Il piccolo Sacro Monte - Il Santuario del Varallino

Autore:
Roda, Anna
Curatore:
don Gabriele Mangiarotti
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Vicino a Galliate (No) si trova la chiesa campestre di San Pietro in Vulpiate (o, nella dizione più antica, Lupiate), più conosciuta come santuario del Varallino perché ricorda in scala ridotta il Sacro Monte di Varallo Sesia. (Immagine 1)

L’ edificio attuale, dedicato alla Natività di Maria Vergine, sorge nel luogo in cui un tempo si trovava una piccola cappella con l’immagine della Vergine Maria nell’atto di porgere al Bambino una pera, immagine ritenuta miracolosa. Si tratta di un affresco, risalente al XV secolo, che ancora si può vedere nel coro della chiesa.
La pia tradizione narra che una nobildonna romana, posseduta dal demonio, si recò alla cappella per chiedere la grazia della guarigione.
Mentre si avvicinava all’edificio, la donna venne sbalzata dalla carrozza, ma non si fece male, anzi, rialzandosi, si accorse di essersi anche liberata dallo spirito maligno.
La matrona attribuì il miracolo alla benevolenza della Vergine: perciò lasciò una cospicua offerta affinché si ingrandisse la piccola chiesetta. (Immagine 2)
La tradizione popolare ricorda che la cappelletta venne ampliata per le molte grazie concesse: nel 1593 alla nuova chiesetta, di forma ottagonale, si aggiunge l’attuale vasto edificio di forma ellittica con i vani delle dieci cappelle ai lati. Quasi sicuramente il progetto è opera del valente architetto milanese Pellegrino Pellegrini, detto il Tibaldi.
Nei primi anni del 1600 il sacerdote galliatese Francesco Quagliotti si adoperò instancabilmente per completare la nuova grande chiesa.

La chiesa. Gli esterni
Al termine della strada alberata, iniziata per sciogliere un voto fatto durante il colera del 1836 e aperta nel 1849, un tempo fiancheggiata da maestosi ippocastani, si trova il santuario. (Immagine 3)
La facciata, progettata dal galliatese Ercole Marietti, con un pronao a sei colonne del 1886 e con un ampio frontone ornato da statue sia alla sommità che ai lati, è di stile neoclassico, mentre sul lato destro si eleva il campanile, progettato nel 1859 dall’architetto milanese Giacomo Moraglia, in sostituzione di quello minuscolo posto sulla facciata della chiesa. (Immagine 4)
Sopra la porta d’ingresso si vede un affresco del pittore Pinoli raffigura la fuga di San Pietro (1625).

La chiesa e le cappelle
Superato il portale, si accede all’interno a pianta ellittica, dominato da un’ampia volta. (Immagine 5)
Le decorazioni delle lesene e delle pareti e la doratura dei capitelli, compiute verso il 1850, sono opera dello stuccatore Jachetti da Riva Valsesia; i ferri battuti della scala a chiocciola e della ringhiera sotto la volta sono del galliatese Francesco Ugazio (primi anni del 1900). (Immagine 6)

Sul lato destro si aprono le cinque cappelle dei Misteri Gaudiosi. Sul sinistro quelle dei Misteri Dolorosi. In fondo, nel presbiterio, sono raccolti i Misteri Gloriosi; le attigue sacrestie sono affrescate con scene evangeliche. (Immagine 7)

CAPPELLE LATERALI: Misteri gaudiosi
1 – Annunciazione: statue di Giuseppe Argenti (1841), affreschi di Lorenzo Peretti da Buttogno (1842); (Immagine 8/9)
2 – Visitazione: statue di Giuseppe Argenti (1841), affreschi di Giuseppe Rainieri (1842); (Immagine 10)
3 – Natività: statue di Grazioso Rusca (1795-1796), affreschi di Francesco Antonio Biondi e di Antonio Pelosi (1795-1796); (Immagine 11/12)
4 - Presentazione al Tempio: statue di Magno Cogliati da Canegrate (1798), affreschi di anonimo (inizi XIX secolo); (Immagine 13)
5 - Disputa con i dottori: statue di Giuseppe Argenti (1838), affreschi di Giovanni Zanola da Varallo (1838);

Misteri dolorosi:
6 - Preghiera nell’Orto degli ulivi: statue di Dionigi Bussola (1669 circa), affreschi di Lorenzo Peracino (1748 circa); (Immagine 14)
7 - Flagellazione: statue di Dionigi Bussola (1669 circa), affreschi di Lorenzo Peracino (1748 circa); (Immagine 15)
8 – Incoronazione di spine: statue di Dionigi Bussola (1669 circa), affreschi di Lorenzo Peracino (1748 circa); (Immagine 16)
9 - Salita al Calvario: statue di Dionigi Bussola (1669 circa) e del Crivelli (1899), affreschi di Lorenzo Peracino (1748 circa);
10 – Crocifissione: statue di Lorenzo Peracino (1748 circa) e di Giuseppe Argenti (1842), affreschi di Lorenzo Peracino (1748 circa); (Immagine 17)

PRESBITERIO:
- parete laterale destra del presbiterio - Resurrezione: affresco di Lorenzo Peracino (1769 circa);
- parete laterale sinistra del presbiterio - Ascensione: affresco di Lorenzo Peracino (1769 circa);
- coro e cupola minore - Discesa dello Spirito Santo: affreschi di Lorenzo Peracino (1769), con al centro il dipinto della Madonna della pera (XV secolo); (Immagine 18/19)
- arco trionfale del presbiterio - Assunzione di Maria in Cielo: gruppo statuario di Giovanni Battista Dominioni (1693);
- doppia cupola centrale - Incoronazione della Beata Vergine: affreschi di Lorenzo Peracino (1765-1769); (Immagine 20/21)

SACRESTIE
- sacrestia di destra - Predicazione di Giovanni Battista, Battesimo di Gesù, Tentazioni nel deserto, Discorso della montagna, Nozze di Cana: affreschi di Lorenzo Peracino (1780);
- sacrestia di sinistra - Resurrezione di Lazzaro, Ingresso di Gesù a Gerusalemme, Ultima Cena, Lavanda dei piedi: affreschi di Lorenzo Peracino (1781).

Presso il santuario lavorarono numerosi artisti dal secolo XVII al secolo XIX.
Tra questi i più importanti furono lo scultore e statuario romano Dionigi Bussola (1612-1687), allievo del Bernini, impegnato dal 1669 al 1671, e del neoclassico Giosué Argenti(1838-1842). Tra gli altri, ricordiamo inoltre il milanese Giovanni Battista Dominioni (1693), Grazioso Rusca e Francesco Antonio Biondi (1795), Magno Cogliati da Canegrate (1798).
Vi operò inoltre il pittore valsesiano Lorenzo Peracino (1710-1789), che ha lasciato il suo capolavoro nella decorazione della cupola, raffigurante l’Incoronazione della Vergine e il Paradiso.
Quest’ultimo affrescò anche le due sacrestie con l’aiuto del figlio Giovanni Battista tra il 1780 e il 1781: sulle pareti sono raffigurati i Misteri della Luce e altri significativi episodi della vita pubblica di Gesù.
Ancora oggi si recita questa preghiera alla Vergine venerata nel santuario:
Vergine Santa, noi Ti veneriamo in questo Santuario Madre di Dio nei dolci gaudi di Betlemme e di Nazaret, nostra Coredentrice e madre sulla via dolorosa del Calvario e ai piedi della Croce, Regina del cielo e della terra nella Tua gloriosa Assunzione. E Ti preghiamo: dal trono della Tua gloria volgi i Tuoi occhi misericordiosi a noi, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
(Immagine 22)