Alle preghiere per Charlie, aggiungete quelle per l'Osservatore Romano

Per Dotto, tra i sette nani il più esperto esegeta «accomodatizio», oggi sull'Osservatore Romano:
«I sacerdoti [e chi cita la S. Scrittura – ndc] ... confermino la dottrina cristiana con sentenza dei Sacri Libri, e la illustrino con acconci esempi tratti dalla storia sacra e specialmente dal Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo; e tutto questo schivando con attenta cura quei sensi accomodatizi, escogitati da privata fantasia e stiracchiati da molto lontano, sensi che sono un abuso, anziché l'uso della divina parola...» [Divino afflante Spiritu]
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Sì, è questo quello che (ironicamente) verrebbe da pensare dopo la lettura dell’articolo di Gianpaolo Dotto, pubblicato oggi sull’Osservatore Romano.

Il giornalista si chiede infatti: “Cosa succederebbe se i genitori di Charlie Gard trovassero Gesù che passa per la strada? In mezzo al vociare di tanta gente, ciascuno con la sua opinione e voglia di dire la sua, cosa farebbe Gesù? Viene fatto di pensare che, davanti a questa tragedia umana come a tante altre simili, Gesù non direbbe niente, semplicemente si chinerebbe a disegnare per terra e aspetterebbe che si faccia silenzio. Non pronuncerebbe alcun giudizio, ma inviterebbe tutti ad andare oltre e a «non peccare più», come si legge nel vangelo di Giovanni (8, 11). Non sarebbe una raccomandazione fuori luogo? Dove si trova il peccato in situazioni come questa? (...) È peccato la mercificazione che si fa di una sciagura familiare. (...) È peccato quello che nasce da decisioni cliniche inevitabili che devono essere prese come un aut aut davanti a situazioni difficili o impossibili da risolvere. (...) L’esortazione di Gesù ad andare oltre non peccando più vorrebbe forse dire ritrovare nel silenzio il mistero della vita e lasciare con fiducia che faccia il suo corso”.

Fino a stamattina, prima della lettura dell’articolo dell’Osservatore Romano, avevo pensato che tutto quello che è accaduto fosse quasi riconducibile ad un “miracolo”.

Che fossimo in presenza di un “miracolo” perché un popolo si è mosso, toccato dal dolore di una famiglia che sta vivendo la drammatica esperienza della sofferenza di suo figlio, affetto da una infausta malattia. Un figlio gravemente malato e strappato alle braccia dei suoi genitori, per decisione dei giudici su richiesta dei medici, per essere sottoposto, dopo sentenza, alla morte per asfissia, fame e sete. Un popolo che, per scongiurare questa ulteriore tragedia, ha elevato al Signore preghiere, suppliche e rosari.

Che fossimo in presenza di un “miracolo” perché un popolo si è “alzato in piedi” ed ha fatto sentire forte la sua voce, raccogliendo così l’invito di San Giovanni Paolo II quando nella sua preghiera disse: “Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...”.

Che fossimo in presenza di un “miracolo” perché un popolo, nella sua semplicità di cuore ma profondità di pensiero, si è fermamente opposto ad una deriva culturale nichilista che vuole che sia lo Stato a stabilire e a decidere che la vita, quando è attraversata dalla malattia, dal limite fisico, non abbia più valore e che debba essere conseguentemente soppressa.
 
E proprio mentre stiamo ancora pregando perché l’Alta Corte inglese domani, sì domani, decida di sospendere la sua sentenza che porterebbe alla morte il piccolo Charlie, ed accolga la richiesta avanzata dal Great Hormond Street Hospital di consentire l’applicazione sul bambino del protocollo sperimentale inviato da altre equipe estere (americane e italiane), l’Osservatore Romano ci propone questo articolo di Giampaolo Dotto. 

Ricordiamo che i genitori avevano chiesto, anzi avevano supplicato i medici che il bimbo fosse sottoposto ad una cura sperimentale in un ospedale americano. Lo avevano chiesto mesi fa, mesi preziosissimi per l’efficacia della cura, ora persi per l’opposizione dei medici. E ora, proprio ora, che l’ospedale londinese, sotto la pressione mondiale di un popolo, unito ai suoi pastori e dopo l’intervento di Papa Francesco, si è deciso a non applicare l’iter di interruzione dei trattamenti vitali e ad accogliere la richiesta dei genitori di applicare, come ultimo tentativo, la cura sperimentale, arriva invece questo incredibile articolo dell’Osservatore Romano che lascia a bocca aperta. Un articolo che sembra caratterizzato da un “minimalismo religioso” e da una “fede intimistica” che spingono a voler saltare a piè pari la realtà per “ritrovare nel silenzio il mistero della vita” e “non pronunciare alcun giudizio”. La realtà, invece, con tutte le sue contraddizioni, con tutti i suoi limiti, interpella il nostro cuore e richiede una nostra risposta, una nostra ferma presa di posizione.

Infine, viene da chiedersi perché l’Osservatore Romano, proprio oggi, proprio in questo delicato momento, ci proponga questo articolo.

Certo che chiamarsi Dotto e scrivere certe corbellerie è da primato dei Guinness/