Padre Spadaro, il Fondamentalismo ed il film già visto

Padre Antonio Spadaro e Marcelo Figueroa si attardano a denunciare il fatto che i “fondamentalisti evangelicali” ed i “cattolici integralisti”, benché provenienti da fedi religiose che, teoricamente, sarebbero concorrenti, nella realtà sono accomunati da obiettivi comuni come “l’aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’educazione religiosa nelle scuole e altre questioni considerate genericamente morali o legate ai valori.
Vai a "Ultime news"

Come un fulmine a ciel sereno è arrivato il saggio, dal titolo “FONDAMENTALISMO EVANGELICALE E INTEGRALISMO CATTOLICO, Un sorprendente ecumenismo”, pubblicato sulla rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, a firma congiunta di padre Antonio Spadaro, direttore della stessa rivista, e Marcelo Figueroa, un protestante argentino, stretto amico di Papa Francesco, direttamente scelto da quest’ultimo alla direzione della versione argentina dell’Osservatore Romano.

Il saggio analizza la collaborazione tra cattolici ed evangelicali americani su temi religiosi, finalizzata, secondo l’interpretazione di padre Spadaro e Figueroa, a mascherare un sostegno alla destra politica americana. Di qui il sottotitolo: “Un sorprendente ecumenismo”. In poche parole, sempre secondo i due autori, una strumentalizzazione di valori religiosi finalizzati al raggiungimento del potere politico. Il saggio è giunto come un fulmine a ciel sereno poiché caratterizzato da una notevole dose di durezza di toni e di giudizi.

Spiega l’articolo: “Specialmente in alcuni governi degli Stati Uniti degli ultimi decenni, si è notato il ruolo sempre più incisivo della religione nei processi elettorali e nelle decisioni di governo. (…) A tratti questa compenetrazione tra politica, morale e religione ha assunto un linguaggio manicheo che suddivide la realtà tra il Bene assoluto e il Male assoluto. Infatti, dopo che Bush a suo tempo ha parlato di un «asse del male», (…) oggi il presidente Trump indirizza la sua lotta contro un’entità collettiva genericamente ampia, quella dei «cattivi» (bad) o anche «molto cattivi» (very bad)”. Padre Spadaro e Figueroa si riferiscono poi al mondo evangelicale come caratterizzato da «fondamentalismo evangelico», assimilabile oggi alla «destra evangelicale», ed associandovi le figure di due presidenti come Ronald Reagan e George W. Bush. Tale mondo, a parere dei due articolisti, se da una parte è «anestetizzato» nei confronti delle tematiche ecologiche, risulta invece oltremodo reattivo nei confronti di tematiche (considerate come una minaccia) che nel tempo sono andate dagli “spiriti modernisti, i diritti degli schiavi neri, i movimenti hippy, il comunismo, i movimenti femministi e via dicendo, fino a giungere, oggi, ai migranti e ai musulmani”. Inoltre, in maniera scioccante, padre Spadaro e Figueroa accostano George W. Bush ai jihadisti. Infatti, essi dicono: “In fondo, la narrativa del terrore che alimenta l’immaginario degli jihadisti e dei neo-crociati si abbevera a fonti non troppo distanti tra loro. Non si deve dimenticare che la teopolitica propagandata dall’Isis si fonda sul medesimo culto di un’apocalisse da affrettare quanto prima possibile. E dunque non è un caso che George W. Bush sia stato riconosciuto come un «grande crociato» proprio da Osama bin Laden”.

Un altro tema criticato dai due articolisti è rappresentato dalla proclamazione della difesa della «libertà religiosa». Precisano Spadaro-Figueroa che “l’erosione della libertà religiosa è chiaramente una grave minaccia all’interno di un dilagante secolarismo. Occorre però evitare che la sua difesa avvenga al ritmo dei fondamentalisti della «religione in libertà», percepita come una diretta sfida virtuale alla laicità dello Stato”.

Padre Spadaro e Figueroa proseguono dicendo: “La prospettiva più pericolosa di questo strano ecumenismo è ascrivibile alla sua visione xenofoba e islamofoba, che invoca muri e deportazioni purificatrici. La parola «ecumenismo» si traduce così in un paradosso, in un «ecumenismo dell’odio». (…) Questa visione genera l’ideologia di conquista. (…) È chiara l’enorme differenza che c’è tra questi concetti e l’ecumenismo incoraggiato da papa Francesco con diversi referenti cristiani e di altre confessioni religiose, che si muove nella linea dell’inclusione, della pace, dell’incontro e dei ponti”.

E’ inutile dire che questo saggio ha creato notevole rumore, e financo sconcerto, a livello internazionale. Diverse sono state le interpretazioni e le considerazioni suscitate. Ad esempio, molti commentatori americani hanno detto che, se non fosse stato per le figure di padre Spadaro e Figueroa, il primo stretto collaboratore di Papa Francesco ed il secondo suo amico di lunga data, l’articolo, per la sua rozzezza di contenuti e per l’ignoranza del mondo contemporaneo americano, non sarebbe mai stato preso in considerazione. John Allen, al contrario, su Crux, ha affermato che, proprio per le figure delle due firme, molto vicine al Papa, il contenuto dell’articolo rifletterebbe la visione del Pontefice stesso tesa a “riorientare la Chiesa americana per condurla via dall’enfasi sulla identità cattolica e le battaglie culturali che dominarono sotto i papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI“. Phil Lawler, su Catholic Culture, si è chiesto quale sia il senso di “questo rancoroso attacco ai naturali alleati dell’insegnamento tradizionale della Chiesa”. Rod Dreher, su The American Conservative, ritiene che sia una “vergogna” che due figure di spicco come Spadaro-Figueroa considerino come “ecumenismo dell’odio” il fatto che una parte dei cattolici sentano il bisogno di un ritorno all’insegnamento di sempre della Chiesa e che nel fare questo incontrano sulla stessa strada, con le stesse esigenze, gli amici protestanti. Samuel Gregg, su Catholic World Report, reputa semplicemente scioccante, come hanno fatto le due firme dell’articolo, accostare gli evangelicali all’ISIS, visto che gli evangelicali non hanno mai “distrutto tesori architettonici vecchi di 2000 anni, decapitato islamici o preti francesi ottuagenari, crocifisso cristiani del medio oriente”. Per questo, Samuel Gregg ritiene l’articolo in parola “risibilmente ignorante”. Allo stesso modo si esprime padre Raymond J. de Souza, su Crux, quando dice che il saggio è: “erroneo sulla storia protestante, ignorante sulla vita cattolica contemporanea, tendenzioso nella sua analisi, così saccente nel tono (…) da non riuscire a superare nemmeno il livello della mediocrità”. 

Ora, certamente la “destra” politica americana (come la “sinistra” per altro) presenta le sue deficienze, ed è per questo criticabilissima. Purtroppo, però, nella società americana, come in gran parte di quelle occidentali, sta prendendo sempre più piede, fino a diventare maggioritaria, una cultura nichilista, il Pensiero Unico, che assume le sembianze esteriori del Pensiero Politicamente Corretto, il quale sta restringendo le libertà dei cittadini. Lo vediamo quando i sacerdoti vengono denunciati per omofobia a causa delle parole dette durante le loro omelie che traggono origine dalle Sacre Scritture; pasticcieri, fotografi, ecc., vengono distrutti economicamente da sentenze onerose dei tribunali perché, in nome della loro fede, si sono rifiutati di preparare torte o fare servizi fotografici richiesti da coppie omosessuali in vista del loro matrimonio; genitori (in Germania) vengono condannati al carcere perché si sono rifiutati di far seguire ai loro figli lezioni sul gender a scuola; infermieri e medici vengono licenziati o non assunti se non dichiarano la loro disponibilità a dare la “buona morte” o a praticare aborti; e, infine, sta diventando sempre più difficile esprimere liberamente il proprio pensiero in qualsiasi ambito sociale poiché si è immediatamente denunciati per violenza omofobica o transfobica. E allora, ci chiediamo, come è mai possibile che quelle persone che, in nome della loro fede, subiscono nella loro vita le angherie di cui sopra, e che per questo reclamano la difesa della “libertà religiosa”, siano definite da Spadaro e Figueroa come: “fondamentalisti della «religione in libertà», percepita come una diretta sfida virtuale alla laicità dello Stato”?

D’altra parte, è indubbio che questa cultura nichilista, la cultura dei “nuovi diritti”, ha avuto un grosso sostegno e promozione da parte dell’amministrazione Obama, ma di questo, padre Spadaro e Figueroa, si guardano bene dal farvi il minimo cenno, preferendo guardare la realtà con gli occhiali dei salotti buoni della cultura liberal-progressista. Infatti, mentre molti cristiani, in nome della loro fede, perdono il loro lavoro, vengono distrutti economicamente, prendono la via del carcere, padre Antonio Spadaro e Marcelo Figueroa, invece, si attardano a denunciare il fatto che i “fondamentalisti evangelicali” ed i “cattolici integralisti”, benché provenienti da fedi religiose che, teoricamente, sarebbero concorrenti, nella realtà sono accomunati da obiettivi comuni come “l’aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’educazione religiosa nelle scuole e altre questioni considerate genericamente morali o legate ai valori. Sia gli evangelicali sia i cattolici integralisti condannano l’ecumenismo tradizionale, e tuttavia promuovono un ecumenismo del conflitto che li unisce nel sogno nostalgico di uno Stato dai tratti teocratici”. E per far questo, i “fondamentalisti” fanno pure leva “sulla paura della frattura dell’ordine costituito e sul timore del caos” della gente. 

E’ sconcertante sentire queste accuse che potrebbero tranquillamente provenire, per esempio, dai dirigenti di Planned Parenthood o da ambienti laicisti radicali o dalle lobby LGBT, ma che, tristemente, occorre riconoscere, provengono da importanti collaboratori del Papa. I quali, evidentemente, misconoscono il fatto che le battaglie culturali odierne (es. Family Day in Italia) sono nate come mera risposta ad attacchi a valori fondanti la società, come la famiglia naturale, da sempre un cardine dell’insegnamento costante della Chiesa. E difendere la famiglia naturale non può essere considerato, come pensa padre Spadaro, una “sfida virtuale alla laicità dello Stato”.

Alla luce di questi toni e di questi giudizi, comprendiamo la sorpresa, mista a costernazione, che alcuni commentatori americani, e non solo, hanno provato nel leggere il saggio di padre Spadaro e Figueroa. Li comprendiamo perché, per noi, questo è un film che abbiamo già visto. Accadde, infatti, la stessa cosa a noi italiani quando un bel giorno ci capitò di leggere un saggio scritto da Maurizio Vitali su La Nuova Europa del 27 settembre 2016, e di leggere, alcuni giorni dopo, il 15 ottobre 2016, su La Stampa, a firma di Tornielli-Galeazzi, un resoconto di una pseudo inchiesta sul mondo “dell’integralismo cattolico”, che si traduceva, in buona sostanza, in una sorta di “lista di proscrizione” di alcuni siti di informazione. Curiosamente, occorre notare, anche in quegli articoli venivano usati gli stessi concetti e la stessa fraseologia che ritroviamo oggi nel saggio di padre Spadaro e Figueroa; in particolare, l’accostamento del “fondamentalismo cristiano” al fondamentalismo islamico.

Dopo la lettura del saggio su La Nuova Europa, che mi colpì molto negativamente, scrissi un articolo per CulturaCattolica.it dal quale riprendo alcuni stralci delle considerazioni di Maurizio Vitali per dimostrare la continuità concettuale con il saggio di padre Spadaro. Vitali scriveva: “A noi oggi può sembrare che il fondamentalismo per antonomasia sia (…) quello islamico, mentre in varie forme e gradi (il fondamentalismo, ndr) si sviluppa in Occidente ed è presente (…) in tutte le confessioni cristiane”. 

Vitali si pone la domanda: “Qual è l’interlocutore che si assume o che si cerca di intercettare?” Risposta: “il mondo non progressista e di sensibilità popolare all’interno della Chiesa, che ha paura del crollo delle evidenze e cerca una difesa per farvi argine: i ‘buoni cattolici’ più o meno praticanti decisi a difendere i valori morali, a cominciare dalla vita e dalla famiglia, (…) quelli che hanno paura del gender, degli immigrati, dei ladri” (…) quelli che si scandalizzano per il “matrimonio gay e utero in affitto, e in generale per i nuovi diritti”.

In conclusione, dobbiamo dire che è molto triste vedere due primari collaboratori del Papa esprimersi nei termini sopra descritti. Le considerazioni contenute nel saggio in parola contribuiscono a suscitare confusione e parecchia tensione. Inoltre, per quanto padre Spadaro e Figueroa si ergano a difensori della politica vaticana, tesa alla ricerca del dialogo e a non entrare nelle dispute tra potenti, perché caratterizzate da “lotte di potere”, all’atto pratico, poi, i due articolisti entrano pesantemente nell’agone politico, squalificandone una parte, la “destra cattolica”, utilizzando gli strumenti concettuali della fazione opposta, cioè quelli del progressismo liberal, sia teologico sia politico. Concetti questi (del progressismo teologico) oggi tanto in voga, ma i cui frutti, in ambito sociale e politico, sono quanto di più distante si possa immaginare dall’insegnamento costante della Chiesa. È da notare, anche, che questi vecchi strumenti del progressismo sociologico sono così deleteri che portano a misconoscere, fraintendere o, addirittura, a non vedere le dinamiche in atto nella società. Dinamiche che assumono sempre più le fatture di una dittatura culturale. È per questo che oggi assume una valenza importantissima la difesa della libertà religiosa. Infatti, come ha detto il card. Müller: “l’annullamento della libertà religiosa, comporta gli stessi rischi di una religione di Stato imposta dall’alto “. Solo che, anziché rispondere alla legge dei 10 comandamenti, inscritta nei nostri cuori da Dio, risponderemo ai diktat imposti dalle lobby al potere, come quella LGBT, oggi in preoccupante ascesa.
 
Ma rimane in fondo una amara ironia. Quale? Quella che quando difenderemo la nostra libertà religiosa, correremo il rischio di sentirci classificati come “fondamentalisti cristiani” proprio da alcuni principali collaboratori del Papa. 

Sapete che allegria!