio crudele, irriconoscibile alla fede biblica, reagisce mandando flagelli pedagogici.” (…) “Siti e antenne, blog e social, somministrano paure su misura: le paure su quel che si insegna a scuola per i movimenti pro-vita, (...) quelle del radicalismo familista che manifestano verso l’amore omosessuale il risentimento degli irrisolti. Basta ascoltare Radio Maria: che inculca in dosi quotidiane sospetti e inimicizie, con il suo leader, padre Livio Fanzaga che ogni giorno spiega leggendo i giornali dove sono i pericoli, chi sono gli avversari e soprattutto “smaschera” i traditori”.

“Sentimenti reazionari”, “religiosità integrista”, “intransigentismo dell’Otto-Novecento”, “modernità”, “le paure dei movimenti pro-vita”, “radicalismo familista”, “risentimento verso l’amore omosessuale”. Pare di sentire alcuni colloqui con il cattolico Joseph Podesta, capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, che si è impegnato segretamente per suscitare la “nuova primavera” nella Chiesa americana, farla uscire dal suo stato medioevale e minoritario, in realtà per metterla a disposizione, come “cameriera”, del potere di turno.

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