Cavalieri e principesse

«Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione».
(Papa Francesco, Udienza generale del 15 aprile 2015)
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Vi incuriosisce un libro che può essere letto dall’inizio alla fine, o un capitolo qua e uno là, o partendo dall’ultimo e andando a ritroso? Eccolo. Si intitola “Cavalieri e principesse” e nel sottotitolo presenta la tesi che viene lucidamente argomentata per 190 pagine (più 50 tra note e bibliografia): «donne e uomini sono davvero differenti, ed è bello così».
Giuliano Guzzo, sociologo, sulla scorta di centinaia di autorevoli studi, smantella i moderni (e post-moderni) pregiudizi sull’uguaglianza di uomo e donna e non solo ci aiuta a (ri)scoprire la differenza, ma soprattutto ad interrogarci sul senso e sulla bellezza di questa diversità.
Premessa, a scanso di equivoci: approfondire il tema della differenza non significa avallare la supremazia di alcuni – gli uomini – e la sottomissione di altri – le donne, né tantomeno dare manforte alla lotta tra i sessi. La partita, in questo libro, finisce pari, senza vinti e senza vincitori, ed è questa, sicuramente, un’altra buona ragione per leggere il libro di Guzzo. La confusione, spesso voluta, tra differenza e disuguaglianza, nei salotti più o meno buoni della tivù e sui media, insinuando che differenza sessuale e discriminazione sessista siano l’una la premessa dell’altra, porta a travisare la vera posta in gioco e si sta ora perniciosamente insinuando nelle discussioni in Parlamento, nei programmi scolastici e nei progetti ministeriali, gettando fumo negli occhi e tappando la bocca (e la penna) ad ogni forma di dissenso.
Chiarito il punto: Guzzo non instilla discriminazioni sessiste, armatevi del saggio “Cavalieri e principesse”, da leggere in questi ultimissimi scampoli di vacanze prima dell’avvio dell’anno scolastico e studiatelo per bene.
Mi rivolgo soprattutto ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, ai genitori, agli educatori. Non sono più tempi di rapportarsi al mondo e alla scuola sguarniti, e di lasciar fare: mascherati da progetti e attività contro il bullismo e/o contro gli stereotipi di genere (!), dietro l’angolo, c’è da scommetterci, sono in agguato iniziative di ri-educazione gender rivolte alle nuove generazioni. Esagero? Ecco l’aria che tira.
Avete sentito che la regione Friuli Venezia Giulia ha recentemente stabilito che i dipendenti transessuali potranno avere diritto a un alias, ovvero una identità consona al genere percepito? E che John Luiss, proprietario di uno dei più grandi magazzini britannici, ha deciso di eliminare le etichette con la scritta Boys or Girls «per contrastare i pregiudizi di genere»? E che dire della “generazione U”? Un bimbo canadese, nato qualche mese fa, è il primo al mondo “unknown, sconosciuto”. Ci penserà da grande a definirsi per quello che si sente e dunque, su richiesta della madre, transessuale, è registrato (dovrei scrivere registrat*) sulla tessera sanitaria senza l’indicazione del genere sessuale. Anche a Malta, da pochi giorni, l’identità sessuale è diventata ufficialmente un fattore soggettivo. Su carta di identità, passaporto e permessi vari è infatti possibile marcare con una X la casella relativa al sesso di appartenenza, come alternativa alla M di maschio e alla F di femmina. E’ ufficiale dunque l’introduzione del “terzo sesso” sui documenti, in modo che ciascuno – dicono così- «possa essere riconosciuto nel modo in cui desidera identificarsi». A Lewel, cittadina a sud di Londra, la Priory School ha deciso di imporre ai suoi circa 1600 studenti tra gli 11 e i 16 anni una divisa gender neutral, per rispettare l’identità di genere di cinque studenti “transgender” e la sensibilità di alcuni altri ragazzi che sarebbero “in transizione”. Non è finita. Con l’affermarsi dei cosiddetti gender studies, si è passati dalla negazione della differenza alla negazione della dualità riproduttiva. L’avrete letta la storia di Trystan Reese, transgender di Portland, che ha da poco partorito un figlio biologico «per abbattere i pregiudizi verso gli “uomini incinti”». Reese ha effettuato il processo di transizione ma non ha mai rimosso l’apparato riproduttivo. Del resto, scrive Guzzo nel suo saggio, il ginecologo inglese Robert Winson sostiene che sarebbe già tecnicamente possibile la gravidanza in un maschio. «La gravidanza maschile – afferma – non sarebbe molto differente da quella extrauterina della donna. Il feto verrebbe impiantato nell’addome dell’uomo con la placenta attaccata ad un organo interno come l’intestino». Fantascienza? Vedremo. Con la galleria degli orrori partoriti dall’ideologia gender si potrebbe andare avanti no-stop, perché la realtà già oggi sta superando di gran lunga l’immaginazione. Che sia in atto una rivoluzione antropologica lascia ormai pochi dubbi e il fatto che a pagare le spese siano soprattutto bambini e adolescenti non può non preoccupare. Utilissimo, dunque, il saggio di Guzzo che, sulla scorta di importanti studi scientifici, spiega l’effettiva consistenza della differenza sessuale e la sua irriducibilità e lancia l’allarme sul nuovo, preoccupante fenomeno, che sta investendo l’Occidente: «la tendenza culturale a sfumare, fino a presentarle come irrilevanti, le differenze tra i sessi così da poter procedere alla creazione dell’uomo nuovo che si vuole confuso, ambiguo, letteralmente a-morfo», ultimamente in balia del potere di turno.
Senza voler svelare nulla del contenuto, corredato, come detto, da una corposa bibliografia, pagina dopo pagina si dimostra invece come donne e uomini sono davvero differenti: dalla preferenza per certi colori, alla scelta dei giochi per l’infanzia, al modo di comunicare, di sognare, di lavorare, di vivere l’amore e le relazioni… e tanto altro. Imperdibili i capitoli sul funzionamento del cervello maschile e femminile e sul lavoro. Una chicca il capitolo 11, sulla bellezza della differenza. Da leggere e da mandare a memoria.
Donne e uomini non sono del tutto differenti, ma sono differenti in tutto e, sostiene Guzzo, «nonostante le pesanti critiche di cui è stata oggetto in particolare negli ultimi anni, la differenza tra i sessi non accenna a scomparire, al punto che la si potrebbe ritenere quasi come l’ultima, grande differenza, la sola con la quale l’umanità, per quante trasformazioni e cambiamenti avverranno, dovrà sempre fare i conti». Ed è partendo da questo fatto, inequivocabile, che scorrendo le pagine del libro si scopre che la differenza non è un ostacolo come vorrebbero farci credere, ma una risorsa, un dono, un arricchimento, una opportunità, una complementarietà e, ultimamente, un… mistero.
Lascio a voi la lettura, con l’augurio che diventi sguardo nuovo sul maschile e sul femminile, e seria ipotesi educativa, e chiudo con un breve stralcio del discorso sul ruolo della donna, che Madre Teresa tenne all’ONU il 13 settembre del 1995. «Devo dire che non arrivo a comprendere perché alcuni affermino che l’uomo e la donna sono esattamente uguali, e che si trovino così a negare la bellezza delle diversità che esistono fra l’uomo e la donna. I doni di Dio sono tutti ugualmente buoni, ma non sono necessariamente gli stessi». Ripartiamo da qui.