Dall' #Aborto al #gender

>“[…] L’aborto ha un ruolo strategico per un ulteriore evoluzione della famiglia e per il passaggio alla modernità biomedica. […] L’aborto non è affatto una forma di omicidio, ma ammettendo la liceità dell’aborto si uccide un’idea di donna e la concezione tradizionale della famiglia”
Autore:
Andrea Mondinelli
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Ultime news"

Molti sono rimasti sorpresi dall’inatteso propagarsi della teoria del gender, che tanti danni sta provocando. In realtà, il rapido diffondersi di questa perniciosa follia della mente umana è dovuto all’effetto di una causa diabolica. Tale causa ha un nome ben preciso: aborto procurato legale.
A lasciare trasparire tale legame è Maurizio Mori, presidente della Consulta di bioetica e strenuo difensore di tale abominio legalizzato. Attenzione alle sue parole scritte nel 2008 nel suo libricino “Aborto e morale” (pag. 119 nella postfazione):

“[…] L’aborto ha un ruolo strategico per un ulteriore evoluzione della famiglia e per il passaggio alla modernità biomedica. […] L’aborto non è affatto una forma di omicidio, ma ammettendo la liceità dell’aborto si uccide un’idea di donna e la concezione tradizionale della famiglia”.


Mori, suo malgrado, non poteva essere più chiaro di così. Le più grandi follie in cui oggi siamo immersi hanno avuto, se non origine, rapida diffusione dal vero e proprio abominio dell’uccisione dell’innocente nel grembo materno. Il delitto dell’innocente non scivola via, ma provoca una così grande ferita nell’anima e nella mente non solo di chi lo provoca, ma pure di chi assiste indifferente. Questa ferita toglie veramente il bene dell’intelletto alla mente umana, che senza più difesa accetta il gender, la maternità surrogata, la fecondazione extracorporea e tutte le altre diavolerie che la così detta modernità biomedica ci propinerà.
La nostra società ha imboccato la strada per l’inferno ed è una strada molto particolare, poiché chi la imbocca già lo vive. Evitiamo l’indifferenza e l’ignavia e ricordiamo le parole del Sommo Poeta Dante, perfetta sintesi della deriva mondo verso l’abisso:

“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.

Queste parole di colore oscuro
vid’io scritte al sommo d’una porta;
per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro».

Ed elli a me, come persona accorta:
«Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta.

Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c’hanno perduto il ben de l’intelletto».

[…]

E io ch’avea d’error la testa cinta,
dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?».

Ed elli a me: «Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ’nfamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».


Coraggio, cari amici! Combattiamo la buona battaglia, affinché vi sia una rapida conversione, che i tempi sono brevi, verso la strada del Paradiso per la maggiore Gloria di Nostro Signore Gesù Cristo.

Regina del Santo Rosario, prega per noi

Andrea Mondinelli