Vescovi inglesi: tutti hanno agito per il bene di Charlie (!!!???). Anche chi lo vuole morto!

Quos deus vult perdere dementat «In questo caso difficile, tutte le parti hanno cercato di agire con integrità e per il bene di Charlie, ciascuno secondo la sua visione (In this difficult case, all sides have sought to act with integrity and for Charlie’s good as they see it).»

Tanti sono stati i commenti, le preghiere e le petizioni (QUI) per salvare Charlie. Tra i commenti vi segnalo quello dell’immarcescibile mons. Paglia (presidente della Pontificia Accademia per la morte) rilasciato nel comunicato della Pontificia Accademia per la vita (QUI). Nell’arrampicatura sugli specchi nessuno lo batte:

La Conferenza Episcopale Cattolica di Inghilterra e Galles ha oggi emesso un comunicato che anzitutto riconosce la complessità della situazione, il dolore straziante dei genitori, la ricerca del bene per Charlie messo in campo da tutti i soggetti coinvolti. Il testo ribadisce inoltre che non si può mai porre in essere alcun gesto che metta fine intenzionalmente a un’esistenza umana (compresa la sospensione della nutrizione e dell’idratazione), ma che purtroppo vanno riconosciuti anche i limiti di ciò che si può fare, certo dentro un servizio all’ammalato che deve continuare fino alla morte naturale.
La domanda corretta che va posta in questo e in ogni altro caso purtroppo simile è: qual è il bene per questo ammalato? Dobbiamo compiere ogni gesto che concorra alla sua salute e insieme riconoscere i limiti della medicina, per cui, come ricorda l’Enciclica Evangelium Vitae al numero 65, va evitato ogni accanimento terapeutico sproporzionato o troppo gravoso. Inoltre va rispettata e ascoltata anzitutto la volontà dei genitori e, al contempo, è necessario aiutare anche loro a riconoscere la peculiarità gravosa della loro condizione, tale per cui non possono essere lasciati soli nel prendere decisioni così dolorose; quando l’alleanza terapeutica tra paziente (in questo caso i suoi genitori) e medici si interrompe, tutto diventa più difficile e ci si trova obbligati a percorrere l’estrema ratio della via giuridica, con i rischi di strumentalizzazioni ideologiche e politiche sempre da evitare e di clamori mediatici talvolta tristemente superficiali.

In perfetto stile modernista, Paglia inizia enunciando un principio giusto per poi negarlo con le celeberrime congiunzioni avversative moderniste “ma”, “al tempo stesso”, “al contempo”… Insomma, hanno ragione tutti, tranne coloro che strumentalizzano ideologicamente con clamori mediatici tristemente superficiali. Molto meglio troncare e sopire, sopire e troncare, perché si possa uccidere in “santa” pace.
Mettere in evidenza come domanda pregnante della situazione di Charlie “qual è il bene per questo ammalato?” e mettere l’accento sull’accanimento terapeutico da evitare significa nascondere volutamente la questione cruciale: chi decide chi può vivere e chi deve morire? Chi decide della qualità della vita di una persona? Lo Stato? Il medico? Il giudice? I genitori?
Notevolmente disgustoso, poi, la dichiarazione della Conferenza episcopale inglese, richiamata da Paglia nel suo comunicato, in cui i vescovi inglesi dichiarano che:

In questo caso difficile, tutte le parti hanno cercato di agire con integrità e per il bene di Charlie, ciascuno secondo la sua visione (In this difficult case, all sides have sought to act with integrity and for Charlie’s good as they see it).

Tutti hanno agito per il bene di Charlie, compreso chi lo vuole uccidere!
Notevolmente strambo anche il commento del direttore dell'Istituto di Bioetica della Facoltà di Medicina e chirurgia Agostino Gemelli dell'Università Cattolica del S. Cuore, Antonio Spagnolo su Radio Vaticana (QUI):

Il pronunciamento del tribunale della Corte Europea dei diritti dell’uomo mette in evidenza purtroppo un orientamento che è quello di affidare ai giudici decisioni che dovrebbero rimanere all’interno di una relazione tra medico-paziente, tra medico- genitori. Quindi la prima cosa da dire è che in queste decisioni è importante fermarsi a riflettere bene e mettere al centro di tutto il vero bene del bambino.


Molto bene, bravo, diremmo allo Spagnolo, ma ecco come prosegue:

D. - Lei si è fatto un‘idea di come stanno veramente le cose riguardo al fatto di poter tentare negli Stati Uniti una cura sperimentale?
R. – […] Non possono essere i genitori a dare la disponibilità per un intervento...


Chi deve dare la disponibilità allora? Un avvocato del bambino nominato dal giudice come propone Spagnolo (ci sarebbero tante cose da fare, però la domanda che dobbiamo farci è se, invece, non sia necessario che qualche avvocato di questo bambino possa valutare effettivamente le ragioni dei genitori e le ragioni dei medici)?
È una vera e propria follia, è la fine dell’umanità con il ritorno ai sacrifici umani.

“L’individuo è stato ritenuto dal cristianesimo così importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare. Ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani. La vera filantropia vuole il sacrificio per il bene della specie – è dura, è piena di autosuperamento, perché ha bisogno del sacrificio dell’uomo. In questo pseudoumanesimo che si chiama cristianesimo si vuole giungere appunto a far sì che nessuno venga sacrificato” [Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi 1888-1889, vol. VIII, tomo III, 15 [110], Adelphi, 1974, pp. 257-258]

Nel caso di Charlie, nascondersi dietro il presunto accanimento terapeutico significa una e una sola cosa: l’indisponibilità della vita umana non è più contemplata in ambito (pseudo) cattolico…

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia

Andrea Mondinelli