Bersanelli, Marco - Il grande spettacolo del cielo

MARCO BERSANELLI, Il grande spettacolo del cielo. Otto visioni dell’universo dall’antichità ai nostri giorni, Sperling & Kupfer 2016, € 18,00 – Ebook (epub) € 9,99
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“Stelle, già dal tramonto / si contendono il cielo a frotte, / luci meticolose / nell’insegnarti la notte”. Così cantava Fabrizio De André nel disco “La buona novella”, immaginando il viaggio di san Giuseppe nel deserto.
Il fascino del cielo stellato accompagna da sempre l’umana avventura, come suggerisce anche l’etimologia della parola “desiderio”: de-sidera, mancanza di stelle.
Dobbiamo ringraziare i genitori dell’astrofisico Marco Bersanelli (uno dei più grandi scienziati italiani, responsabile del Progetto Planck , cosmologo e ricercatore nell’ambito dell’indagine sul fondo cosmico di Microonde), per avergli regalato, quando aveva 12-13 anni, un telescopio. L’emozione che lo colse – per sua propria ammissione - fu più grande di quelle legate alla sua successiva carriera come scienziato. Finalmente le stelle, le stelle! Questa passione non lo abbandonò mai, determinò il suo percorso umano e professionale ed è all’origine di questo libro. Dove lo spettacolo del cielo la fa da padrone.
La genesi dell’opera è raccontata dall’Autore nelle ultime pagine del testo: “Da una decina d’anni avevo iniziato a interessarmi a certi momenti della storia della cosmologia, tanto che… avevo cominciato a leggere e raccogliere materiale…”. La proposta che gli giunse da Antonella Bonamici della Sperling & Kupfer fu di “scrivere un libro, accessibile a chiunque, su “la concezione dell’universo nelle diverse epoche dell’umanità” e sul modo con cui “la scienza l’ha cambiata e la sta cambiando”, cercando un punto di incontro fra “la cultura umanistica e quella scientifica”. Qualcosa come un “romanzo dell’universo”. Il risultato è sorprendente!
Come afferma il giornalista scientifico Mario Gargantini su “Il sussidiario.it”, si tratta di un “unicum” nella pur vasta produzione di testi divulgativi di cosmologia oggi presenti in Italia. Bersanelli ci guida in una affascinante cavalcata attraverso i millenni, dai dipinti preistorici delle grotte di Lascaux e dai giganteschi monoliti di Stonehenge (primi segni di una attenzione degli uomini agli eventi cosmici e agli astri), attraverso la sbalorditiva precisione degli astronomi babilonesi ed egizi, fino alle scoperte dei Greci, all’incredibile perfezione della cosmologia di Dante. E via via alle “rotture” di Copernico, Keplero, Galileo, Newton, Herschel. Per giungere alle rivoluzioni di Einstein, di Lemaître e di quella schiera di scienziati che ha esplorato le frontiere dell’ignoto fino ad oggi, quando siamo di fronte al “quadro coerente di un cosmo dell’età di 13,8 miliardi di anni, in espansione accelerata, con una geometria Euclidea, costituito al 95% di forme di materia e di energia a noi del tutto sconosciute” (pag. XI). L’Autore ha numerose frecce nella sua faretra: anzitutto l’empatia straordinaria con cui si immedesima nei grandi uomini che fecero compiere balzi da gigante all’avventura umana. Si trattava di “pensare l’impensabile”, e in condizioni culturali spesso ostili, comunque difficili. Bersanelli immagina Anassimandro stupito sotto una tenda dai cui forellini filtrava la luce esterna, come stelle illuminate da un immenso fuoco retrostante; o Copernico appeso alle braccia del padre che lo faceva roteare in una giostra, immagine del moto terrestre… persone come noi, partecipi delle umane esperienze, ma capaci di guardare più a fondo e più in là. Restiamo anche noi con il fiato sospeso alla cronaca della partenza dell’Ariane 5, che il 14 maggio 2009 dalla Guyana francese porta nello spazio il satellite Planck, frutto di diciassette anni di lavoro, e sorgente preziosissima di informazioni ed immagini strabilianti.
Una seconda risorsa di Bersanelli è lo stupore, l’occhio da bambino con cui si immerge nella contemplazione dell’universo. Si tratta di autentico e genuino “sense of wonder”, come nella descrizione degli eventi successivi al Big Bang: “Per 700 milioni di anni non succede nulla. L’universo è un limbo. La speranza di veder accadere ancora qualcosa di interessante sembra svanita. Ma ecco che, inaspettatamente, lo spazio scuro qua e là si punteggia di luci: si accendono le prime stelle! La gravità, nel silenzio, ha lavorato. Ha raggruppato enormi masse di materia nei primi abbozzi di galassie…”. La competenza scientifica dell’Autore si esplica qui in un autentico “romanzo cosmico”, tratteggiato con stile appassionante. E la vasta cultura di Bersanelli gli consente di ampliare lo sguardo fino a coinvolgere arte e letteratura nella costruzione dei vari periodi storici. Così Ildegarda di Bingen, Giotto, Van Gogh, Gaudì, entrano di diritto nell’avventura. Per Gaudì poi vi è una notizia sorprendente: nella Sagrada Familia, la sua cattedrale di Barcellona, la visione dell’Universo sarà raffigurata nella Torre di Gesù Cristo, ancora in fase di costruzione. E Bersanelli è stato invitato a fornire le coordinate per la rappresentazione artistica di questa acquisizione scientifica. A ulteriore testimonianza di come l’autentica scienza ed il senso religioso non siano in contrasto tra loro. C’è spazio anche per la “Science fiction”, come nella citazione del testo “Eureka” (1848) di Edgar Allan Poe, poemetto che anticipa tematiche come il paradosso di Olbers (per cui vediamo il cielo notturno nero anziché luminoso), e il possibile collasso dell’Universo. E anche nell’intervista all’Autore pubblicata sul numero del mensile “Tracce” di dicembre 2016: D. Il cielo, nei film di più grande successo, è solcato da astronavi, da incrociatori stellari. Anche questa è esplorazione? R. «Cinquant’anni fa, nelle carte terrestri, c’era ancora qualche piccolo luogo inesplorato. Ora viviamo su un pianeta dove con Google Earth ci appare ogni centimetro quadrato. La vastità dell’universo ci viene incontro come respiro, come segno di un oltre. L’uomo ha bisogno di essere in rapporto con qualcosa di incontrollabile, per questo l’arte non muore; l’uomo si sente in qualche modo raccontato da questa esplorazione».
Si tratta di una avventura che, a Dio piacendo, è ben lungi dall’essere conclusa.