Fede e cultura

Mercoledì 8 maggio ho partecipato alla riunione del Rotary Club come delegato il nostro Vescovo. Il tema è stato: «Anche le diocesi esprimono eccellenze quando fanno Sistema Territorio».
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Ecco i temi del mio saluto:
1. Innanzitutto dobbiamo ricordare il bel testo di S. Giovanni Paolo II all’UNESCO, ove egli ha parlato di cultura ed educazione. Ci ha ricordato che «“Genus humanum arte et ratione vivit”. Queste parole di uno dei più grandi geni del cristianesimo, che fu nello stesso tempo un continuatore fecondo del pensiero antico, portano al di là del cerchio e del significato contemporaneo della cultura occidentale sia mediterranea che atlantica. […] Il significato essenziale della cultura consiste, secondo queste parole di san Tommaso d’Aquino, nel fatto che essa è una caratteristica della vita umana come tale. L’uomo vive di una vita veramente umana grazie alla cultura. La vita umana è cultura nel senso anche che l’uomo si distingue e si differenzia attraverso essa da tutto ciò che esiste per altra parte nel mondo visibile: l’uomo non può essere fuori della cultura. La cultura è un modo specifico dell’«esistere» e dell’«essere» dell’uomo. L’uomo vive sempre secondo una cultura che gli è propria, e che, a sua volta, crea fra gli uomini un legame che pure è loro proprio, determinando il carattere inter-umano e sociale dell’esistenza umana. Nell’unità della cultura, come modo proprio dell’esistenza umana, si radica nello stesso tempo la pluralità delle culture in seno alle quali l’uomo vive. In questa pluralità, L’uomo si sviluppa senza perdere tuttavia il contatto essenziale con l’unità della cultura in quanto dimensione fondamentale ed essenziale della sua esistenza e del suo essere». Così l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, che ora fa riferimento alle Diocesi di Rimini e San Marino – Montefeltro, contribuisce in modo specifico alla promozione dell’uomo attraverso l’impegno della cultura.

2. La prospettiva attuale della nostra vita contemporanea esige che si creino nuove forme di dialogo tra gli uomini e le culture. In questo senso è urgente considerare che senza identità non può esistere dialogo. Ascoltiamo quanto Papa Francesco ha detto nel recente viaggio in Egitto: «Tre orientamenti fondamentali, se ben coniugati, possono aiutare il dialogo: il dovere dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni. Il dovere dell’identità, perché non si può imbastire un dialogo vero sull’ambiguità o sul sacrificare il bene per compiacere l’altro; il coraggio dell’alterità, perché chi è differente da me, culturalmente o religiosamente, non va visto e trattato come un nemico, ma accolto come un compagno di strada, nella genuina convinzione che il bene di ciascuno risiede nel bene di tutti; la sincerità delle intenzioni, perché il dialogo, in quanto espressione autentica dell’umano, non è una strategia per realizzare secondi fini, ma una via di verità, che merita di essere pazientemente intrapresa per trasformare la competizione in collaborazione».

3. Spesso il nostro Vescovo, anche in occasione della discussione sulle Istanze d’Arengo a proposito della presenza dell’Insegnamento della Religione Cattolica nella scuola, ha sottolineato il triste spettacolo dell’analfabetismo religioso, a cui l’ISSR Marvelli può tentare di porre rimedio. In questo senso l’interesse mostrato dal Rotary Club è auspicio di fecondità e di promozione umana.

4. Abbiamo da poco celebrato la festa di s. Caterina da Siena, che ricordava ai suoi discepoli «Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco all’Italia e al mondo intero». In questa epoca drammatica in cui siamo chiamati a vivere ed operare, una chiara e consapevole identità può essere il servizio migliore per costruire quel bene comune a cui tutti aspiriamo.

5. Entrando a San Marino siamo accolti dal motto «Benvenuti nella antica terra della libertà». E non possiamo dimenticare quello che ci ha insegnato Nostro Signore, quando ci ha detto che la libertà ci farò liberi. Inoltre spesso viene ricordato il detto attribuito al nostro santo fondatore: «Relinquo vos liberos ab utroque homine». Ci auguriamo che questa indicazione significhi per noi il rifiuto di ogni forma di clericalismo e di laicismo, e non sia vissuta per favorire quel relativismo individualista che sembra diventare forma di vita per le nuove generazioni.

6. Infine non posso non ricordare quello che il Papa emerito, Benedetto XVI – la cui visita alla nostra Diocesi e alla nostra Repubblica sarà ricordata come un evento di rifondazione della nostra esperienza cristiana e civile – ha affermato in occasione dei festeggiamenti del suo 90° compleanno: «Il tema scelto porta Autorità statali ed ecclesiali a dialogare insieme su una questione essenziale per il futuro del nostro Continente. Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle.»
Il compito che l’istituto Marvelli si prefigge può contribuire alla creazione di quella cultura «convincente» che potrà ridare fiato e speranza alla nostra convivenza.