Che dire di tutto questo can-can che sta accedendo: «Gesù era sposato. Un papiro del IV-V secolo lo afferma»; «Gli intoccabili 2. Le vignette su Maometto»; «L’innocenza dei musulmani. Il film che ha provocato, insieme alle gravi manifestazioni, l’assassinio dell’Ambasciatore USA»…? Ma possiamo aggiungere le foto di Kate, e la sentenza che ne proibisce la diffusione, e quelle del rampollo reale, ubriaco e sconcio, in una discoteca…
Sono notizie che si servono della curiosità morbosa degli uomini e dell’interesse per le religioni per scopi che esulano dall’amore all’uomo, alla verità, e si autoassolvono con lo slogan della «difesa della libertà di espressione».
Si dice spesso che il Sillabo di Pio IX negava la libertà di stampa, di pensiero, di religione, e per questa ragione si è condannata la Chiesa cattolica come nemica della moderna civiltà, e – in toto – della umanità. Forse si dimenticano, in questa totale condanna della Chiesa, due aspetti fondamentali: da un lato, il legame profondo della libertà con la verità, per cui si riconosce all’uomo il diritto/dovere di cercare e promuovere la verità, senza usare la libertà come pretesto per calpestare diritti e dignità altrui; dall’altro non si vuole vedere quello che una malintesa libertà ha oggi provocato nel mondo.
Da poco mi sono collegato a Twitter, e le notizie si accavallano con la velocità della luce. Si sa tutto di tutto e di tutti in tempo reale. Sarà questa una conquista di bene o non piuttosto un altro terribile caso in cui ciò che è effimero porta via a noi ciò che veramente conta? Già Giovanni Paolo II diceva, in uno dei primi messaggi in cui la Chiesa parlava di internet, che «Internet permette a miliardi di immagini di apparire su milioni di schermi in tutto il mondo. Da questa galassia di immagini e suoni, emergerà il volto di Cristo? Si udirà la sua voce? Perché solo quando si vedrà il Suo Volto e si udirà la Sua voce, il mondo conoscerà la “buona notizia” della nostra redenzione. Questo è il fine dell’evangelizzazione e questo farà di Internet uno spazio umano autentico, perché se non c’è spazio per Cristo, non c’è spazio per l'uomo…» [Messaggio per la 36 Giornata delle Comunicazioni Sociali, 12 maggio 2002].
Questo diventa il tempo della responsabilità, e non possiamo che ripensare a quanto Benedetto XVI ricordava, in occasione dell’ultima Giornata delle Comunicazioni sociali, con una affermazione che pareva contraddittoria proprio rispetto all’argomento stesso: «Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena.» [Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XLVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2012]
Ora che anche i cattolici sembrano scoprire il fascino di questi strumenti moderni della comunicazione e che desiderano unirsi per una presenza più incisiva ed efficace, queste riflessioni del Magistero dovrebbero essere di compagnia e di aiuto, con la coscienza che anche di educazione si tratta. E che i giovani, di cui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno una stima giustamente così intensa e profonda, non possono essere lasciati soli. Ne va del nostro futuro. E ancora di più, di questo nostro presente!
P.S.: Ripensiamo a quanto espresso ottimamente dal Card. Ruini, intervistato sulla questione delle vignette pubblicate in Francia: «Se noi ci limitiamo a deplorare le offese alla religione islamica perché queste offese comportano danni pratici, dimostriamo che non ci interessa il rispetto delle religioni, ma solo la tutela dei nostri interessi pratici!»
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