Mostre dell’Estate 2017

Autore:
Roda, Anna
Vai a "Mostre"

Sono veramente numerose le possibilità che anche questa estate propone il panorama artistico e culturale italiano.
Le nostre proposte cominciano da Torino, in particolare dal prestigioso Museo Egizio per una rassegna dal titolo Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata.
Il nostro racconto comincia nella Torino d’inizi Novecento: filmati, oggetti e documenti d’epoca accolgono i visitatori per avvolgerli nel contesto storico e culturale in cui matura l’ambizione di portare l’Italia a scavare in Egitto con l’obiettivo di “…largamente contribuire alla storia dell’Egitto e all’incremento del materiale archeologico del Museo Egizio.” (da una lettera di Ernesto Schiaparelli al Ministro della Pubblica Istruzione, 29 aprile 1902). Per la prima volta infatti sono riuniti insieme documenti d’archivio e materiali fotografici – taluni inediti – che raccontano l’attività della Missione Archeologica Italiana in Egitto nei primi decenni del XX secolo, tra successi, imprevisti e difficoltà. Ne emergono anche i profili di numerosi personaggi, più o meno noti, protagonisti delle ricerche archeologiche del Museo Egizio. Le loro biografie e il loro contributo all’arricchimento delle collezioni sono ripercorsi attraverso l’esposizione di oggetti di lavoro e testimonianze dirette: in questo modo, anche uomini e donne vissuti nel secolo scorso sono studiati al pari dei personaggi antichi. Le storie dei singoli protagonisti si intrecciano tra loro e tessono una trama narrativa più ampia e articolata che illustra l’epopea delle avventure archeologiche italiane nella Valle del Nilo. Contemporaneamente agli scavi del Museo Egizio, numerose altre missioni operavano nel Mediterraneo Orientale, dove più si concentravano gli interessi – soprattutto politici – italiani: Federico Halbherr scavava in Cirenaica e nei principali siti di Creta (Festòs, Gortina, Hagia Triada), mentre altre indagini erano in corso a Rodi, nel Dodecaneso e in Turchia. I reperti ritrovati durante queste ricerche sono giunti in prestito dal Museo Pigorini di Roma, dove confluivano le testimonianze preistoriche ed etnografiche di provenienza nazionale ed estera. I problemi a cui i direttori delle missioni dovevano fare fronte – allora come oggi – consistevano nel reperimento di fondi, nell’organizzazione logistica dei trasporti e della permanenza in loco, nell’approvvigionamento di materiali e di rifornimenti, nell’ingaggio dei lavoratori localiAlle difficoltà delle fasi preparatorie si aggiungevano anche gli imprevisti più diversi, le dure condizioni di vita e di lavoro sul cantiere, i rapporti con le autorità locali e con i colleghi archeologi, tutte situazioni che rendono ancor più suggestiva e meritoria l’opera svolta in quegli anni. Le energie profuse erano dirette a incrementare la ricerca archeologica, lo studio e l’esposizione dei reperti; Schiaparelli si spese in prima persona presso gli Enti governativi e la Casa Reale in cerca di fondi adeguati alle esigenze delle indagini sui siti, riuscì a reperire materiale da campo di qualunque genere per allestire gli alloggi tendati, strumenti per la logistica, mezzi e persone con particolari interessi e competenze che potessero risultare utili alla missione. Nonostante le numerose difficoltà operative, la M.A.I. poteva tuttavia contare sull’appoggio dei Frati Francescani, di valenti collaboratori locali e del Direttore del Service des Antiquités Gaston Maspero. 

Spostiamoci ora alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli dove si prosegue nel percorso di approfondimento sul tema del collezionismo e presenta, per la prima volta, una mostra dedicata all’archeologia. Il Viaggio dell’Eroe costituisce un percorso dedicato alle figure di eroi presenti nel mito greco e raffigurati sui preziosi vasi della Collezione di ceramiche attiche e magno-greche di Intesa Sanpaolo. Le immagini vascolari permettono di ripercorrere il racconto mitico, anche molto complesso, che ha per protagonista l’eroe greco e la sua attualizzazione nella Magna Grecia. Il percorso espositivo si struttura intorno a due sezioni che consentono di esplorare un territorio artisticamente molto vasto. La prima sezione è incentrata sull’eroe nello spazio del mito ed è dedicata alle figure dell’immaginario documentate dalla produzione letteraria e figurativa: l’eroe fondatore e civilizzatore, come Eracle e Teseo; l’eroe omerico, con l’immensità di Achille e Aiace; gli eroi protettori come I Dioscuri e gli eroi tragici come Oreste e Neottolemo. La seconda sezione esplora invece attici l’eroe nello spazio dell’uomo ed è dedicata all’emulazione del modello eroico da parte del guerriero aristocratico greco e magno greco. Dalla preparazione atletica alla partenza per la battaglia, fino al ritorno trionfale, il guerriero viene celebrato come un eroe. Così come la morte che suggella lo status eroico del guerriero. La mostra è costruita intorno alla ricca Raccolta di ceramiche attiche e magno-greche di Intesa Sanpaolo, in tutto 522 reperti, conservata a Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo ed è parte del progetto Il Tempo dell’Antico volto a valorizzare la collezione della compagnia.

Ci trasferiamo ora a Palazzo Madama per la mostra Cose d’altri mondi. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento, un viaggio attraverso quattro continenti illustrato da opere d’arte provenienti dalle ricche collezioni etnografiche del museo e da prestiti di altri musei del territorio piemontese. La mostra, con i suoi 130 oggetti, riconduce a un’epoca in cui con sguardo positivista si studiavano i mondi lontani dall’Occidente e quindi esotici. Una stagione in cui i maggiori musei europei si aprirono ad accogliere reperti e manufatti di popoli e continenti diversi alla ricerca di nuove chiavi di lettura per la propria storia e cultura, infatti il percorso espositivo si articola in quattro principali sezioniAfrica, Asia, America e Oceania. Nell’Africa troviamo una selezione di armi e strumenti musicali raccolti dal marchese Ainardo di Cavour, durante un avventuroso viaggio compiuto nel 1862 nella regione detta Sennar (tra Egitto e Sudan), e da Tiziano Veggia, che lavora nella prima metà del Novecento alla costruzione di ferrovie in Congo, nonché dai Missionari della Consolata,in contatto con numerose etnie, quali i Bambara nel Mali, gli Yoruba in Nigeria e i nomadi Beja.
Dall’Asia proviene la collezione di sculture sacre, stoffe, avori intagliati ed altri oggetti d’uso, esposta per la prima volta, che l’imprenditore Bernardo Scala nel 1880 porta con sé al suo rientro dallo Stato del Myanmar (allora detto Birmania). Di particolare fascino sono i testi buddhisti in lingua Pali, scritti su foglie di palma dorate e chiusi da tavolette in lacca rossa e oro che sono stati restaurati per la mostra, e gli oggetti provenienti dalla Corea donati dal conte Ernesto Filipponi di Mombello nel 1888: ventagli in carta di gelso dipinta e un libro che mostra esempi delle Cinque Relazioni Umane confuciane, in scrittura cinese e coreana a scopo divulgativo. Nella seconda metà dell’Ottocento s’intensificano i viaggi oltreoceano, come testimoniano le numerose raccolte rappresentate nella sezione dedicata all’America. Dal Messico provengono gli oggetti precolombiani donati al museo nel 1876 dall’imprenditore Zaverio Calpini. Reperti rari e preziosi quali le sculture olmeche, urne cinerarie zapoteche, ornamenti d’oro e idoli della cultura Maya, Mixteca e Azteca, e anche manufatti più comuni quali gli stampi in terracotta a rilievo per decorare il corpo o i rocchetti in ossidiana da inserire nei lobi delle orecchie, che trovano sintonie inaspettate negli usi e nella cultura contemporanea. Dal Perù arrivano i pettorali e pendenti in argento e oro donati da Giovanni Battista Donalisio, console di Panama. Resta invece ignoto il nome di chi abbia offerto al museo di Palazzo Madama la collana d’artigli di giaguaro dell’America centrale; inquietante quasi quanto la Tsantsa, la testa umana miniaturizzata portata sul petto quale trofeo dai guerrieri della tribù Jívaro in Ecuador, offerta ai concittadini da Enrico della Croce di Dojola nel 1873. L’Oceania costituisce l’ultima sezione della mostra, con una selezione tra gli oltre 200 oggetti donati nel 1872 da Ernesto Bertea. Avvocato e pittore, Bertea non viaggia personalmente oltreoceano, ma acquista forse a Londra questo eccezionale nucleo di manufatti provenienti dalle isole polinesiane e Salomone, di pregio pari a quelli del British Museum. Tra gli oggetti esposti delle clave rompitesta, lance, fiocine, pagaie cerimoniali dipinte e intagliate a intrecci geometrici e alcuni tapa, tessuti fatti di fibra di corteccia battuta e decorata a stampo con motivi di linee e geometrie regolari.

Ancora Torino per la rassegna L’emozione dei COLORI nell’arte, presentata nelle sale della GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e nella Manica Lunga del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Si tratta di una esposizione di 400 opere d’arte realizzate da oltre 130 artisti provenienti da tutto il mondo che datano dalla fine del Settecento al presente.
La mostra collettiva ripercorre la storia, le invenzioni, l’esperienza e l’uso del colore nell’arte. Attraverso una molteplicità di racconti e presentazioni di opere d’arte importanti, si affronta l’uso del colore da svariati punti di vista, tra i quali quello filosofico, biologico, quello antropologico e quello neuroscientifico. La mostra indaga l’utilizzo del colore nell’arte dando conto di movimenti e ricerche artistiche che si discostano dalle storie canoniche sul colore e l’astrazione, attraverso molteplici narrazioni che si ricollegano alla memoria, alla spiritualità, alla politica, alla psicologia e alla sinestesia. La rassegna riflette sul tema da un punto di vista che tiene conto della luce, delle vibrazioni e del mondo affettivo e si interroga anche sulla standardizzazione nell’uso del colore nell’era digitale, standardizzazione che riduce sensibilmente le nostre capacità di distinguere i colori nel mondo reale.

Le mostre torinesi si concludono con The Many Lives of Erik Kessels, prima mostra retrospettiva dedicata al lavoro fotografico dell’artista, designer ed editore olandese Erik Kessels. 
Più di trenta sono in totale le serie presentate, oltre a numerosi libri e riviste pubblicati dall’ormai celebre casa editrice dello stesso Kessels e da altri editori. In un percorso non-lineare e senza cronologia, si ritrovano lavori monumentali, serie più intime e private, autentiche icone dell’intero universo della ‘fotografia trovata,’ così come produzioni recenti e ancora inedite.

Arriviamo ora a Milano.
La prima proposta nasce dal desiderio di aiutare i territori colpiti dal recente terremoto.
Ritorno a Cola dell’Amatrice. Opere dalla Pinacoteca civica di Ascoli Piceno è il titolo della mostra che vuole tenere alta l’attenzione sul patrimonio artistico del centro Italia segnato dai danni del terremoto e che interpreta il desiderio di resurrezione di un intero territorioa partire dalla valorizzazione delle sue bellezze paesaggistiche e artisticheLa mostra dedicata all’artista di Amatrice vede esposte due grandi tavole, la Sibilla Ellespontica e la Sibilla Frigia dal Polittico dell’Esaltazione della croce oggi custodito presso la Pinacoteca Civica di AscoliDalla stessa istituzione provengono i dipinti due Angeli portacroce, riferibili anch’essi allo stesso periodo del polittico ascolanoe la coppia di tavole della Vergine addolorata e del San Giovanni apostolo, figure a grandezza naturale di toccante intensità emotiva.

Presso la sede espositiva del MUDEC troviamo la rassegna Kandinskii. Il cavaliere errante; una mostra assolutamente inedita, ricca di 49 sue opere che raccontano il “periodo del genio” dell’artista russo che porta alla svolta completa verso l’astrazione, e di 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa. La mostra rivela il periodo della formazione dell’immaginario visivo dell’artista, profondamente radicato nella tradizione russa, e il suo percorso di svolta ormai già compiuta verso l’astrazione, dall’ultimo Ottocento fino al 1921, quando si trasferì in Germania per non fare più ritorno in madrepatria. L’esposizione, che cade nell’anno del centenario della Rivoluzione russa e a ridosso delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario della nascita dell’artista, è un progetto “site-specific”, legato alla vocazione del MUDEC-Museo delle Culture: è, infatti, fondato sul rapporto tra arte ed etnografia e sulla metafora del viaggio come avventura cognitiva. Tutti aspetti sperimentati dal fondatore dell’astrattismo, che rivoluzionò buona parte della successiva ricerca espressiva nel mondo, e che ha sempre mostrato interesse per un approccio scientifico alla realtà e per le esplorazioni. 

In zona Navigli, presso la Galleria Previtali possiamo trovare una mostra di pittura collettiva dal titolo Tutti al mare. I pittori coinvolti (Anselmi, Avogadro, Bianchini, Ciancaglini, Di Marzio, Lo Presti, Madia, Montanari, Previtali, Si-Young) vogliono indagare Milano nei suoi aspetti più diversi e contrastanti, aspetti legati alle trasformazioni storico-sociali della città contemporanea.

Presso Palazzo Morando | Costume Moda Immagine è ospitata la mostra OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS. Maria Mulas (1935) è una tra le più importanti fotografe italiane riconosciuta a livello internazionale che con la sua macchina fotografica ha saputo immortalare il mondo, dalle architetture ai personaggi dell’entourage artistico e culturale. Schiettezza, empatia e verità del soggetto sono i ‘cardini’ su cui si muove la sua ricerca e ampiamente illustrati nella selezione dei 200 ritratti. Fil rouge dell’esposizione è Milano ,analizzata in sette sezioni scandiscono il percorso espositivo della mostra: la prima, ”Coda rossa” con macchina fotografica, accoglie autoritratti e fotografie scattate all’artista dai fratelli Ugo e Mario Mulas e dal pittore e scrittore Emilio Tadini; seguono nelle sale successive i fotoritratti di Amici artistiLa città del designIl mondo della modaLe arti dello spettacoloI borghesi sono gli altri e Scrittori, giornalisti, editori. Completano la rassegna fotografica disegni, dediche, cartoline, scritti e documenti che testimoniano i profondi legami intessuti da Maria Mulas con le personalità da lei ritratte. la sua intensa storia culturale, la continua trasformazione che si traduce nell’essere costantemente al passo con i tempi: Milano è uno specchio che riflette le tendenze internazionali in ogni ambito della società, dell’innovazione, della ricerca. Maria Mulas descrive con naturalezza ed empatia i diversi volti di Milano a cui è particolarmente legata, catturando i ritratti di artisti, galleristi, critici, designer, architetti, stilisti, scrittori, editori, giornalisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori e amici che con questa città hanno intessuto un particolare rapporto. Fra le numerose personalità italiane e internazionali immortalate da Maria Mulas si annoverano per il mondo dell’arte Marina Abramovic, Salvatore Ala, Louise Bourgeois, Alik Cavaliere, Jonh Cage, Christo, Francesco Clemente, Philippe Daverio, Gillo Dorfles, Gilbert & George, Keith Haring, Alexander Iolas, Anish Kapoor, Jannis Kounellis, Mario Merz, Gina Pane, Andy Warhol, accanto a protagonisti indiscussi dell’architettura e del design quali Gae Aulenti, Mario Botta, Achille Castiglioni, Bruno Munari e Giò Ponti. Nella teoria di personaggi non mancano i rappresentanti della moda fra cui Giorgio Armani, Gianni Versace, Miuccia Prada e dello spettacolo come Valentina Cortese, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Liz Taylor, Ornella Vanoni. Un’attenzione particolare è inoltre dedicata all’ambito della scrittura e dell’editoria con Rosellina Archinto, Natalia Aspesi, Jorge Luis Borges, Umberto Eco, Inge Feltrinelli, Lawrence Ferlinghetti, Dario Fo, Gunter Grass, Allen Ginsberg, Nanda Pivano, Andrej Voznesenskij e molti altri. 

Le nostre proposte ci portano ora in Veneto, per la precisione a Verona per una rassegna dedicata a Toulose-Lautrec (1864-1901). Attraverso le opere dell’Herakleidon Museum di Atene, il percorso illustra l’arte eccentrica e la ricercata poetica anticonformista e provocatoria – tra le più innovative tra Ottocento e Novecento – di uno degli artisti oggi più apprezzati e ammirati; un’anima da “artista tormentato” fin dall’infanzia e non adeguatamente “riconosciuto”, seppur pervaso da un fortissimo slancio ottimista e dalla consapevolezza della bellezza della vita. Una bellezza semplice, dai contorni volutamente sfumati e da vivere in momenti dissoluti, dai colori forti e spregiudicati e priva di abbellimenti, nei disegni come nelle tinte. Nessuno, dopo di lui, è stato in grado di rendere così “perfetto” il volto dell’imperfezione. È questo il suo stile. In mostra litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come La passeggera della cabina 54 del 1895 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec.
 
Ci troviamo ora a Venezia, presso la prestigiosa Galleria Franchetti alla Ca’ d’Oro per una singolare rassegna che vuole trovare confronti tra tessuti e loro raffigurazione nelle coeve opere pittoriche. SERENISSIME TRAME costituisce la prima presentazione in sede museale della collezione Zaleskicon una selezione di venticinque antichissimi tappeti – capolavori assoluti – provenienti dal vicino Oriente individuati all’interno di una raccolta preziosa, vastissima e probabilmente la più completa al mondo. All’interno della collezione Zaleski è stato scelto un nucleo di rarissimi tappeti realizzati nel Quattrocento e nel Cinquecento. Essi rappresentano alcune tra le più apprezzate tipologie, giunte a Venezia lungo le rotte dei commerci dall’Oriente: tessuti straordinari, coloratissimi, composti da elaborati intrecci dalla forte carica simbolica. Il confronto con alcuni dipinti italiani databili tra metà Quattrocento e metà del Cinquecento prescelti all’interno di un’area d’influenza culturale strettamente legata ai domini della Serenissima, permette il riscontro immediato con l’ampia diffusione in area settentrionale, e in particolare in ambito lombardo-veneto ed estense, di questi oggetti di lusso.

Alla Galleria Bertoia di Pordenone possiamo visitare la mostra Italia Metafisica, in cui troveremo raffigurati segni, simboli e geometrie sacre, ispirate dall’Italia “costruita” e cioè dall’opera dell’uomo, grazie agli scatti del fotografo George Tatge (1951). Nelle 66 immagini in mostra, di grandi misure in bianco e nero, non solo architettura, ma anche edifici minori e manufatti di ogni tipo che l’uomo lascia dietro di sé. Metafore e misteri dell’abitare temporaneo nei luoghi e dell’inevitabile passaggio oltre. Alcuni spazi ritratti da Tatge possono ricordare le visioni dei pittori che hanno lavorato nel primo Novecento, ma il termine Metafisico è stato scelto, in questo caso, per sottolineare l’intento dell’autore di utilizzare un luogo fisico per esprimere un concetto astratto o un particolare stato d’animo. L’attenzione dei Surrealisti per i simboli, per l’inconscio e per la complessità della psiche si ritrova in altre immagini di Tatge: la sua poetica dello sguardo pone poesia e fotografia sullo stesso piano, in quanto entrambe arti del frammento. Particolarità della mostra allestita a Pordenone è l’esposizione in una grande stanza di 132 particolari estrapolati dalle 66 immagini in mostra. Grazie all’uso di negativi di grande formato è stato possibile estrarre dettagli che si presentano quasi come immagini nuove: «come il mondo che si apre all’esplorazione dei fotografi, la singola fotografia può contenere un mondo di immagini», spiega il fotografo.

Il nostro percorso ci porta ora in Emilia, a Parma per la mostra Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana. Il cibo come filo conduttore dell’esposizione rafforza la consapevolezza del radicamento delle produzioni di qualità, mostrandone il valore culturale e sociale che si traduce in un arricchimento economico e qualitativo della comunità cittadina.
Con Archeologia e alimentazione le vestigia di un passato antico tornano a vivere grazie a linguaggi contemporanei. Il visitatore, infatti, grazie ai metodi forniti dall’archeologia sperimentale e da allestimenti interattivi, è accompagnato all’interno di un percorso in cui, a fianco di manufatti provenienti dagli scavi realizzati in città, incontra alcuni ologrammi che riproducono oggetti archeologici di notevole interesse. A questi si aggiungono ambientazioni sonore, stimoli tattili e sensoriali e un video didattico che analizza le tappe principali che hanno contraddistinto lo sviluppo del territorio tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. La mostra sviluppa argomenti di grande interesse storico, come l’organizzazione delle colture, ottenuta attraverso il sistema di centuriazione, ovvero il fitto reticolato di canali, strade e solchi che formavano quella grande infrastruttura che ha permesso la bonifica, la suddivisione razionale e la coltivazione della Pianura Padana. Il percorso espositivo approfondisce, in particolare, le origini della cultura alimentare parmense – produzione di prosciutto e formaggio – rivelando anche le abitudini alimentari tipiche dell’epoca romana, grazie agli scavi archeologici che hanno definito in maniera chiara quanto alla base dell’alimentazione quotidiana, vi fossero i cereali, insieme ai legumi e alla frutta, così come la polenta e i bolliti di cereali. Il banchetto, inteso come rito sociale dove incontrarsi, parlare e mangiare assieme sarà analizzato anche attraverso la presentazione di oggetti solitamente utilizzati in questa occasione, provenienti da ritrovamenti archeologici in loco e riproduzioni realizzate da Archeologi Sperimentali. Tra questi sono presentate alcune suppellettili realizzate in materiali preziosi come vetro, ceramiche e metalli, che garantivano visibilità sociale e prestigio nella comunità romana.

Sempre Parma per la mostra Cézanne/Morandi La pittura è essenziale alla sede della Fondazione Magnani-Rocca . I due pittori sono accumunati dalla meditazione sui paesaggi e l’analisi spaziale delle nature morte, caratterizzate da pochi e riconoscibili soggetti e da un attento scrutare dei lenti mutamenti della natura. Cézanne, esploratore della struttura dell’immagine, parte dal paesaggio come studio delle forme ai suoi termini essenziali, eleggendo in particolare la frutta come alleata contro l’inesorabile intervento del tempo, modificatore per definizione. Attraverso i brevi tocchi abilmente studiati nella perfetta mescolanza di pigmenti e solventi, Cézanne costruisce un audace sistema prospettico che analizza gli oggetti da diversi punti di vista, tradotti nella celebre dichiarazione sulla necessità di “trattare la natura per mezzo del cilindro, della sfera, del cono, il tutto messo in prospettiva, in modo che ogni lato di un oggetto, di un piano, si orienti verso un punto centrale”. Tale ricerca spaziale non poteva essere indifferente a Morandi che inizia il suo percorso proprio sotto l’influenza cezanniana; ha infatti modo di studiare i quadri di Cézanne riprodotti nel volume Gl’Impressionisti francesi di Vittorio Pica e segue gli scritti di Ardengo Soffici sulla rivista “La Voce”, inoltre visita l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911 dove un’intera parete era dedicata agli acquerelli dell’artista provenzale. I suoi esordi analizzano la realtà per sintesi geometrica, ma anche successivamente Cézanne sarà il suo esempio costante, nell’uso dei toni contrastanti, nella predilezione per la strutturazione di spazi e masse, per la scelta della pittura dei luoghi familiari e di affezione; esemplare in questo senso è Cortile di via Fondazza del 1954 reso per solidi e geometrie nel contrasto di luce-ombra, o Paesaggio di Grizzana del 1943, che racconta il legame del pittore bolognese con l’Appennino emiliano, tanto importante come fu la montagna Sainte-Victoire per Cézanne.

La città di Cento (Ferrara) rende omaggio al grande artista Luciano Minguzzi (Bologna 1911 – Milano 2004) con una mostra antologica allestita negli spazi dell’antica Rocca, meta storica per il turismo e sede di importanti manifestazioni culturali. Minguzzi ha creato oltre quattrocento sculture, sin dagli esordi ha partecipato ai più importanti eventi espositivi internazionali, ottenendo premi e riconoscimenti, e le sue opere sono approdate nelle collezioni private e nei musei di tutto il mondo.
L’intreccio tra tradizione e modernità è una costante nell’arte di Minguzzi che sulle orme di Arturo Martini, Giacomo Manzù e Marino Marini, guardava agli Etruschi e all’Antelami, a Nicolò dell’Arca e a Jacopo della Quercia, per assimilarne la sintesi e la potente energia espressiva, e ugualmente ammirava la scomposizione e ricomposizione di Picasso e la capacità di far vibrare la materia di Medardo Rosso. Formatosi all’Accademia delle Belle Arti di Bologna sotto la guida di Ercole Drei e Giorgio Morandi, e di Roberto Longhi all’università, soggiorna più volte a Parigi e nel 1951 si trasferisce a Milano dove prosegue la sua carriera verso il successo. La mostra presenta opere caposaldo in un percorso emozionale e cronologico che rivela significative scoperte formali e tematiche, dove primitivismo, espressionismo e astrazione si intrecciano alimentandosi delle tendenze europee, in uno stile originale e unico.

Eccoci a Pisa per la mostra NEL SOLCO DI PIETRO. LA CATTEDRALE DI PISA E LA BASILICA VATICANA, un’iniziativa che s’inserisce idealmente nella scia del Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco per l’anno liturgico 2015-2016 . Il tema principale che attraversa l’iniziativa è il confronto tra la Basilica Vaticana e la Cattedrale di Pisa, intese come concrete manifestazioni della Chiesa universale l’una, della Chiesa locale l’altra. Il ben noto sfasamento cronologico che esiste tra i due edifici attuali, medievale a Pisa e moderno a Roma, ha costituito per gli organizzatori una sfida importante, risolta con un’opzione di lungo periodo. Fin dal Medioevo importanti testimonianze artistiche di Pisa e del suo territorio rivelano in effetti un intenso legame con Roma. In questo rapporto giocò un ruolo fondamentale la figura di San Pietro e il culto che di lui si venne diffondendo in terra pisana. Secondo una antica tradizione, infatti, Pietro, nel viaggio missionario che lo vide trasferirsi da Antiochia a Roma, sarebbe sbarcato intorno al 44 d. C. sul litorale toscano, in un luogo sito allora nei pressi dell’antico porto pisano. Qui Pietro avrebbe eretto un altare di pietra, consacrato poi da papa Clemente I (92-97), che costituì il primo nucleo della successiva Basilica di San Piero a Grado. Su queste premesse, la Mostra intende illustrare il forte legame che si instaurò tra Pisa e Roma attraverso la figura di Pietro e la decisiva influenza che la Basilica Vaticana esercitò nei secoli sulla Cattedrale di Pisa. Il percorso espositivo si suddivide in cinque sezioni. Nella prima, intitolata Romanità di Pisa; la seconda sezione è intitolata La Navicella di San Pietro, e illustra lo stretto nesso che esiste, nella Pisa medievale, tra la vocazione marinara della città e la figura di San Pietro, chiamato da Cristo stesso a lasciare la sua barca e le sue reti per divenire pescatore di uomini. L’ampiezza dei problemi affrontati ha suggerito di suddividere questa sezione in tre sottosezioni. La terza sezione riguarda infine l’immagine del Principe degli Apostoli, quale essa venne definendosi ad opera di artisti pisani, o operanti per Pisa, tra il dodicesimo ed il sedicesimo secolo. Raggiunta così l’epoca in cui l’antica Basilica Vaticana venne sostituita da quella attuale, la mostra riparte con la terza sezione, dedicata appunto alla Romanità di Pisa: l’Età Moderna. Si aggiungono a queste una parte intitolata Fabbriceria ecclesiastica, è dedicata alla complessa realtà istituzionale ed operativa cui dobbiamo i grandi capolavori dell’architettura sacra. Una ulteriore dal titolo A lode dei Santi, ricorda l’importanza delle feste religiose nella vita quotidiana dei fedeli. Il tema principale intorno a cui ruota questa sezione è la luce, genuina manifestazione di gioia che a Roma come a Pisa anima le più popolari occasioni di festa, dalla luminaria di San Pietro alla luminaria di San Ranieri.

Presso gli Uffizi di Firenze è allestita la rassegna Giuliano da Sangallo. Disegni degli Uffizi.
Si tratta della prima esposizione monografica degli Uffizi dedicata alla produzione grafica di Giuliano da Sangallo (Firenze, 1445 circa-1516); la mostra, oltre a ospitare una ragionata scelta del vasto corpus di disegni conservato in collezione, espone un numero limitato di altri manufatti artistici, accuratamente selezionati per dar conto della poliedricità dell’artista e delle molteplici implicazioni dei suoi interessi architettonici, nonché dell’attività della bottega. Il catalogo a stampa di corredo all’esposizione offrirà una valutazione complessiva dell’opera grafica di Giuliano da Sangallo, mettendo in luce la cronologia, i luoghi e la committenza degli ultimi decenni di attività; le ricerche compositive e le sperimentazioni tipologiche, nell’architettura sacra, civile e militare; la funzione degli studi antiquari e dei libri di disegni; i rapporti con il fratello Antonio il Vecchio, il nipote Antonio il Giovane e il figlio Francesco, nei codici e nei disegni di presentazione a più mani; la pratica della copia e la circolazione del sapere architettonico e antiquario e infine la funzione dei modelli lignei come strumenti operativi di progettazione in relazione al disegno.

Perugia, presso la Galleria nazionale dell’Umbria, presenta la mostra Immaginare la musica. In essa sarà possibile prendere parte ad un vero e proprio viaggio per immagini che racconterà alcuni grandi miti della musica, da Lucio Dalla a Sting. In 85 scatti a colori e in bianco e nero potremo rivedere i protagonisti più recenti del mondo musicale: Uto Ughi e Bruno Canino, Michel Petrucciani, Vinicio Capossela, Sting, Yuja Wang, Patti Smith, Stefano Bollani con Antonello Salis, Markus Stockhausen, Paolo Conte ma anche Lucio Dalla.

A Spoleto presso il Museo Nazionale del Ducato è ospiteto un nucleo prezioso e raffinato di opere provenienti dalla Valnerina, recuperate dopo gli eventi sismici ed oggetto di una repentina e accurata operazione di restauro, a cura dei restauratori dei Musei Vaticani, dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e di altri restauratori incaricati dalla Soprintendenza ABAP dell’Umbria. Sculture, dipinti, manufatti, oggetti di oreficeria, arredi e volumi sacri focalizzano il racconto, personale e partecipato, di luoghi e percorsi storici, restituendo una visione della ricchezza artistica di questo straordinario territorio. Durante il periodo della mostra sarà possibile partecipare a visite guidate, conferenze, interventi di esperti su temi di storia dell’arte e di storia del territorio, anche in collaborazione con le Soprintendenze che hanno permesso la realizzazione del progetto.

Le nostre proposte ci portano ora a Roma per la mostra Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna alle Scuderie del Quirinale. Ad arricchire le raccolte d’arte della dinastia asburgica contribuirono i frequenti doni diplomatici da parte dei governanti italiani, determinati a guadagnarsi il favore dei sovrani di Spagna che con i loro possedimenti – il Viceregno di Napoli e lo Stato di Milano – condizionarono dalla metà del Cinquecento l’evoluzione della complessa situazione politica italiana. È questo il caso di due tra i dipinti più spettacolari in mostra, Lot e le figlie di Guercino e La conversione di Saulo di Guido Reni, donati a Filippo IV dal principe Ludovisi allo scopo di garantire la protezione spagnola sul minuscolo Stato di Piombino. Moltissime altre opere d’arte, tra le quali il magnifico Crocifisso del Bernini proveniente dal Monastero di San Lorenzo del Escorial, opera raramente accessibile al grande pubblico, vennero commissionate o acquistate da mandatari del re; altre ancora vennero ordinate o comprate, come nel caso della Salomè di Caravaggio, dai rappresentanti della monarchia spagnola in Italia (ambasciatori e viceré) inviati presso la corte pontificia o a Napoli, alla morte dei quali le opere andarono ad accrescere le collezioni reali. L’interesse per la cultura italiana da parte dei sovrani spagnoli si riflette inoltre negli inviti a lavorare a corte rivolti a maestri quali il napoletano Luca Giordano, attivo in Spagna per un decennio. Ed è testimoniato infine dai viaggi in Italia di alcuni artisti spagnoli, come José de Ribera, che giunse a Roma nel 1606 e trascorse la maggior parte della sua vita a Napoli. Di questo artista la mostra espone cinque capolavori tra cui il celebre Giacobbe e il gregge di Labano. Il primo soggiorno di Velázquez in Italia, tra il 1629 e il 1630, si rivelò fondamentale per la sua pittura, come dimostra l’eccezionale Tunica di Giuseppe, tra i maggiori raggiungimenti della sua intera opera, mentre il suo trionfo come ritrattista presso la corte pontificia avvenne in occasione del suo secondo viaggio italiano tra il 1649-1650. Nel 1819, per volere del re Ferdinando VII, venne creato il Museo Real – in seguito Museo del Prado – in cui furono raccolte opere provenienti per la maggior parte dalle Collezioni Reali. Quelle che non vennero trasferite nel museo rimasero presso le residenze a disposizione dei monarchi, i cosiddetti Reales Sitios. Nel 1865 la regina Isabella II rinunciò alla proprietà personale dei beni ereditati dai propri antenati e ne cedette la gestione allo Stato, ponendo le basi di quello che oggi è Patrimonio Nacional. E’ da questo straordinario fondo collezionistico, a tutt’oggi sottoposto alla tutela di Patrimonio Nacional, che i capolavori oggi presentati a Roma sono stati selezionati sulla base del loro eccezionale valore artistico e storico

I Musei Vaticani e il Museo Ebraico di Roma sono gli organizzatori della mostra LA MENORÀ: CULTO, STORIA E MITO, che viene allestita in contemporanea nelle due prestigiose sedi del Braccio di Carlo Magno in Vaticano e nel Museo Ebraico di Roma. Questa esposizione vede per la prima volta la cooperazione per una mostra fra lo Stato della Città del Vaticano e la Comunità Ebraica di Roma, realizzando un’iniziativa dall’alto profilo istituzionale sotto le insegne dell’unità, della reciproca comprensione e del dialogo interreligioso. L’avvincente storia della Menorà è ricostruita in mostra con un percorso ricco, costellato di capolavori e importanti opere d’arte che vanno dall’antichità al XXI secolo spaziando dalla scultura alla pittura, dagli arredi architettonici alle arti decorative, dai manoscritti alle illustrazioni librarie medievali e rinascimentali. Attraverso le arti figurative (circa 130 opere), l’esposizione racconta la storia plurimillenaria, incredibile e sofferta, della Menorà: il Candelabro a sette bracci fatto forgiare in oro puro da Mosé per espresso volere del Signore, come è raccontato nel libro dell’Esodo, per essere collocato nel primo Tempio di Gerusalemme insieme agli altri arredi sacri in nome dell’alleanza con il popolo di Israele. Il peregrinare nei secoli e nei luoghi più lontani di questa mitica Lampada, così come fu per il popolo ebraico di cui simboleggia l’antico destino, ci restituisce une delle vicende più suggestive della storia dell’uomo degli ultimi tremila anni. Una vicenda che dalla storia si perde nel mito e nella leggenda. Roma, ineluttabilmente, è il luogo predestinato ad ospitare questa mostra. È infatti nella capitale dell’Impero Romano che la Menorà, inaugurando il suo lungo peregrinare, giunse nel 70 dell’era moderna dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme perpetrata dalle truppe romane di Tito, come tramandato dal celebre rilievo dell’arco omonimo fatto erigere a Roma alle pendici settentrionali del Palatino e dai racconti dello storico Giuseppe Flavio contenuti nei volumi della Guerra Judaica. Condotta a Roma in trionfo dalle truppe imperiali, la Menorà, insieme agli altri arredi sacri trafugati dal secondo Tempio, quello eretto dopo la distruzione del primo per mano di Nabucodonosor II di Babilonia nel 586 avanti l’era moderna, quando con ogni probabilità fu distrutta anche la prima originaria Menorà riconducibile al racconto biblico, finì come trofeo nel Templum Pacis edificato ai Fori per celebrare la conclusione vittoriosa della guerra giudaica. Ma soprattutto fu a Roma, in piena età imperiale, che la Menorà divenne il simbolo identitario più potente e rappresentativo della cultura e della religione ebraiche, nello stesso momento in cui vi prendevano forma definitiva i simboli del cristianesimo. Da allora, divenuta emblema del giudaismo, tangibile evocazione della luce divina, dell’ordine cosmico della creazione e dell’antica alleanza, simbolo del roveto ardente, dell’albero della vita, oppure testimonianza del Sabato biblico, la Menorà comparve raffigurata in ogni dove, in oriente e in occidente: catacombe ebraiche a Roma, sarcofaghi, iscrizioni tombali, graffiti, monete, vetri decorati in oro, monili e gioielli. Questa enorme proliferazione sarà esaustivamente rappresentata in mostra con opere uniche, suddivise in un percorso scandito cronologicamente, che dal primo secolo dell’era moderna arriverà fino al XX, quando la Menorà farà la sua comparsa sullo stemma del neonato stato di Israele. Roma è anche la città in cui della Menorà si persero per sempre le tracce storiche nel V secolo, quando fu razziata dai Vandali di Genserico durante il sacco del 455, forse trasferita a Cartagine e successivamente – ma questo non è certo – a Costantinopoli. Da allora, sempre più avvolta dal mistero, la Menorà svanì nel nulla per sempre, a dispetto delle mille saghe che nei secoli hanno cercato invano di perpetuarne la vita materiale. Da allora tutti i racconti relativi al Candelabro a sette bracci trasmigrano nella leggenda, con tutte quelle suggestive e rocambolesche declinazioni, ambientate tra Medioevo e Novecento, che saranno nella loro interezza rievocate in mostra. Su un altro versante, la mostra affronterà anche un altro, decisivo aspetto riguardante la storia della Menorà: in età medievale, a partire esattamente e non casualmente dal periodo carolingio, l’arte cristiana riprese molto puntualmente le forme della Menorà per la creazione di quei candelabri a sette bracci posti in molte chiese a scopo liturgico. Anche questo sostanziale capitolo sarà debitamente sviluppato in mostra grazie alla presenza nel percorso di alcune testimonianze di grande rilievo risalenti al XIV e al XV secolo.

Eccoci ora a Napoli per la rassegna Picasso e Napoli: Parade.
La mostra celebra il centenario del viaggio in Italia compiuto, tra marzo e aprile del 1917, da Picasso insieme al poeta Jean Cocteau per lavorare con i Balletti Russi a Parade, balletto andato in scena a Parigi a maggio dello stesso anno, su soggetto dello stesso Cocteau e musica di Erik Satie. La mostra è un appuntamento unico per ammirare Parade la più grande opera di Picasso. Un’opera di capitale importanza per l’arte moderna, un sipario di 17 metri di base per 10 di altezza, conservata al Centre Georges Pompidou di Parigi che, per le sue dimensioni, è stata esposta solo in rare occasioni e sarà a Napoli, per la prima volta, nel suggestivo Salone delle Feste dell’Appartamento Reale di Capodimonte. Nelle sale adiacenti un’ampia selezione di disegnidipintifotovideo e un teatro di marionette, non solo di Picasso, ma anche di artisti a lui contemporanei come Depero, protagonisti di quell’Europa artistica intraprendente, audace e bohème che sta inventando l’arte moderna. Quello di Picasso fu un viaggio di due mesi durante i quali Picasso trascorre due settimane a Napoli tra marzo e aprile 1917, e in quei giorni avviene la metamorfosi del balletto. Non si tratta più solo di portare in scena il cubismo, operazione di cui si occupano i due manager, il manager americano e quello francese, con il loro corredo di grattacieli e nuvole, si tratta di arte popolare, di marionette, di pupi, delle figure del presepe di cui Picasso acquista diversi esemplari. […] La scenografia deriva dal teatro popolare, da Pulcinella, dal grande Scarpetta, dal presepio napoletano. Il grande sipario non è un oggetto di scena ma un’opera d’arte il più grande quadro che Picasso abbia mai realizzato. Jean Cocteau, Erik Satie, Léonide Massine, Serge Diaghilev e lo stesso Picasso mascherati sono i protagonisti del dipinto, seduti come in un presepe napoletano che ricorda l’antica Pompei. … E quando il sipario si alza gli spettatori capiscono che proprio quello costituiva il primo atto di Parade e che a loro volta hanno confuso lo spettacolo e la sua parata. È una derisione surrealista in atto, un teatro nel teatro, la parata come opera comica contro la guerra e contro la morte.
 
Ultima tappa delle nostre proposte è a Palermo, per la mostra O’Tama e Vincenzo Ragusa. Un ponte tra Tokio e Palermo. Dalla metà del XIX secolo, dopo duecento anni di chiusura nei confronti dell’Occidente, il Giappone apre le sue frontiere, avviando rapporti economici e diplomatici con gli Stati Uniti d’America e i paesi europei. Nel clima di questa apertura generale verso l’Occidente, l’imperatore Mutsuhito ritiene necessario invitare dall’Italia – il paese occidentale dalla più solida tradizione artistica – tre artisti per fondare una scuola d’arte che sia al passo con le linee stilistiche della cultura figurativa moderna: nasce a Tokyo la scuola d’arte Kobu Bijutsu Gekko del Ministero dell’industria e tecnologia. I tre artisti selezionati dall’Accademia milanese di Brera sono: Antonio Fontanesi per la pittura, Giovanni Vincenzo Cappelletti per l’architettura e il palermitano Vincenzo Ragusa per la scultura. Ragusa arriva nella capitale nipponica nel 1876. Da questo episodio, già di per sé clamoroso, deriveranno due eventi stupefacenti per la città di Palermo: la sua idea di istituire una scuola d’arti orientali, progetto pionieristico a livello europeo, e la presenza di un’artista giapponese, O’Tama Kiyohara, divenuta sua moglie col nome di Eleonora Ragusa, che vivrà a Palermo per 51 anni. A contatto con le novità espressive occidentali, la strategia creativa di O’Tama si trasforma: dal grafismo sintetico giapponese giunge al naturalismo con la sua oggettiva rappresentazione del reale. La pittrice O’Tama Kiyohara (Tokyo 1861-1939) e lo scultore Vincenzo Ragusa (Palermo 1841-1927) costituiscono nella storia dell’arte del nostro paese due importanti figure, promotrici del precoce giapponismo fiorito a Palermo, quando erano ancora in pochi, negli anni 80 del sec. XIX, in Europa, ad accostarsi con passione alla cultura e all’arte nipponiche.
In mostra si vedranno opere di O’Tama Kiyohara Ragusa, la quale ha lasciato qui una ricca produzione, esplorando varie tecniche (da opere da cavalletto con olii, acquerelli e pastelli, a dipinti murali) e soggetti diversi (dal ritratto al paesaggio, dalle nature morte alle scene di genere, dai fiori agli animali, dai temi religiosi alle memorie d’atmosfere orientali, dall’arte applicata alle decorazioni d’interni). Saranno in mostra anche lavori di Vincenzo Ragusa, del quale si vedranno attraverso pannelli quelle non trasportabili.

Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata
Torino – Museo Egizio
11 marzo 2017 – 10 settembre 2017
Orari: lunedì 9.00 –14.00, martedì- domenica 09.00 –18.30
Biglietti: 15€ intero, 11e ridotto
Informazioni: www.museoegizio.it

Il viaggio dell’eroe. Da Atene alla Magna Grecia, dal racconto all’immagine
Torino – Pinacoteca Agnelli
24 marzo 2017 – 3 settembre 2017
Orari: martedì-domenica 10.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.pinacoteca-agnelli.it

Cose d’altri mondi. Raccolte di viaggiatori tra Otto e Novecento
Torino – Palazzo Madama
6 aprile 2017 – 11 settembre 2017
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00, chiuso martedì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzomadamatorino.it

L’emozione dei colori nell’arte
Torino – GAM/ Castello di Rivoli
14 marzo 2017 – 23 luglio 2017
Orari: GAM martedì – domenica 10.00-18.00, chiuso lunedì
Castello di Rivoli martedì – venerdì 10.00 –17.00, sabato – domenica 10.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: GAM 10€ intero,8€ ridotto
Castello di Rivoli 8,50€, 6,50€ ridotto per possessori biglietto GAM 
Informazioni: www.gamtorino.it / www.castellodirivoli.org

The Many Lives of Erik Kessels
Torino – CAMERA/Centro Italiano per la fotografia
1 giugno 2017 – 30 luglio 2017
Orari: lunedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 11.00 – 19.00; giovedì 11.00 – 21.00, chiuso martedì
Biglietti: 10€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: +39.011.0881150

Ritorno a Cola dell’Amatrice
Milano – Museo Bagatti Valsecchi
27 maggio 2017 – 27 agosto 2017
Orari: tutti i giorni 13.00-17.45, chiuso lunedì
Biglietti: 9€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.museobagattivalsecchi.org

Kandinkij, cavaliere errante in viaggio verso l’astrazione
Milano – MUDEC
15 marzo 2017 – 9 luglio 2017
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì / mercoledì/venerdì / domenica 09.30-19.30;giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: : 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.mudec.it

Tutti al mare. Mostra collettiva
Milano – Galleria Previtali (Via Lombardini 14)
7 giugno 2017 – 15 luglio 2017
Ingresso libero
Orari e informazioni: www.galleriaprevitali.it

Obiettivo Milano. 200 fotoritratti dall’archivio di Maria Mulas
Milano – Palazzo Morando
1 giugno 2017 – 6 settembre 2017
Orari: martedì – domenica 9.00-13.00/ 14.00-17.30
Ingresso libero
Informazioni: www.civicheraccoltestoriche.it

Toulouse-Lautrec. La Belle Époque
Verona – AMO Palazzo Forti
1 aprile 2017 – 3 settembre 2017
Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì- domenica 9.30 – 19.30
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.mostratoulouselautrec.it

Serenissime trame. Tappeti della Collezione Zaleski e dipinti del Rinascimento
Venezia – Galleria Franchetti/ Ca’ d’Oro
23 marzo 2017 – 23 luglio 2017
Orari: lunedì 9.00 –14.00; martedì-domenica 9.00-19.00
Biglietti: 13€ intero, 6,50€ ridotto
Informazioni: www.serenissimetrame.it ; www.cadoro.org / www.moshetabibnia.com

Italia Metafisica
Pordenone – Galleria Harry Bertoia
18 marzo 2017 – 30 luglio 2017
Orari: mercoledì – domenica 15.00-19.00
Biglietti: 3€ intero, 1€ ridotto
Informazioni: www.galleriabertoia.it / www.comune.pordenone.it

Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana
Parma – Galleria San Ludovico
2 giugno 2017 – 16 luglio 2017
Orari: mercoledì – domenica 10.00 – 19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.parmarcheologica.it

Cezanne /Morandi. La pittura essenziale
Parma – Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo
22 aprile 2017 – 10 settembre 2017
Orari: martedì – venerdì 10.00 – 18.00; sabato e domenica 10.00 – 19.00, chiuso lunedì 
Biglietti: 10€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.magnanirocca.it

Minguzzi, sculture e disegni
Cento (Fe) – Rocca
20 maggio 2017 – 20 agosto 2017
Orari: venerdì, sabato, domenica 10.00-13.00 / 15.30-19.30 
Ingresso libero
Informazioni: www.comune.cento.fe.it

Nel solco di Pietro. La Cattedrale di Pisa e la Basilica Vaticana
Pisa – Palazzo dell’Opera
22 aprile 2017 – 23 luglio 2017
Orari: lunedì – domenica 8.00-20.00
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.opapisa.it

Giuliano da Sangallo. Disegni degli Uffizi
Firenze – Uffizi
16 maggio 2017 – 20 agosto 2017
Orari: martedì-domenica 8.15-18.50, chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.gallerieuffizi.it

Immaginare la musica
Perugia – Galleria Nazionale dell’Umbria
30 giugno 2017 – 27 agosto 2017
Orari: 8e intero, 4€ ridotto
Biglietti: lunedì 12.00-19.30; tutti gli altri giorni 8.30-19.30
Informazioni: www.sistemamuseo.it

Tesori della Valnerina
Spoleto (Pg)- Museo del Ducato
12 aprile 2017 – 30 luglio 2017
Orari: lunedì 9.30-13.30; gli altri giorni 9.30-19.30
Biglietti: 7,50€ intero, 3.75€ ridotto
Informazioni: www.scoprendolumbria.it

Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna
Roma – Scuderie del Quirinale
14 aprile 2017 – 30 luglio 2017
Orari: domenica – giovedì 10.00 – 20.00; venerdì e sabato 10.00 – 22.30, chiuso lunedì
Biglietti: 12€ intero, 9,50€ ridotto
Informazioni: www.scuderiequirinale.it

La Menorà. Culto, storia e mito
Città del Vaticano – Musei Vaticani, Braccio di Carlo Magno/Roma – Museo Ebraico (Via Catalana)
16 maggio 2017 – 23 luglio 2017
Orari: Braccio di Carlo Magno lunedì, martedì, giovedì, venerdì e sabato 10.00-18.00; mercoledì 13.00-18.00, chiuso domenica
Museo Ebraico domenica-giovedì 10.00-18.00; venerdì 10.00-16.00, chiuso sabato
Biglietti: 7€ (per entrambe le sedi)
Informazioni: www.museivaticani.va

Picasso e Napoli
Napoli – Museo e Real Bosco di Capodimonte
8 aprile 2017 – 10 luglio 2017
Orari: tutti i giorni 8.30-19.30, chiuso mercoledì
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/

O’Tama e Vincenzo Ragusa. Un ponte tra Tokio e Palermo
Palermo – Palazzo Sant’Elia
12 maggio 2017 – 28 luglio 2017
Orari: martedì – venerdì 9.30-13.00/ 15.30-18.30; sabato – domenica 10.00-13:00/ 16.00-19.00, chiuso lunedì
Biglietti: 5€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.fondazione-santelia.it