La basilica dei Fieschi presso Lavagna.

Una perla ligure
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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San Salvatore dei Fieschi, più semplicemente chiamata “basilica”, è da considerarsi tra i monumenti medievali più significativi del Levante ligure. I Fieschi, famiglia d’antica origine, eredi dei conti di Lavagna che avevano ampliato i loro feudi all'interno della Marca Obertenga nell’XI secolo, furono una delle famiglie di nobiltà feudale più importanti della Repubblica di Genova: tradizionalmente di parte guelfa, si arricchirono rapidamente con il commercio, la finanza e l'acquisto di terre. Il primo nucleo del loro potere fu in val Fontanabuona, dove alla metà del XIII secolo fu eretta la Basilica dei Fieschi di Cogorno, nel contado di Lavagna (Ge). (Immagine 1)
Nella famiglia Fieschi si annoverano uomini celebri per la storia della Chiesa: settantadue cardinali, due pontefici e perfino una santa, Caterina Fieschi da Genova (1447-1510). (Immagine 2)

La storia
L’edificazione di una prima chiesa avvenne nel 1244 per volere di papa Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi; da documenti sappiamo che si trattava di una “fabbrica assai sontuosa”. L’epoca è quella degli scontri tra Chiesa e Impero. Infatti nel 1245 Federico II di Svevia assalì il contado di Lavagna, devastando anche la chiesa “che ivi riccamente si eddificava”. A motivo di questo scempio l’imperatore fu immediatamente colpito da scomunica papale, dalla sede del concilio di Lione.
La ricostruzione della basilica fu intrapresa dal 1276 da Ottobono Fieschi, nipote di Innocenzo IV (Immagine 3) e pontefice col nome di Adriano V (Immagine 4), secondo uno stile che è un chiaro esempio di passaggio dal romanico al gotico. (Immagine 5)
Il polo politico e religioso di Cogorno si rivelò fondamentale per lo sviluppo del territorio, anche perché il tempio gentilizio di San Salvatore divenne una tappa importante per i pellegrini diretti a Roma, in cammino sulla via Francigena. L'importanza della basilica, assieme al borgo adiacente, nel 1860 valse al complesso il riconoscimento di monumento nazionale, con l’avvio di successivi restauri di rito (attuati da Maurizio Dufour); non per nulla, ancora oggi San Salvatore è considerata tra gli edifici di culto medievali più pregiati e meglio conservati della Liguria. (Immagine 6) 

Gli storici dell’arte si interrogano su chi possano essere stati gli architetti di questo raro esempio di romanico-gotico; qualcuno suggerisce i Magistri Antelami, già operanti presso altre chiese liguri; altri ipotizzano maestranze francesi chiamate in Italia dall’autorità dei prelati di casa Fieschi. (Immagine 7)
La basilica
Gli esterni
La basilica di San Salvatore è costituita alla base da blocchi in pietra di Lavagna; al centro della facciata spicca il portone strombato a sesto acuto con pseudo-protiro e lunetta affrescata; la zona superiori della facciata si presenta a salienti con archetti pensili e piccoli inserti scultorei. (Immagine 8)
La muratura presenta la tipica alternanza di strisce bianche e tipica dell’edilizia ligure, con un pregiato rosone in marmo decorato a traforo (Immagine 9). All’incrocio del transetto s’innalza la possente torre nolare, munita di doppio ordine di quadrifore e coronata da un’alta cuspide ottagonale, mentre l’abside è piatta, di derivazione francese cistercense. (Immagine 10)

Gli interni
L’interno, a tre navate (Immagine 11/12), è essenziale: scandito da una duplice teoria di colonne di pietra nera, con capitelli cubo-sferici. La luce è garantita dalle ampie monofore ripartite lungo la navata centrale, dove il soffitto è a capriate lignee (Immagine 13/14/15). Le coperture elle navate laterali, invece, sono a volte di pietra con costoloni; mentre nel presbiterio e nelle absidiole la copertura è a botte. Anche all’incrocio del transetto si è reso indispensabile un particolare sistema voltato a vela, necessario a reggere il peso della torre nolare sovrastante (Immagine 16). L’elemento di novità, già accennato, è proprio costituito dalle absidi piatte (Immagine 17), voltate: soluzione di origine cistercense, mai utilizzata prima in quest’area, se non nei più antichi ruderi di Valle Christi a Rapallo (Ge) 

L’apparato scultoreo interno, ispirato al tema della Redenzione, è effettivamente da attribuire ai lombardi magistri Antelami; in particolare notiamo presso l’ingresso le tombe ad arcosolio della famiglia Fieschi, ancora una volta bicrome caratterizzate dalla bicromia delle pietre utilizzate.
Tra le reliquie conservate nella basilica, di pregio sono i frammenti della Vera Croce, chiusi in una teca di cristallo ben visibili, portati nel tempio da papa Adriano V.