L’ultimo crociato, di Louis de Wohl

Commento al libro, scritto da Giulia (13 anni) e Carla (15 anni) Mondinelli. Qui freschezza si coniuga con quella profonda semplicità che solo i più giovani sanno insegnarci.
A ricordo della Battaglia di Lepanto
Autore:
Giulia e Carla Mondinelli
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Louis de Wohl è un autore vissuto nel Novecento (1903/1961). Durante la seconda guerra mondiale combatté con il grado di capitano nell’esercito britannico, circostanza che rende più realistiche e avvincenti le narrazioni delle tattiche militari utilizzate nelle battaglie presenti nel romanzo.
Il titolo del libro fa riferimento al protagonista Giovanni d’Austria, definito l’ultimo crociato per il suo ardente desiderio di combattere i mori per proteggere la cristianità. Giovanni, fin da bambino giocava ai mori e ai cristiani impersonando il comandante di quest’ultimi. La storia inizia nella prima infanzia del protagonista che allora si chiamava Girolamo e viveva in un paese isolato e non particolarmente ricco. Un giorno mentre giocava con i suoi amici incontra un uomo che gli dice di dover partire con lui e lo conduce in un monastero. Subito dopo viene portato nel castello di un nobile spagnolo, Don Luiz, che insieme alla moglie Maddalena si occuperà della sua educazione e formazione militare. Un giorno Don Luiz gli regala un crocifisso che egli aveva salvato dalle fiamme dove lo avevano gettato dei moriscos (musulmani che si erano finti cristiani per rimanere in Spagna). Luis e Maddalena non avevano figli per questo si legano particolarmente al ragazzo. Alcune settimane dopo, Giovanni incontra Carlo V che scoprirà in seguito essere suo padre e viene a sapere che sua madre era una donna di spettacolo popolana. Alla morte di Carlo V il fratellastro Filippo II lo introduce a palazzo con il nome di Juan. Qui stringe amicizia con Alessandro suo lontano parente e incontrerà Carlos suo nipote ed erede al trono spagnolo, che in seguito impazzirà verrà rinchiuso in prigione fino alla morte, Giovanni fin da ragazzo, vuole va andare ad arruolarsi per combattere i mori, il re non è d’accordo e quindi Juan fugge per tentare di arruolarsi ma fallisce e viene rispedito a palazzo. Giovanni si innamora di Maria Mendoza cugina della principessa d’Eboli che conosce nel castello di Ana e Ruy gli zii di Maria. Il re però non gli concede il matrimonio e i due si incontrano di nascosto. Diversi anni dopo il re gli affida il comando di una nave che pattuglia il Mediterraneo a caccia di pirati e lì riscontra parecchie vittorie. Una volta tornato in Spagna deve sedare la rivolta dei mori. Durante questa rivolta muore don Luiz colpito da una pallottola. Giovanni nonostante la sua scarsa esperienza militare e navale e la sua giovane età, per l’ispirazione divina, ricevuta dal papa S. Pio V, ad appena ventitré anni viene scelto come comandante supremo della flotta di Lepanto. Prima della battaglia ci sono delle discordie tra i genovesi e gli spagnoli ma Giovanni riesce a risolverle.
Nonostante i mori fossero superiori per numero, sia di uomini sia di navi, la vittoria fu schiacciante, per lo schieramento cristiano i sopravvissuti furono nettamente superiori a quelli della parte mussulmana, tanto che si pensò a un intervento divino. Questa vittoria impedì ai mussulmani di conquistare l’Europa.
“L’ultimo crociato” è un romanzo storico che approfondisce in particolare la biografia di Giovanni d’Austria, quindi i luoghi sono realistici e la maggior parte dei personaggi sono esistiti. Il testo affronta diversi temi: il rispetto e la venerazione verso Dio per esempio quando don Luiz affronta da solo sessanta moriscos pur di salvare un crocifisso che loro avevano gettato nel fuoco, la fedeltà verso il re e gli impegni e i giuramenti prestati, il senso dell’onore e del dovere.
I fatti narrati occupano un arco di sedici anni, dal 1554 al 1571, dalla giovinezza di Giovanni d’Austria fino alla battaglia di Lepanto.
La narrazione segue l’ordine cronologico degli eventi ed è fatta in terza persona.
Mi hanno colpito particolarmente il coraggio con cui spagnoli, veneti e genovesi combattono i turchi per impedirgli di conquistare altri territori.
il rispetto presente in quel periodo per gli altri cristiani, infatti, un vecchio soldato di ventura aveva detto che lui preferiva combattere i mori rispetto ai cristiani, perché se i nemici non si erano ben confessati rischiava di mandarli all’inferno, e l’umiltà di considerare la vittoria di Lepanto non come semplice frutto dell’abilità militare ma di un intervento divino e il fatto che il protagonista la considera come lo scopo della sua vita.
Nel testo vengono tratteggiati con cura molti personaggi oltre al protagonista. Cominciamo da Don Carlos, il deforme e fragile erede al trono spagnolo a cui tutti i nobili avevano giurato fedeltà, ma che per sete di potere decide di assassinare il re suo padre decretando la propria rovina. Filippo II re di Spagna, un perenne indeciso, che accetta il protagonista come suo fratello, ma gli nega il titolo nobiliare. Don Luiz, nobile spagnolo tutore di Giovanni che un giorno gli regalerà un crocifisso bruciacchiato salvato dalle fiamme che, durante la battaglia di Lepanto, verrà fissato all’albero della nave ammiraglia. Maddalena, sposa di Don Luiz, è una moglie fedele e devota e una donna gentile.
Juan Calahorra, monaco confessore di don Giovanni, si distingue per la sua saggezza e santità: sono molto toccanti alcune pagine che riferiscono il suo pensiero sul senso della vita cristiana, la volontà di Dio e la grazia.
Il linguaggio è semplice e diventa tecnico quando si descrivono delle battaglie. Nei paragrafi dedicati alla religione cristiana è molto profondo ma espresso con termini semplici e facilmente comprensibili. Si tratta di un testo interessante, avvincente ed edificante.
Ho apprezzato il lavoro di documentazione che sta dietro al romanzo e ricostruzione dell’epoca e degli ambienti in cui è vissuto Giovanni d’Austria.

Carla e Giulia Mondinelli