L’abbazia di Petroia

Romanico umbro
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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L’abitato di Badia Petroia (Pg) è un piccolo borgo dominato dalla chiesa di Santa Maria e Sant’Egidio, appartenuta in origine ad un complesso abbaziale benedettino, ricordato per la prima volta in un documento del 972. (Immagine 1)

La storia
Fondatore dell’abbazia, attorno al 960, fu Ugo Bourbon del Monte, esponente della famiglia dei Marchesi di Colle. (Immagine 2)
In una pergamena che si trova nel monastero di Passignano vicino a Figline Valdarno, si legge che nel 972 Guido fece una donazione al Monastero di Santa Maria di Petruvio quindi a quell’epoca il monastero doveva essere già stato costruito ed era funzionante.
Con il passare del tempo il monastero divenne ricco e potente, tanto che i suoi possedimenti partivano da Mucignano fino a Badia San Casciano, dal fiume Nestore all’Aggia e altri erano dislocati nel distretto di Perugia e Cortona.
Nel 1202 l’abate Magno, per ragioni politiche e per ottenere protezione, fece un trattato con Perugia e due anni dopo lo stesso abate, anticipando la voglia di Città di Castello di riprendersi con la forza i possedimenti che erano nel suo distretto, fece un trattato assoggettando la popolazione a pagare un tributo a Città di Castello in cambio della protezione militare, in caso di necessità. Nel 1226 sempre l’abate Magno fece un simile trattato con la città di Cortona. (Immagine 3)
Durante il Medio Evo alcuni discendenti dei Marchesi Bourbon diventarono abati del convento e rettori di alcune parrocchie, ma la loro protezione sul monastero durò fino al 1403.
La decadenza iniziò nel 1571, quando i marchesi smisero di fare donazioni al monastero e quando, quantomeno dallo stesso anno, iniziò a dipendere da un abate commendatario.
Infatti nel 1571 il monastero fu addirittura chiuso, perché non poteva più mantenersi e fu dato in concessione a don Pietro di Giovanni, abate della chiesa di S. M. Maggiore di Città di Castello, la quale era stata fondata e quindi in passato dipendeva dai monaci di Petroia. (Immagine 4)

La chiesa abbaziale
L’Abbazia di Petroia rappresenta uno degli edifici romanici più importanti della regione. Si tratta di uno dei primi esempi in Umbria di chiesa basilicale a tre navate e tre absidi, l’edificio antico aveva pianta longitudinale con copertura a tetto e transetto non sporgente, elevato su un’ampia cripta. Secondo un uso diffuso negli ambienti monastici la chiesa si sviluppava su tre diversi livelli pavimentali, rispondenti agli spazi che nelle funzioni liturgiche erano riservati rispettivamente ai fedeli, ai monaci e al clero officiante. Attualmente la chiesa appare decurtata di circa un terzo e priva delle navate laterali, adibite da tempo ad usi agricoli e ad abitazioni private; decurtazioni avvenute nel secolo XVIII.(Immagine 5/6)

La chiesa oggi
La facciata odierna è costituita da un muro costruito nel XIV secolo, innalzato a causa dei vari terremoti che l’avevano danneggiata più volte, che in sostanza divide l’antica navata centrale rimpiccolendo la struttura originaria. (Immagine 7/8/9/10)
Le formelle in terracotta inserite all’esterno del muro, di influsso ravennate, appartengono sicuramente ad una costruzione più antica e lì inserite come elemento decorativo. Le formelle in terracotta con motivi lineari, nodi incrociati e disegni di grifi, inserite all’esterno del muro, appartengono sicuramente ad una costruzione più antica: infatti sono in stile longobardo (quindi anteriori all’arte romanica) ma non se ne conosce la provenienza; c’è poi una figura più grande che sembra un cavallo senza testa. (Immagine 11/12/13/14/15/16/17/18/19/20)
La chiesa racchiude al suo interno anche un esaustivo repertorio di materiale erratico di epoca alto-medievale e romanica.
Fra la navata centrale e il transetto avrebbe dovuto esserci una cupola della quale fu edificato il solo quadrato che si arricchisce di un motivo a piccole arcate cieche, dal quale partono quattro pennacchi con archetti che dovevano servire per il passaggio alla forma ottagonale (arte bizantina).
Nell’abside centrale, costruita in maniera mirabile fra le più belle e grandi del periodo romanico, si apre una finestra senza strombatura il cui arco di protezione è costruito con piccoli cunei di pietra e cotto alternati. (Immagine 21/22/23)
Il campanile non esiste più, eccetto la parte bassa;

La cripta
Il suggestivo spazio, ora chiuso per motivi di sicurezza, è sorretto da fusti di colonne, alcune in travertino o granito, altre in pietra arenaria, di diversa altezza che posano direttamente su un semplice dado seminterrato o su un plinto di pietra quadrata; uno addirittura presenta una base a campana. La vasta cripta triabsidata del XII sec. si estende sotto l’intero transetto e vi si accede attraverso un’interessante apertura semplice e rozza, composta da due mensole massicce, affrontate, che si reggono a spinta formando il caratteristico architrave. Le volte, divise da fasce, hanno pianta quadrata e sono a sesto rialzato. (Immagine 24/25)
La volta dell’abside maggiore ricade su mensole, mentre le volte a crociera ricadono, nel centro, su pilastri e colonne e ai lati su lesene.
All’ingresso della cripta c’è un capitello arcaico in pietra a forma di piramide rovesciata e, data la sua rozzezza, è difficile datarlo con sicurezza senza particolari procedimenti. Nella fascia esterna del pilastro sinistro è stata riutilizzata una lastra, in pietra scolpita, che rappresenta in modo stilizzato, la palma dell’abbondanza. Altri tre capitelli, uniti direttamente al fusto delle colonne, hanno la forma rudimentale del capitello cubico preromanico.
Nell’ambiente che collega la chiesa e la cripta, su un muro dell’antico monastero, probabilmente del sottoportico del chiostro romanico, distrutto come sembra nel 1387, restano due arcatelle con gli archi in pietra a tre incassi raccolti su mensole sorrette da un pilastro.