Le mostre di maggio 2017

Autore:
Roda, Anna
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Le proposte del mese di maggio hanno privilegiato alcune importanti mostre fotografiche; una tipologia di rassegne che in questi anni si stanno moltiplicando, segno che questa arte sta riscuotendo grande successo tra il pubblico anche dei non esperti.

Il nostro percorso comincia dal Piemonte, in particolare dalla fondazione Cosso, presso il Castello di Miradolo (To), con la mostra Tiepolo e il Settecento veneto.
Protagonisti nelle sale espositive dell’antica dimora sono Giambattista e Giandomenico Tiepolo, artisti profondamente amati e riconosciuti dalla nobiltà del loro tempo, la cui fama varcò i confini della natia Venezia per renderli immortali e ricercati dalle grandi corti europee, ma anche altri grandi nomi del panorama artistico settecentesco, veneto ed europeo. La mostra si sviluppa intorno a 46 preziosi capolavori, provenienti dalla prestigiosa Pinacoteca di Palazzo Chiericati a Vicenza, in un viaggio attraverso dipinti, disegni, acqueforti, incisioni e sculture, che accompagneranno il visitatore alla scoperta dei grandi temi del secolo dei lumi. Tra le opere in mostra, Prospettiva di rovine con figure di Marco e Sebastiano Ricci e Paesaggio con arco trionfale e monumento equestre di Luca Carlevarijs, che introducono a una carrellata sui maestri veneti, da Aviani a Brisighella a Zais, e sulla natura morta. Tra le pagine più interessanti, il confronto tra Giambattista Piazzetta e Giambattista Tiepolo, di vent'anni più giovane. Di Piazzetta è esposta L’Estasi di San Francesco, dipinta nel 1729 per la chiesa conventuale dell'Araceli di Vicenza, mentre
 l’Immacolata Concezione di Tiepolo, del 1733-1734, testimonia la raggiunta autonomia del pittore, che approda a una pittura di pura luce. Sono presenti a Miradolo anche Scherzi e Capricci, movimenti allegri e veloci interpretati da Giambattista nelle sue acqueforti, che riportano alla tradizione classica con narrazioni di sacrifici pagani, scene pastorali, paesaggi agresti 

Dal Piemonte alla Lombardia, a Legnano (Mi) presso la sede espositiva del Museo Maga per una rassegna fotografica dedicata a Mario Giacomelli. L’esposizione raccoglie 101 opere selezionate e ordinate personalmente da Mario Giacomelli (1925) nel 1984, per un evento espositivo organizzato a Lonato, successivamente donate alla collezione della cittadina bresciana. Il percorso espositivo si sviluppa nel rispetto dei nuclei tematici che lo stesso Giacomelli aveva curato per dare una visione complessiva della sua produzione artistica: Mia moglie (1955), La mia modella (1955), Mia madre (1956), Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961-1963), Lourdes (1957), La buona terra (1964-1965), Scanno (1957-1959), Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1955-1956 / 1981-1983), Caroline Branson da Spoon River (1971-1973), Gabbiani (1981- 1984). A fare da trait d’union sono le 41 fotografie di paesaggi dal titolo Presa di coscienza sulla natura (1955 -1984), un vero e proprio racconto visivo durato per decenni, continuamente indagato con libertà di sguardo e di impaginazione. A Legnano s’incontrano i reportage più emozionanti realizzati negli anni Sessanta dall’artista marchigiano, come Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1954-56), il cui titolo è mutuato da una poesia di Cesare Pavese, realizzato all’interno dell’ospizio di Senigallia. Prima di iniziare a scattare, Giacomelli si recò nella casa di riposo per un intero anno, al fine di creare una familiarità con gli ospiti e con le loro vite. La serie è un’analisi dura, quasi brutale, del tema della vecchiaia, ma condotta con uno sguardo compassionevole e umano, che rivela i pensieri di Giacomelli sulla morte e la malattia. Oppure la famosa epopea dei ‘pretini’, ovvero Io non ho mani che mi carezzino il volto (1961-63), da una poesia di David Maria Turoldo, che coglie la vita di giovani seminaristi nei loro momenti più festosi, sia per una partita di pallone, che per un girotondo o una battaglia di palle di neve. E ancora La buona terra (1964-66), che delinea la storia minima dei contadini delle Marche, lungo il ripetersi ciclico del lavoro e delle stagioni. Il quadro che ne risulta è un racconto quasi epico in cui l’uomo è legato alla natura, il contadino ai suoi campi e al lavoro, alla fatica, e dove si respira un’idea di comunità in cui tutti si rendono utili dal più giovane al più anziano. Giacomelli ha affrontato i temi più diversi attraverso un’intensa sensibilità intrisa di vita, di inquietudine, di sofferenza e di poesia: “Tutte le mie fotografie - ricordava lo stesso Giacomelli - sono come autoritratti, ho sempre fotografato i miei pensieri e con questo voglio dire le mie idee, le mie passioni, le mie paure”.

Ancora fotografia, ma questa volta a Bergamo e come protagonista Mario Dondero (1928-2015)
La mostra propone un viaggio nella poetica e nell'universo delle storie raccontate da questo fotografo che ha scelto di viaggiare e raccontare il mondo in totale libertà. Un viaggio in 60 fotografie, con un rilevante capitolo di inediti, stampate ai sali d’argento e presentate in formati straordinari realizzati ad hoc. La mostra intreccia momenti del lungo percorso di vita di Dondero: l'appassionante ritratto costruito negli anni sul mondo della cultura europea del secondo Novecento, con le sue idee, il fermento di sperimentazioni e la tensione morale che lo attraversa, a Roma, a Milano, a Parigi, come a Londra; le immagini di importanti momenti storici come il maggio francese, la caduta del muro di Berlino, i conflitti del Medio Oriente, ma soprattutto il racconto della storia minuta, della vita quotidiana della gente comune. Poi le fotografie dei villaggi del Mali, del Senegal, del Niger, dove Dondero torna ripetutamente soprattutto nel corso degli anni Settanta, delle famiglie contadine in Portogallo, Italia, Spagna, di Cuba, negli anni più duri dell'embargo, della vita nella Russia di Putin. Volti, ritratti di uomini e donne, frammenti di vite che ci guardano e ci parlano attraverso l'obiettivo del fotografo, coinvolgendoci nel dialogo appassionato che Mario Dondero ha intessuto per tutta la sua vita con il mondo e la realtà.

Arriviamo a Venezia per due mostre.
La prima a Palazzo Ducale dedicata a Hieronymus Bosch (1450-1516). Visioni inquietanti, scene convulse, paesaggi allucinati con città incendiate sullo sfondo, mostriciattoli e creature oniriche dalle forme più bizzarre: è questo l’universo di Hieronymus Bosch affascinante ed enigmatico pittore ricordato in occasione dei 500 anni dalla morte con due grandi mostre monografiche, rispettivamente nella città natale e al Prado di Madrid. A questo straordinario artista, Venezia, unica città in Italia a conservare suoi capolavori, dedica una mostra di grande fascino per il pubblico e di notevole rilevanza per gli studi, il cui punto focale sono proprio le tre grandi opere di Bosch custodite in laguna alle Gallerie dell’Accademia – due trittici e quattro tavole – riportate all’antico splendore grazie a una importante campagna di restauri: Il martirio di santa Ontocommernis (Wilgefortis, Liberata), Tre santi eremiti e Paradiso e Inferno (Visioni dell’Aldilà). Oltre ai capolavori del maestro fiammingo troviamo altre 50 opere di contesto provenienti da importanti collezioni internazionali pubbliche e private – dipinti tra gli altri di Jacopo Palma Il Giovane, Quentin Massys, Jan Van Scorel, Joseph Heintz, disegni e bulini straordinari di Dürer, Bruegel, Cranach e Campagnola, bronzi e marmi antichi, preziosi e rari manoscritti e volumi a stampa – condurranno i visitatori a scoprire una città che accanto al classicismo tizianesco e al lirismo tonale inseguiva una passione dotta per il tema del sogno e le visioni oniriche; chiarirà i collegamenti tra le Fiandre e uno dei più raffinati e colti protagonisti della scena veneziana, il Cardinale Domenico Grimani che volle i capolavori dell’artista; mostrerà le connessioni di questo ambiente culturale con la cabala ebraica e la cultura giudaica in generale; rievocherà i salotti e le straordinarie collezioni che a Venezia diventavano luogo e occasione di discussioni e scambi d’opinione, di natura filosofica e morale.

L’esposizione, allestita al secondo piano del Museo Correr, Da Poussin a Cézanne. Capolavori del disegno francese dalla Collezione Prat, si articola in otto sezioni tematiche che accompagnano il visitatore nell’evoluzione dell’arte del disegno francese lungo tre secoli – dal XVII al XIX – attraverso un nucleo di 110 raffinatissimi fogli realizzati con le più diverse tecniche: a matita, a china, ad acquarello e altro. Si parte dai piccoli ritratti di Nicolas Poussin, per arrivare all’Ottocento con Corot, e un po’ più tardi un Millet. La rassegna di disegni si conclude con opere di Redon, Rodin, Toulouse-Lautrec, Seurat e da ultimo Cézanne, che cerca di avvicinare la resa della sua “piccola sensazione”, a lungo meditata, alla sua alta concezione dell’“arte dei musei” attraverso una ricerca di armonia formale, di una potenza incomparabile.

Presso il Castello di Miramare a Trieste, In occasione dei 150 anni dalla morte di Massimiliano d’Asburgo (6 luglio 1832-19 giugno 1867), si tiene la mostra Massimiliano e l’esotismo. Arte orientale nel Castello di Miramare. Il percorso espositivo offre ai visitatori il patrimonio di oggetti preziosi d’arte orientale – oltre 100 opere – raccolti dall’imperatore durante i suoi numerosi viaggi e conservati nelle collezioni storiche del Castello di Miramare. In questo modo il Museo, oltre ad approfondire la personalità di Massimiliano, sensibile alla cultura e all’arte, offre una riflessione sull’importanza che la tradizione artistica orientale ha avuto nell’Europa della metà del XIX secolo. 
Porcellane, lacche, arredi, sculture e suppellettili di vario genere – provenienti dall’area medio-orientale, dall’India, dalla Cina e dal Giappone – dialogheranno con esemplari della produzione europea e americana ispirata all’arte orientale, la cosiddetta Cineseria. Il termine identifica in maniera molto ampia tutto ciò che in Europa aveva a che fare con l’Asia orientale, dal collezionismo di manufatti, alla realizzazione di Gabinetti in stile, dalla produzione europea di oggetti d’ispirazione asiatica, all’influenza che la Cina e territori limitrofi ebbero sulla filosofia, sul teatro e sulla letteratura europei. I manufatti risalgono a un arco cronologico che va dalla fine del Cinquecento alla metà dell’Ottocento. Massimiliano infatti acquista pezzi antichi insieme a oggetti della produzione allora contemporanea presso gli antiquari delle città che frequenta, tra le quali Trieste. Un’infatuazione, quella di Massimiliano per l’Oriente, che raggiunge il suo acme nei due ambienti ‘alla cinese’ presenti al Castello. Il Salotto Giapponese e il Salotto Cinese riflettono l’ammirazione da parte del giovane Asburgo di una moda molto diffusa già nel Settecento, seguita con entusiasmo anche dai membri della famiglia imperiale, i quali avevano realizzato simili stanze nelle residenze di Vienna e Schönbrunn.
 
Piacenza dedica una serie di iniziative per ricordare Guercino (Giovanni Francesco Barbieri 1591-1666), con l’occasione unica per vedere da vicino la magnificenza della cupola della Cattedrale affrescata proprio dall’artista, uno dei vertici assoluti della sua arte. Il percorso parte dalla navata laterale sinistra dove si accede attraverso una serie di strette scale e grazie alle quali si può raggiungere la base del campanile per poi continuare nel sottotetto della navata nord. Dopo aver attraversato tutto il matroneo, e aver goduto di un primo affaccio all’interno della Cattedrale, si supera un breve tratto di scala a chiocciola per raggiungere il sottotetto del matroneo e quello della navata centrale. Qui, una nuova stanza in legno che sormonta le volte ospita un monitor touch screen che consente una navigazione virtuale della cupola, con contenuti che ne facilitano la comprensione. Alla destra si apre un lungo corridoio che, correndo lungo tutta la navata centrale, conduce alla facciata. Tornando indietro ci si può affacciare dalla galleria interna della cupola. Uno sguardo mozzafiato per una visione ravvicinata degli affreschi e una percezione dall’alto dell’imponente mole della Cattedrale. Inoltre le iniziative continuano con la mostra, dal titolo Guercino tra sacro e profano, allestita nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese, che si concentra su alcuni capolavori del Guercino, in grado di restituire la lunga parabola artistica che lo ha portato a essere uno degli artisti del Seicento italiano più amati a livello internazionale.
I dipinti scelti ben documentano la “poetica degli affetti” con cui il pittore ha realizzato sia i temi sacri, sia quelli profani, lungo l’arco cronologico della sua operosa attività artistica.
La rassegna presenta una selezione di 20 opere - in prevalenza pale da altare, ma con anche una significativa rappresentanza di quadri “da stanza” a soggetto profano – che consente di accostare il “vero” Guercino e di apprezzarne la straordinaria qualità e le prerogative messe a punto prima e dopo la grande impresa piacentina. Il percorso espositivo illustra le sue prime esperienze pittoriche a Cento, paese natale, svolte nel segno di una romantica adesione al linguaggio di Ludovico Carracci e, indaga la sua maturazione artistica a seguito dei soggiorni, prima a Bologna e poi a Roma. I dipinti esposti oltrepassano anche questo importante traguardo e seguono il Guercino quando, pur rimanendo inconfondibile, il suo linguaggio si apre a nuove sollecitazioni di tipo classicheggiante, incontrando il favore dei più illustri committenti.

A Parma è stata allestita una mostra, Parma e il Mondo nelle fotografie di Carlo Bavagnoli; si tratta di un omaggio a Carlo Bavagnoli (1932), fotografo di fama internazionale che nel 2000 ha generosamente donato alla stessa Fondazione il suo prezioso archivio (29.385 tra provini, positivi, diapositive e negativi) oltre alla corposa raccolta di 1.500 tra rari libri e riviste internazionali di fotografia. Ad essere proposta nella sale di Palazzo Bossi Bocchi è una selezione ragionata di questo immenso, importantissimo patrimonio; immagini scelte per “raccontare” la carriera di Bavagnoli: le sue erano foto “che non avevano bisogno di una didascalia per essere capite... che sapevano imporsi per la loro forza emotiva, per il loro rigore assoluto”, com’era nella filosofia di LIFE. Alta professionalità mischiata a sublime invenzione, la sua. Nessuna ideologia, ma solo la forza dell’immagine, in una alternanza di toni leggeri e racconti dolorosi. Bavagnoli si rivela fondamentalmente il fotografo del racconto umano, quello capace di suscitare emozioni. Racconto al quale egli stesso partecipa vivendo pienamente ogni singola esperienza, lasciandosi trasportare in un pieno coinvolgimento e restituendo immagini che, nella complessa articolazione della sequenza, si caratterizzano per una esplicita tensione narrativa in grado di restituire tutta la verità e la spontaneità dei fatti.

Palazzo della Meridiana, nel cuore di Genova, propone una ampia e documentatissima retrospettiva di Sinibaldo Scorza (1589-1631), caposcuola della pittura genovese del Seicento. Un artista che fu molto amato da collezionisti come Caterina di Svezia, Gio. Vincenzo Imperiale, Giovan Carlo Doria, Carlo Emanuele I di Savoia, dal più importante poeta del suo tempo Giovanni Battista Marino, per essere poi quasi dimenticato. Perciò questa mostra, prima ad essergli dedicata, costituisce innanzi tutto un doveroso risarcimento critico, oltre che una imperdibile occasione per conoscere un grande maestro, tutto da scoprire. Animalista straordinario e sublime narratore quando inscena i miti di Circe, Orfeo o Didone, narrati come fiabe nella natura della sua campagna ligure-piemontese ritratta dal vero con i cieli e i monti azzurri presi a prestito dai nordici, Sinibaldo Scorza vive poco ma lavora moltissimo, specie con matita e penna. Più di rado dipinge scegliendo supporti cari agli Oltramontani: tavolette, tondini di legno, piccoli rami, e tele mai troppo grandi. La sua attività si svolge nel paese natale, Voltaggio, prima del trasferimento a Genova intorno al 1604; a Torino come pittore di corte per Carlo Emanuele I di Savoia dal 1619 al 1625; in esilio per sospetto tradimento negli anni della guerra tra Genova e i Savoia nel 1625-1627, si reca a Massa e a Roma; nuovamente a Genova dal 1627 fino alla morte, avvenuta quando ha solo 41 anni, nel 1631.
Alle sue opere sono affiancate una trentina di opere degli artisti fiamminghi e genovesi del suo tempo, per ricostruire il contesto da cui è scaturita la sua arte singolare: il maestro Giovanni Battista Paggi, i fratelli Bernardo e Giovanni Battista Castello, Jan Roos, Jan Wildens, i fratelli De Wael; e poi Gio. Bendetto Castiglione detto il Grechetto, Anton Maria Vassallo, Antonio Travi e Pieter Mulier detto il Tempesta. La mostra è divisa in 5 sezioni tematiche: “Gli esordi di un pittore aristocratico”, “ Dal vero al sacro”, “ Favole e miti”, “ La scena di genere fiammingo-genovese”, “Paesi incantati”.

Eccoci a Borgo Sansepolcro (Ar) per la mostra Nel segno di Roberto Longhi. Piero della Francesca e Caravaggio. Apparentemente così lontani e così diversi i due artisti furono studiati e ‘riscoperti’ da Roberto Longhi, una delle personalità più affascinanti della storia dell'arte del XX secolo, già a partire dai suoi anni formativi. Longhi fu ‘scopritore’ moderno, lucido studioso e collezionista del Caravaggio, tanto da acquisire per la propria “raccolta” intorno al 1928 il Ragazzo morso da un ramarro. La tela, dipinta verso il 1595, è certamente uno dei più significativi capolavori giovanili del Maestro lombardo. Su Piero della Francesca Longhi scrisse invece nel 1927 una monografia tuttora imprescindibile, anticipata dal lucidissimo saggio del 1914, “Piero dei Franceschi e lo sviluppo della pittura veneziana”, fondamentale per l’innovativa lettura del pittore di Borgo Santo Sepolcro, visto dallo storico dell’arte non solo nella sua “ascendenza” fiorentina, ma anche, e soprattutto, nella sua “discendenza” veneziana, quello di Antonello da Messina e di Giovanni Bellini.

Da ultimo a Firenze troviamo una rassegna dal titolo Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola. Il ritrovamento tra Firenze, Siena, Perugia e Assisi di una serie di cinque dipinti realizzati da Plautilla Nelli (1522-1588), tutti raffiguranti l’immagine di una santa domenicana ritratta a mezzo busto di profilo, costituisce un nuovo importante tassello nella ricostruzione dell’attività artistica della suora pittrice, epigona della Scuola di San Marco. Tale raffigurazione costituisce un’iconografia peculiare da porre in relazione con quella di Santa Caterina da Siena, seppure se ne discosti significativamente. La mostra intende approfondire la conoscenza della produzione seriale di immagini devote attraverso l’utilizzo di varie tecniche, a iniziare da quella dello “spolvero” impiegata dalle monache anche per l'arte del ricamo, il lavoro maggiormente legato alle tradizioni conventuali. A testimonianza di ciò sarà presente uno splendido paliotto in seta con ricamo ad applicazione della fine del XVI secolo, appartenente al Convento di San Vincenzo a Prato.

Tiepolo e il Settecento veneto
San Secondo di Pinerolo (To) – Castello di Miradolo
25 febbraio 2017 – 14 maggio 2017
Orario: giovedì e venerdì: 14.00-18.30; sabato, domenica e lunedì: 10.00-19.00; martedì e il mercoledì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.fondazionecosso.com

Le fotografie di Mario Giacomelli
Legnano (Mi) – Palazzo Leone da Perego
19 marzo 2017 – 4 giugno 2017
Orario: giovedì, venerdì 9.30 - 12.30; sabato e domenica 10.00 - 12.30/ 16.00 - 19.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.museomaga.it

Mario Dondero un uomo, un racconto
Bergamo – Galleria Ceribelli
11 marzo 2017 - 13 maggio 2017
Orario: martedì - sabato 10.00 -12.30/16.00-19.00; lunedì chiuso
Ingresso libero
Informazioni: www.galleriaceribelli.com

Jheronimus Bosch a Venezia
Venezia – Palazzo Ducale
18 febbraio 2017 - 4 giugno 2017
Orario: tutti i giorni 8.30 -19.00
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.palazzoducale.visitmuve.it

Da Poussin a Cézanne. Capolavori del disegno francese dalla Collezione Prat
Venezia – Museo Correr
18 marzo 2017 - 4 giugno 2017
Orario: tutti i giorni 10.00 -19.00
Biglietti:12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.correr.visitmuve.it

Massimiliano e l’Esotismo. Arte Orientale nel Castello di Miramare
Trieste – Museo storico del Castello di Miramare
11 aprile 2017 – 18 maggio 2017
Orario: tutti i giorni 9.00 -19.00
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.castellomiramare.org

Guercino a Piacenza
Piacenza – Duomo e Palazzo Farnese
4 marzo 2017 - 4 giugno 2017
Orario: martedì, mercoledì, giovedì e domenica 10.00-19.00; venerdì e sabato 10.00-23.00, lunedì chiuso
Biglietti: 12€ intero Cattedrale + Palazzo Farnese, 10€ ridotto Cattedrale e 7€ Palazzo Farnese:
Informazioni: www.guercinopiacenza.com

Parma e il Mondo nelle fotografie di Carlo Bavagnoli
Parma – Palazzo Bossi Bocchi
1 aprile 2017 – 28 maggio 2017
Orario: martedì e giovedì 15.30 – 18.00; sabato e domenica 10.00 -12.30/ 15.30-18.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.fondazionecrp.it

Sinibaldo Scorza (1589-1631). Favole e natura all’alba del Barocco
Genova – Palazzo della Meridiana
10 febbraio 2017 – 4 giugno 2017
Orario: martedì - venerdì 12.00-19.00; sabato e domenica 11.00-19.00; lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.palazzodellameridiana.it

Piero della Francesca e Caravaggio. Nel segno di Roberto Longhi
Sansepolcro (Ar) – Museo Civico
12 febbraio 2017 - 4 giugno 2017
Orario: tutti i giorni 10.00 -13.30/ 14.30-19.00
Biglietti: 10€ intero, 8,50€ ridotto
Informazioni: www.mostrapieroecaravaggio.it

Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola
Firenze – Uffizi
9 marzo 2017 – 4 giugno 2017
Orario: tutti i giorni 8.15 - 18.50 
Biglietti: 12,50€ intero, 6,25€ ridotto
Informazioni: www.polomuseale.firenze.it