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Arte22/11/2011 -> 22/01/2012
Milano - Mostra "L'est-etica del lavoro" di Giorgio Galletti
Milano - Mostra "L'est-etica del lavoro" di Giorgio Galletti
Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it
A cura di Grazia Massone 23 novembre 2011 – 22 gennaio 2012 Spazio Eventi Grattacielo Pirelli – Palazzo della Regione Via Fabio Filzi, 22, Milano Presentazione della mostra Il lavoro. Quello che non c’è. Quello che i giovani cercano, magari senza sapere bene cosa sia, il che li rende insicuri persino nel cercare. Quello che in tanti perdono. Dopo anni. E poi il lavoro che c’è. Fortunati quelli che ne hanno uno, che se lo tengono ben stretto. La crisi economica che in questi tempi sembra acutizzarsi ha riportato alla sua essenza il significato della parola lavoro, intesa come impegno dell’uomo a trasformare la materia, si tratti dei materiali per la produzione, come della materialità dei processi organizzativi dei servizi e di quanto ad essi serve per partecipare al sistema del mercato. È evidente a tutti il disastro cui ha portato una concezione del lavoro senza la materia, di una finanza basata sul danaro virtuale e sull’illusione di poterlo addirittura moltiplicare. Il lavoro, il labor dei latini, è innanzitutto fatica. O travaglio, come nella parola francese che definisce il lavoro. È facile scontrarsi a causa delle diverse idee politiche, o per la concezione della vita e del mondo. Ma non c’è niente che sia comune a tutti come il lavoro. In un tempo difficile come quello presente, in cui il tema del lavoro è scottante, fa bene al cuore incontrare qualcuno che a questa parola dà un significato alto e nobile. Per ogni artista il lavoro è l’opera che nasce dalle sue mani, attraverso un percorso che lo impegna totalmente, nel progetto e nell’azione. A chi non piacerebbe che il proprio lavoro fosse così? Vedere la materia che prende forma? Osservare Giorgio Galletti in azione, vedere le sue opere e sentirlo parlare è il modo migliore per comprendere che significato egli dà alla parola “lavoro”. C’è tutta la fatica, il “travaglio”, del passare dall’idea alla forma, ma c’è anche una stima profonda del lavoro proprio e degli altri, un’etica del fare che tiene conto con realismo di ogni passaggio del processo produttivo. Questa mostra, organizzata dall’Associazione Don Luigi Bonanomi, sodalizio culturale di Muggiò, città in cui risiede e opera Galletti, ci presenta una storia tutta lombarda, il cui protagonista è uno scultore che attraversa almeno due tra gli ambiti più significativi della storia della scultura a Milano. La frequentazione del cantiere del Duomo che forma un ragazzino di quattordici anni e gli fa scoprire la vocazione all’arte, e la storica fonderia Battaglia, tappa d’obbligo di ogni scultore che abbia lavorato a Milano, dove conosce Messina. Galletti è uno scultore che conosce bene le tecniche del suo lavoro, capace di seguire ogni passaggio della fusione in bronzo. Ed è anche artista di grande inventiva iconografica, che sa interpretare la tradizione e darle forma originale. Articolazione della mostra - Sezioni • Nello studio dell’artista - Lavorare la materia • Forma generata, forma generante - I ritratti, le figure, la maternità • Il lavoro • Il sacro: temi e testimoni - Rinnovare l’iconografia; gli apostoli del nostro tempo • Grandi opere per la comunità - Portali monumentali; segni di memoria La mostra presenta la figura poco conosciuta di Giorgio Galletti, scultore di valore, schivo e poco avvezzo alle celebrazioni della sua arte. Nato a Desio nel 1934, ha la sua prima formazione artistica dal padre, Angelo, che è il capo dei marmisti della Fabbrica del Duomo. La sua conoscenza è quindi insieme artistica e tecnica e appartiene alla tradizione pluricentenaria che ha costruito la cattedrale milanese. La Fabbrica ha al suo servizio un esercito di scalpellini in grado di realizzare ogni tipo di lavorazione del prezioso marmo di Candoglia, proveniente dalle cave in Val d’Ossola che dal 1389 per dono di Gian Galeazzo Visconti forniscono il materiale necessario per la costruzione, la decorazione e la riparazione del Duomo di Milano. È proprio al cantiere del Duomo che i suoi primi lavori colpiscono lo scultore Malerba (attivo in quegli anni alla Fabbrica) che indirizza il giovane Giorgio all’accademia di Brera. Qui conosce gli scultori Marchini, Soli e Paiella, artisti legati alla figurazione, usciti come Messina dagli insegnamenti di Wildt. Sarà fondamentale il suo incontro con Francesco Messina, che avviene alla Fonderia Battaglia, un altro istituto cardine della storia artistica milanese. Giorgio Galletti vi lavora come rifinitore dei modelli in cera e Messina gli chiede di collaborare con lui, vista la sua capacità che va ben oltre la tecnica. Inizia così un sodalizio artistico e umano, un legame maestro-allievo che diventa anche un rapporto tra padre e figlio. La collaborazione tra i due ha alcuni momenti particolarmente significativi nella realizzazione di due celebri opere di Messina: la grande scultura del Cavallo morente per la RAI di Roma e la statua di Pio XII in Vaticano. Oltre alle numerose opere di Galletti presenti nelle collezioni private, nelle chiese e nelle piazze italiane ricordiamo la statua di Giovanni Paolo II a Varsavia e il busto di S.S. Benedetto XVI nella nunziatura apostolica di Berlino. In ultimo merita una nota il fatto che l’esposizione ha una sede d’eccezione, il Palazzo Pirelli, primo grande grattacielo milanese . Coi suoi 127 metri di altezza fu il simbolo della ripresa e della speranza in un futuro dinamico della metropoli milanese che si stava riprendendo dalla crisi del dopoguerra. Anche quella di Galletti è una storia tutta lombarda, innestata nella più grande cultura che ha nel lavoro e nell’operosità la sua espressione più alta. Quando la famiglia Pirelli affidava a Gio Ponti l’incarico di progettare un edificio completamente innovativo sapeva che Ponti aveva una grande stima del lavoro e una grande conoscenza del materiale e delle tecniche. Ben si addice quindi l’opera di Galletti ad essere ospitata negli spazi ideati da Ponti, l’eclettico artista capace di progettare le porcellane artistiche per la fabbrica Richard Ginori, come di inventare la gran macchina del grattacielo Pirelli. Quello stesso artista che chiedeva agli operai di scalpellare il cemento armato dei pilastri, sbozzandolo come se fosse pietra, trasformandoli in moderni lapicidi. Due artisti uniti dalla passione per il proprio lavoro, unita alla precisione tecnica. Perché come diceva l’architetto catalano Gaudi “Per fare bene una cosa occorre prima di tutto amarla; in secondo luogo bisogna conoscere la tecnica”. Regione Lombardia
in collaborazione con Associazione Don Luigi Bonanomi MOSTRA Giorgio Galletti L’est-etica del lavoro La mostra sarà aperta dal 23 novembre 2011 al 22 gennaio 2012 orari: da martedi a venerdi 15.00-19.00 sabato e domenica 10.00 -19.00 (lunedi chiuso) Ingresso libero Spazio Eventi Grattacielo Pirelli - Palazzo della Regione Via Fabio Filzi 22 - Milano INAUGURAZIONE 22 Novembre 2011 ore 18.00 Spazio Eventi Grattacielo Pirelli - Palazzo della Regione Piazza Duca d’Aosta 3 - MilanoFollow @EnricoLeonardi1
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