Percorso iconografico in provincia di Varese

La Madonna della Misericordia
Autore:
Roda, Anna
Vai a "Luoghi"

La suggestività degli articoli di Paola Viotto (Madonne della Misericordia, luglio 2017, RMFonline.it) e Luca Frigerio (La bellezza della Madonna della Misericordia. Itinerario ambrosiano tra le chiese del territorio di Varese, 23 aprile 2017, Avvenire) ci hanno fatto nascere il desiderio di proporre anche ai nostri lettori il percorso suggerito dai due studiosi, con alcune nostre personali osservazioni.

Sub misericordiam tuam / confugimus, Dei Genetrix. / Nostras deprecationes / ne despicias in necessitate, / sed a periculis libera nos, / una sancta, una benedicta. (Immagine 1)

Chi non conosce questo antichissimo inno alla Vergine Maria, che i fedeli recitavano già nel terzo secolo. Ne esistono versioni in greco, copto, siriaco, armeno e latino, perché è una preghiera che accomuna tutti i cristiani, usata ancor oggi.
Gli artisti hanno illustrato l’invocazione presente nella preghiera attraverso un’immagine che ancor oggi chiamiamo Madonna della Misericordia, o Madonna del manto: rappresenta infatti Maria che protegge i fedeli raccogliendoli sotto il suo mantello. Si tratta di un retaggio medievale detto “protezione del mantello” che solo le nobildonne potevano concedere per misericordia ai bisognosi e perseguitati. Questa difesa simbolica consisteva appunto nell’offrire un riparo simbolico sotto il proprio mantello, considerato inviolabile.
Lo sviluppo del culto mariano in generale e della devozione alla Madre della Misericordia si deve soprattutto nell’arte sacra occidentale alla figura e all’opera di san Bernardino dell’ordine cistercense. L’iconografia si diffonde ampiamente in Europa e in Italia dopo la peste intercorsa tra il 1347 ed il 1353.

Il Battistero di Varese
La prima tappa del nostro itinerario parte proprio da Varese e dal cuore della città, dall’antico Battistero. (Immagine 2)
Eseguito da un anonimo pittore giottesco noto come Maestro della Tomba Fissiraga, forse attorno agli anni dieci del Trecento. L’ affresco è fiancheggiato dagli stemmi dei committenti, da poco identificati con la nobile famiglia genovese dei Fieschi. Lo stemma (a bande scure su sfondo bianco) ed il cappello cardinalizio sarebbero infatti da ricondurre a Luca Fieschi, giovane cardinale genovese, amico di papa Bonifacio VIII, particolarmente in vista alla corte di Avignone, il quale era legato ad un ecclesiastico varesino; alcuni recenti studi affermano che lo stesso Fieschi ebbe modo di visitare Varese per una speciale occasione ancora in fase di indagine. Il tono dell’immagine è infatti elegante e solenne: la Madonna è rappresentata in piedi sotto uno slanciato ciborio gotico, simbolo della Chiesa di cui la Vergine è immagine. L’interno del suo manto è foderato di vaio, un tipo di pelliccia usata nel Medioevo, di cui si vede con chiarezza il motivo a riquadri grigi e bianchi che ne rendeva preziosa la lavorazione.
La parte inferiore dell’affresco è molto rovinata, ma sembra che sotto il mantello siano inginocchiati soltanto due devoti, un uomo alla sinistra di Maria e una donna alla sua destra. È possibile vedere con chiarezza soltanto il profilo di quest’ultima, una giovane fanciulla vestita di bianco, con i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle.

La badia di San Gemolo in Val Ganna
Molto diversa è la Madonna della Misericordia (Immagine 3) nella navata laterale della Badia di Ganna, opera della fine del Quattrocento, quando la badia era ormai stata data in commenda a una serie di prelati secolari che neanche vi risiedevano. Abate commendatario tra il 1482 e il 1484 era il protonotario apostolico Leonardo Sforza, figlio illegittimo di Francesco Sforza, il cui ritratto è stato riconosciuto nel prelato inginocchiato in primo piano a destra della Vergine, con il berretto rosso in mano.
La sua figura si staglia su un grande cartiglio, dove è trascritta la preghiera “Ave Sanctissima Maria” diffusa per alimentare il culto, allora controverso, dell’Immacolata Concezione. La preghiera era attribuita a Papa Sisto IV, che aveva accordato un’indulgenza di dodicimila anni a chiunque la recitasse, come è ricordato nel cartiglio stesso.
Questo affresco era infatti un’immagine a cui era legata l’indulgenza, un’icona sacra davanti a cui pregare, aiutati dai testi riportati nelle scritte. Tutti i personaggi infatti reggono cartigli, a cominciare dal Padre Eterno dipinto nell’arco soprastante tra due immagine di serafini. Gli altri angeli, che incoronano Maria e tengono aperto il suo mantello, hanno testi di preghiere e antifone mariane, tra cui si riconosce l’inizio del “Regina Coeli”. La Vergine stessa ha due cartigli, in cui invita i fedeli a pregarla, per avere da Dio salvezza e vita eterna.
Qui i fedeli sono molti, e distribuiti in due gruppi compatti, le donne alla sua sinistra, gli uomini alla sua destra. Il gruppo delle donne è stato quasi distrutto dall’apertura di una porta, ma è ancora possibile capire che il pittore ha voluto rappresentare varie condizioni sociali e varie età, dalla ragazzina con i capelli sciolti, alla vecchia dal viso rugoso che spunta dal fondo. Altrettanto eterogeneo è il gruppo degli uomini, a ribadire sia la varietà del popolo cristiano, sia che la materna protezione di Maria è rivolta a tutti senza distinzione.

Santa Maria Assunta a Trezzo, sopra Dumenza
L’immagine della Vergine del manto (Immagine 4), oggetto di grande devozione, è molto ritoccata e inserita in una cornice barocca di stucco che nasconde parte dei lati, ma è ancora ben riconoscibile nelle sue caratteristiche cinquecentesche. Maria qui sembra proprio un pilastro, mentre l’ampio manto ricorda una volta: è chiaro il riferimento alla Vergine che raccoglie i fedeli sotto di sé, così come lo fa la Chiesa; notiamo inoltre la cintura che segna fortemente il ventre di Maria: ad indicare la su maternità che porta a noi la Salvezza. Maria è fiancheggiata da due angeli musicanti, con liuto e viella. Altri due recano ceri, e l’aiutano a tenere spiegato l’ampio manto, sotto cui si affollano i devoti, divisi ancora una volta tra uomini e donne. Gli uomini sono guidati da un notabile con un berretto rosso e riflettono non solo diverse età e status sociale, ma anche differenze etniche, con la vistosa presenza di un uomo di colore. Nel gruppo delle donne ci sono invece tre monache in primo piano, a ricordare che nel Cinquecento accanto alla chiesa sorgeva un minuscolo convento femminile, che seguiva, sia pure con una certa approssimazione, la regola di San Benedetto e che fu soppresso ai tempi di san Carlo.

La chiesa dell’Annunciata a Tronzano
La Madonna della Misericordia di Tronzano (Immagine 5) si trova invece sull’esterno della chiesa dell’Annunciata, vicino al cimitero. Anticamente l’edificio era la sede di una confraternita di Disciplini, che si sono fatti rappresentare sotto il manto di Maria, anche se solo uno di loro, forse il priore, è oggi ancora riconoscibile. L’affresco è stato dipinto poco prima del 1567, e mostra ai lati della Madonna i Santi Rocco e Sebastiano, invocati contro le pestilenze, a riprova del carattere votivo dell’immagine. IL mantello e la fascia in vita della Vergine sono mossi, quasi colpiti da un’improvvisa folata di vento: forse è l’immagine dello Spirito che trovò in Maria pronta adesione ai voleri del Padre.

La chiesa di Santa Maria in Carmine a Luino
La Chiesa o Santuario della Madonna del Carmine è una chiesa quattrocentesca situata di fronte alle rive orientali del Lago Maggiore, a pochi passi dal centro cittadino. Venne fondata nel 1477 dal beato Jacobino, nativo del luogo, ed è, insieme a san Pietro, la patrona di Luino.
La chiesa del Carmine è la più antica della città e negli anni ha subito diverse modifiche e ampliamenti: l’originaria costruzione tardogotica venne ampliata con la costruzione di una cappella nel 1544 e con altre cappelle negli anni successivi. Diversi sono gli affreschi, quasi tutti restaurati o recuperati dai restauri, che decorano la chiesa, come la “Madonna della Misericordia” (Immagine 6), probabilmente risalente alla fine del Quattrocento. La Vergine appare particolarmente giovane, ha i capelli biondi e lunghi, sui quali spicca una corona, segno della sua regalità. Alle sue spalle due angeli musicanti e due santi: un vescovo e un religioso che ha in mano un giglio, e che la aiutano nel tenere alto il mantello, segno evidente delle intercessione dei santi.
Ai suoi piedi numerosi fedeli inginocchiati: a sinistra gli uomini, tra i diversi giovani spicca il profilo di un anziano; a destra le donne, di cui però possiamo vedere solo una piccola parte perché l’affresco à molto deteriorato.

La chiesa di Santa Maria della Neve a Cislago
Una chiesa dedicata a Sancta Maria è citata già nel 1256 nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero, ma è solo alla fine del XV secolo che risalgono le prime fonti documentarie certe attestanti l’esistenza di un edificio religioso strettamente legato alla scuola di Santa Maria del territorio e luogo di Cislago. La dedicazione a Santa Maria della Neve prende spunto da un evento miracoloso avvenuto nella Capitale il 5 agosto del 352, quando proprio nel pieno svolgersi dell’estate cadde miracolosamente la neve nella Basilica di Santa Maria Maggiore. L’edificio si presenta ad aula unica rettangolare con cinque piccole nicchie semicircolari ricavate nel muro e affrescate. Il presbiterio, anch’esso a pianta rettangolare, è della fine del ‘500 e ha un soffitto a volta ampiamente decorato.
All’immagine centrale, sull’altare maggiore, della Madonna nell’attesa del parto, opera di un anonimo lombardo del tardo XV secolo, fanno corona gradatamente sulle pareti altre immagini di Maria: in totale una quindicina. Tanta concentrazione di immagini mariane è sufficiente a spiegare la devozione mariana scoppiata proprio nei secoli XV-XVII e guidata dalla Chiesa in continuità col culto popolare dei secoli precedenti. Molti di questi dipinti sono attribuiti a Giangiacomo Lampugnani.
In una delle nicchie campeggia la Madonna della misericordia (Immagine 7), ma cosa singolare, a Cislago la Vergine non spalanca più le braccia per allargare il suo mantello, ma giunge le mani in preghiera per intercedere presso Gesù a favore dei fedeli che la invocano stringendo le corone del Rosario. Il manto, sostenuto da due santi religiosi, ferma le frecce del giudizio divino, che Cristo stava per scagliare sugli uomini. Particolare anche la raffigurazione degli uomini sotto il manto: a sinistra sono tutti ecclesiastici; il primo inginocchiato è un pontefice in ricchi paramenti e alta tiara (forse si tratta di Pio V, che nel 1569 stabilì le modalità per la recita del rosario, con la bolla Consueverunt Romani Pontifices), dietro di lui cardinali nel tipico abito e poi i vescovi con le loro mitrie.
Alla sinistra di Maria uno stuolo di gentiluomini in ricche vesti.
Attorno alle nicchie si vedono gli episodi dei Misteri del Rosario: a sinistra i gaudiosi, a destra i dolorosi in alto i gloriosi.