“Subdolo o malevolo”: caro D’Agostino, non le sembra un tantino esagerato?

Il Prof. D’Agostino si pone dalla parte dei fautori dell'eutanasia, con argomentazioni farlocche
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il 30 marzo scorso sul giornale dei Vescovi italiani, Avvenire, è apparso un articolo a firma del prof. Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, che ha fatto molto discutere, tanto che Marco Ferraresi, Consigliere centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, nonché Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Pavia, ha pubblicamente preso le distanze dal suo Presidente con un articolo pubblicato sulla Nuova Bussola Quotidiana.

Ed in effetti, le sue affermazioni appaiono dal tenore apodittico, ma sicuramente opinabili. Infatti, D’Agostino afferma: “Sulle Dat è necessaria una buona legge. (...) Il disegno di legge non è in alcun modo finalizzato a introdurre in Italia una normativa che legalizzi l’eutanasia. Questo è ciò che invece sostengono alcuni tra i suoi avversari, ma per farlo devono interpretarlo in modo forzato. Onestà vuole che una legge vada valutata per ciò che dice e non per ciò che potrebbe farle dire un interprete SUBDOLO O MALEVOLO”. [maiuscolo mio]

E’ curioso l’atteggiamento del prof. D’Agostino quando attribuisce a chiunque la pensi diversamente da lui sul ddl delle DAT un atteggiamento “subdolo o malevolo”.
Questa affermazione, per altro, è ancor più strana perché è lui stesso che nel suo articolo afferma: “Non c’è dubbio che la possibilità di una simile interpretazione [cioè in senso eutanasico], una volta approvata la legge, esista e che esistono alcuni rumorosi parlamentari che sostengono che nella prossima legislatura si dovrà passare ad approvare un’altra legge che esplicitamente riconosca l’eutanasia. Ma se ci lasciamo condizionare da questi timori, finiamo per pietrificare il nostro ordinamento”. Quindi, con questa sua affermazione, il prof. D’Agostino ammette che si corre un grande rischio. Ma il punto non è che ci possa essere un grande rischio DOPO l’approvazione della legge, ma che è la stessa attuale proposta di legge a portare già ORA nella sua sostanza, anche se non nella forma, un contenuto eutanasico. La forma della legge è stata abilmente costruita per nascondere quello che non deve essere immediatamente visto: una larvata forma di eutanasia.

Risulta chiaro, dunque, che quello che il prof. D’Agostino ipotizza essere un rischio, non è affatto un rischio, ma è semplicemente un dato di fatto, un primo passo verso un pendio molto scivoloso. E’ questa una storia che abbiamo già visto verificarsi in altri Paesi occidentali. Infatti, approvata questa legge, la fase successiva sarà quella di approvare un’altra che manifesti palesemente, cioè anche nella forma, il diritto all’eutanasia.

Ci domandiamo, avverrà anche per l’eutanasia quello che è già avvenuto nella storia per il divorzio, l’aborto e il matrimonio gay, e cioè che saremo proprio noi cattolici a far da sponda all’introduzione nell’ordinamento giuridico di quanto in sé è un male, come la dottrina cattolica ci insegna? Con addirittura la convinzione di aver fatto pure una cosa opportuna? Infatti, il prof. D’Agostino scrive: “un intervento legislativo in tema di fine vita, intelligente e consapevole dello spessore dei problemi, è opportuno, anzi necessario, se non vogliamo chiudere gli occhi, pigramente e colpevolmente, davanti a una realtà che sta mutando a velocità vorticosa.”

E’ curiosa quest’altra affermazione del prof. D’Agostino: “Estremamente opportuna, in tal senso, mi sembra l’indicazione, entrata nel disegno di legge, secondo la quale il paziente non può esigere trattamenti sanitari che vadano contro la legge, le buone pratiche cliniche o la deontologia professionale degli operatori sanitari. Una simile norma dovrebbe tranquillizzare molti critici della nuova normativa”. Stare tranquilli? Al contrario, ci domandiamo come faccia il prof. D’Agostino a sentirsi tranquillizzato da quella inconsistente “difesa” da lui menzionata, visto che nell’attuale proposta di legge sono del tutto scomparsi, rispetto alla precedente versione, il riconoscimento del diritto inviolabile della vita umana, il divieto di qualunque forma di eutanasia, di omicidio del consenziente e di aiuto al suicidio. Come fa il prof. D’Agostino a sentirsi tranquillo se la nutrizione e l’idratazione artificiali sono qualificati come trattamenti sanitari, e come tali essere interrotti come si farebbe con qualunque farmaco? Occorre capire che se dall’inizio non si mettono dei punti fermi, dei paletti vincolanti, escludenti in maniera chiara e definitiva l’eutanasia e quant’altro ad essa conforme, velleitario risulterà qualsiasi desiderio che l’irreparabile non accada, perché qualsiasi “diga” posta a difesa della vita risulterà come fosse costruita con la cartapesta, destinata immediatamente a sbriciolarsi.

Inoltre, come fa il prof. D’Agostino a dichiarare la sua tranquillità di fronte ad una proposta di legge che impone al medico di assecondare la volontà di suicidio del paziente, stravolgendone così il suo ruolo, la sua funzione e, possiamo tranquillamente dire, la sua MISSIONE? Come si fa a stare tranquilli dinanzi ad una legge che abolisce la obiezione di coscienza del medico? Come si fa a star tranquilli davanti ad uno Stato che ti impone di partecipare, anche se in forma omissiva, ad un suicidio che la tua coscienza rifiuta recisamente? La coscienza può essere tranquillizzata dal fatto che lo Stato depenalizzerebbe il reato?

Eppure il card. Bagnasco, nella sua ultima prolusione, ha sottolineato la gravità della proposta di legge con queste parole: «Si rimane sconcertati anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile, che prende atto ed esegue, prescindendo dal suo giudizio in scienza e coscienza; così pure, sul versante del paziente, suscita forti perplessità il valore praticamente definitivo delle dichiarazioni, senza tener conto delle età della vita, della situazione, del momento di chi le redige: l’esperienza insegna che questi sono elementi che incidono non poco sul giudizio. La morte non deve essere dilazionata tramite l’accanimento, ma neppure anticipata con l’eutanasia: il malato deve essere accompagnato con le cure, la costante vicinanza e l’amore. Ne è parte integrante la qualità delle relazioni tra paziente, medico e familiari».

Ma nonostante questi accorati ed autorevoli avvertimenti, quello che più colpisce è che dinanzi ad una legge inemendabile, perché affetta da gravi deficienze che sono figlie di una cultura ideologica che sminuisce o disprezza la sacralità della vita, vi siano cattolici che sono presi dalla frenesia di essere al passo con i tempi. Cattolici come il prof. D’Agostino che affermano: “La storia ci impone di avere coraggio, di abbandonare in parte (solo in piccola parte!) il vecchio paradigma della medicina ippocratica e di contribuire alla costruzione di un paradigma nuovo e molto più complesso. E chi perde gli appuntamenti con la storia sarà costretto, prima o poi, a pentirsene amaramente.”

Caro professore D’Agostino, siamo proprio sicuri che quello che serve in questo momento sia il coraggio e non la ragionevolezza?