Charlie: miracolo o delitto perfetto?

La vicenda del piccolo Charlie si concluderà, a meno di un miracolo che ferventemente imploriamo, con il delitto perfetto.
Sarà la luciferina vittoria delle “ragioni” della qualità della vita. La dichiarazione completa dei genitori di Charlie, divulgata poco dopo fuori dal tribunale, è inquietante:

“Il team americano e italiano era ancora disponibile a curare Charlie dopo aver visto la risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma effettuati la scorsa settimana. Non è cerebralmente morto (e mai lo è stato). Ancora ci risponde, perfino adesso”. […] Si è considerato che i muscoli di Charlie si sono deteriorati fino a un punto che è fondamentalmente irreversibile e, qualora il trattamento funzionasse, la sua qualità della vita non sarebbe quella che vorremmo per il nostro prezioso piccolo bambino. Entrambi hanno concordato che il trattamento sarebbe dovuto iniziare molto prima”.


Nella vicenda di Charlie le questioni si sono ingarbugliate troppo, cerchiamo, per quanto possibile, di fare chiarezza. La buona battaglia da combattere era ed è duplice: primo il diritto dei genitori a scegliere la terapia e l’ospedale più appropriato per loro figlio, in seconda battuta difendere ed accompagnare la vita del loro piccolo fino alla morte naturale. Che Chris e Connie abbiano combattuto per il primo punto è assolutamente fuori discussione, che stiano combattendo per il secondo è, perlomeno, discutibile proprio a partire dalla loro dichiarazione “la sua qualità della vita non sarebbe quella che vorremmo per il nostro prezioso piccolo bambino”. Poche parole possono essere più terribili di queste. Dico possono perché non sappiamo esattamente le loro intenzioni, anche se la frase non promette niente di buono.

Per me purtroppo questa loro affermazione ha il sapore delle autoaccuse praticate nel tempo del comunismo, ricordo con dolore quanto disse Padre Dudko, dopo un lungo periodo di detenzione e di pressioni nelle carceri sovietiche, come vedo ancora oggi praticare nei campi di prigionia cinesi, i famigerati LAOGAI (http://www.laogai.it/cosa-sono-i-laogai/cosa-si-intende-per-lavaggio-del-cervello/)
[don Gabriele Mangiarotti]


Esco dal caso particolare, per entrare in un discorso più ampio e generale per evidenziare che neppure i genitori possono arrogarsi il diritto di vita o di morte sui loro figli, qualsiasi sia la qualità della vita della loro prole!
Ha ragione il dott. Puccetti (QUI), lasciando il beneficio del dubbio sulle vere intenzioni dei genitori:

La bontà o meno di una posizione non è data da chi la sostiene, ma dal rispetto della realtà e la realtà non è mutata dal fatto che la speranza della terapia nucleosidica sia svanita, né dal fatto che ora siano i genitori di Charlie a rinunciare processualmente ad opporsi alla sospensione della ventilazione perché la qualità di vita è sotto il livello auspicato e auspicabile. Togliere la ventilazione a Charlie era un atto eutanasico ieri e continua ad esserlo oggi che a deciderlo si sono affiancati i genitori.
[…] La qualità di vita di Charlie, per quanto bassa essa sia, rende Charlie certamente un grandissimo disabile, un gravissimo ammalato, ma non una vita immeritevole di vita e non fa della morte il suo migliore interesse, perché, lo dico al giudice, ai medici del GOSH, ai loro simpatizzanti e anche ai genitori di Charlie con tutta la compassione e la fermezza che mi è possibile: non siete Dio, Charlie non è una proprietà, la sua dignità di persona è ontologica, non va via insieme alla bassa qualità di vita, ma permane con la vita e lo rende titolare del diritto ad essere sostenuto, non scartato. Lo diciamo oggi come ieri e come domani. Per il prossimo Charlie e per la nostra dignità.

Il pure approfondito e meritorio articolo di Roberto Colombo sul Sussidiario (QUI) http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2017/7/25/CHARLIE-GARD-Ti-lasciamo-andare-con-gli-angeli-l-ultimo-gesto-di-amore-gratuito-di-Connie-e-Chris/775344/ glissa, purtroppo, sulle motivazioni che hanno spinto i genitori alla decisione. Intendiamoci bene, dal punto di vista della terapia è molto probabile che non ci sia più niente da fare ed è giusto che i coniugi Gard lascino andare Charlie tra le braccia della Madre di Dio, ma le motivazioni sulla decisione indicano il percorso di Charlie verso il Paradiso: un conto è accompagnarlo, standogli vicino, fino alla morte naturale, un conto è ucciderlo staccandogli il respiratore!
C’è ancora qualche bioeticista cattolico che pensi che i due percorsi non sono identici?
Oppure, facciamo i “Ponzio Pilato” come quelli del centro cattolico di bioetica, l’Anscombe Bioethics Centre di Oxford, che dicono “Il tempo per porci domande importanti arriverà” (QUI). Certo! Il tempo arriverà, ma dopo l’uccisione di Charlie, quando sarà colpevolmente tardi.

Temo che, dopo questa triste vicenda, rimarremo veramente in pochi a difendere il diritto alla vita di Charlie, ma noi sappiamo di poter confidare sull'aiuto di Dio, al quale nulla è impossibile (cf. Mt 19, 26).

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia

Andrea Mondinelli