12 Ottobre. Colombo e la leggenda nera.

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Oggi 12 Ottobre è il giorno di Cristoforo Colombo.
Da diversi anni ormai la nostra epoca, immersa nella mediocrità, mal riesce a sopportare, anche nelle valutazioni storiche, la grandezza di avvenimenti e di persone, tutto annegando nel sociologismo, nell’economicismo, nella storia della lunga durata o del rispettivo quotidiano. E di grande «avvenimento», come di «grande ammiraglio», ha parlato più volte, in occasione del Quinto Centenario del Descubrimiento, anche il papa Giovanni Paolo II.
In occasione di questa ricorrenza abbiamo assistito al diffondersi e quasi al prevalere, nei mass media, di un clima culturale e propagandistico che, già delineatosi negli anni precedenti, è venuto precisandosi e chiarendosi; abbiamo assistito ad una diffusa e imponente campagna contro la scoperta, la conquista, l’evangelizzazione e, attraverso queste polemiche, contro il passato e il presente della Chiesa cattolica, contro la civiltà cristiana e contro quei paesi, soprattutto la Spagna che, in quei secoli, ne furono sostegno ed espressione.

Un’orchestra composta da vari strumentisti.
Un primo gruppo, esiguo ma strumentalizzabile, è costituito dai cosiddetti indianisti che, sulla base di un’immagine assolutamente falsa delle culture precolombiane, propongono un ritorno ad una «concezione collettivista... e comunitaria del continente, basata sulla filosofia dell’uguaglianza», l’espulsione dei missionari e di ogni organizzazione di assistenza e la guerra ai servi dell’imperalismo, discendenti dei conquistatori protagonisti della «barbara irruzione dell’Europa», in nome di un confuso millenarismo incaico presente anche nell’ideologia marxista-leninista di Sendero Luminoso. Ciò in una comprensibile consonanza con Fidel Castro che si è proclamato «indigeno americano onorario».

Un secondo gruppo, anch’esso esiguo ma rumoroso e organizzato, è costituito da quei sedicenti cattolici sempre pronti a raccogliere l’invito alla demolizione della tradizione cattolica, alla fustigazione del passato della Chiesa; ciò non senza accettazione più o meno convinta da parte di più ampie espressioni della cultura cattolica, abituate a «lasciarsi presentare il conto, spesso truccato, senza discutere», per riprendere i termini di Jean Moulin in una conversazione con Vittorio Messori. Non a caso si è parlato, da parte di un autorevole settimanale francese, di un «complot médiatique» portato avanti da «théologiens de la liberation; ...théologiens d’Europe opposés au credo de leur propre Eglise; groupes de presse: vedettes universitaires viellisantes» e volto ad impedire il viaggio del papa a Santo Domingo.

Ma la parte maggiore nell’operazione propagandistica hanno avuto i mass media americani, in preoccupante e non casuale consonanza con la sempre più forte penetrazione delle sette di ispirazione protestante nell’America latina, in completo oblio (quasi, anzi, in una sorta di transfert) delle forme di colonizzazione anglosassone e riformata nell’America settentrionale. Ciò sulla spinta della nuova sinistra Politically Correct; «un modo come un altro - è stato giustamente detto da Saverio Vertone - per alimentare quel blablabla di una certa intelligenza che in tutto il mondo ha ormai perso ogni riferimento ai fatti, alle necessità, ai problemi di chi sta certamente male... [un lasciarsi] cullare dalle parole e dai manierismi intellettuali di chi sta abbastanza bene, e si nutre non solo di buone bistecche e patate ma anche di ignoranza. Poter dare del «fallocratico», «eurocentrico», «sessista» al povero Colombo...».

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