#Eutanasia? No grazie!

Manifesto sull’eutanasia: “Affermiamo che è IMMORALE ACCETTARE o imporre la sofferenza. Crediamo nei valori morali di ogni individuo; ciò implica che lo si lasci libero di decidere della propria sorte”
Autore:
Mondinelli, Andrea
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Ultime news"

San Giovanni Paolo II insegnava, in Evangelium vitae, che “ogni minaccia alla dignità e alla vita dell’uomo non può non ripercuotersi nel cuore stesso della Chiesa, non può non toccarla al centro della propria fede nell’incarnazione redentrice del Figlio di Dio”. Il legame tra gli attacchi alla vita umana e quelli alla fede nel Mistero dell’incarnazione redentrice del Figlio di Dio è strettissimo. L’aborto attacca l’Incarnazione, mentre l’eutanasia attacca la Redenzione. Se la Chiesa, o meglio gli uomini della gerarchia ecclesiastica, non combattano la cultura della morte, ma la avallano, significa che hanno perso la fede. Purtroppo, è quello che oggi si vede: lo spettacolo disgustoso di un Presidente della Pontificia Accademia per la Vita che è completamente prono alla dittatura della morte eterna. Leggete l’editoriale di Cascioli (QUI) per capire meglio. La risposta di Paglia alla domanda su cosa avrebbe detto a dj Fabo se l’avesse conosciuto è di una tale banalità che penso che dj Fabo avrebbe addirittura anticipato il suo viaggio in Svizzera e forse con giusta causa:

Cosa avrebbe detto a dj Fabo se si fosse trovato a tu per tu con lui? «Non ci sono parole magiche che risolvono le situazioni. C’è bisogno piuttosto di creare rapporti e legami duraturi e appassionati se vogliamo che le parole giungano al cuore e alla mente e aiutino a superare i momenti difficili. Certo, in quel caso, avrei cercato di stare accanto a Fabo con amore, come penso hanno fatto i famigliari. Ma c’è bisogno di un’atmosfera culturale che ci salvi dalla rassegnazione. Nelle parole di Fabo: “Non ce la faccio più” non dovevamo leggere una grande domanda di amore e di senso della vita? Per tanti mesi ha cercato di venirne a capo, ma noi, l’intera società, non abbiamo saputo rispondere a quella domanda, che è rimasta inevasa. C’è bisogno di promuovere una nuova cultura che porti a considerare la vita di ciascuno di noi importante per gli altri. Nessuno deve avere il senso di non valere, o che la sua vita non valga più. Ciascuno deve sentire – ed essere aiutato a sentire – che è davvero importante per gli altri. E la sua vita è un dono unico». (QUI)


Ditemi voi se da tale NON risposta, perché non risponde, non emerge una disperata mancanza di fede. Atmosfera culturale che ci salvi dalla rassegnazione? Nuova cultura? Sono parole vuote.
L’eutanasia, di cui le DAT sono il primo passo, è un vero e proprio inganno infernale, è il rifiuto del Calvario della Croce. La morte terrena dell’uomo segna la cessazione della sua esistenza nella condizione temporale ed è un passaggio verso l’eternità. Questo passaggio non è mai indolore, è una vera e propria agonia, un vero e proprio combattimento che implica sempre la sofferenza fisica e/o morale. Nessuno può sfuggire da questo destino, neppure con l’eutanasia, anzi. In tutte le migliaia di Ave Maria pregate riecheggia l’ora decisiva: Santa Madre di Dio prega per noi nell’ora della nostra morte. Momento in cui si decide il nostro destino eterno, ora della battaglia decisiva di tutta la nostra vita e che il dragone con l’eutanasia vuole farci perdere...
Per questa battaglia definitiva dobbiamo rivestirci dell’armatura di Dio: dobbiamo afferrare ed aggrapparci alla spada crocifisso per rimanere saldi nella fede. In un mondo che ha perduto ogni riferimento e gira come una trottola, “pirla” direbbe il compianto card. Biffi, dobbiamo stare fermi: “Stat Crux dum volvitur orbis” (“la Croce resta fissa mentre il mondo ruota”). Lo dobbiamo fare, in primo luogo, per salvare la nostra anima, secondo per essere apostoli di Maria Santissima, veri cristiani, luce del mondo e sale della terra. Per meglio dire, più che afferrare la croce, dobbiamo chiedere al Signore la grazia di essere inchiodati insieme a Lui. Questa richiesta è una vera e propria follia agli occhi del mondo, invece è l’unica veramente ragionevole. Dobbiamo tenere gli occhi fissi costantemente al volto di Cristo per vede con gli occhi di Cristo ed amare con il suo Cuore, perché la Carità scaturisce dalla gioia della Croce: QUESTA È LA VERA CULTURA, CARO PAGLIA.
Per la carne è impossibile da comprendere, è uno scandalo, è una follia, invece lo sguardo della fede, che rompe la superficie della nostra mondanità, contempla questo mistero in uno sguardo che abbraccia tutto e come Gesù sulla croce ci fa dire: “Tutto è compiuto”.
“Nella Croce di Cristo non solo si è compiuta la redenzione mediante la sofferenza, ma anche la stessa sofferenza umana è stata redenta. L’uomo «muore», quando perde «la vita eterna». Il contrario della salvezza è la sofferenza definitiva: la perdita della vita eterna, l’essere respinti da Dio, la dannazione. Il Figlio unigenito è stato dato all’umanità per proteggere l’uomo, prima di tutto, contro questo male definitivo e contro la sofferenza definitiva” (Salvifici doloris di San Giovanni Paolo II). Anche se la stessa sofferenza umana è stata redenta, noi tendiamo comunque a rifiutarla, perché in ultimo rifiutiamo la Croce.
Soffrire con gioia è il paradosso cristiano, impossibile per la carne, ma possibile per lo Spirito. Il mondo rifiuta violentemente questo paradosso, basta rileggersi il “manifesto sull’eutanasia” che è stato pubblicato da The Humanist nel luglio 1974 e firmato da personalità come Monod (Nobel per la medicina nel 1965), Pauling (Nobel per la chimica nel 1954 e per la pace nel 1962), Thomson (Nobel per la fisica nel 1937): “Affermiamo che è immorale accettare o imporre la sofferenza. Crediamo nei valori morali di ogni individuo; ciò implica che lo si lasci libero di decidere della propria sorte”. Ve ne siete accorti? Dice testualmente che è immorale anche solo accettare la sofferenza, pure se poi si dichiara la libertà di scelta dell’individuo! In sostanza, dicono che è stata immorale la vita di Gesù, che è immorale la Croce di Cristo. Sapete perché? Perché, dicono, “l’uomo sa finalmente di essere solo nell’immensità indifferente dell’Universo da cui è emerso per caso”. Questo è un vero e proprio inganno del serpente.
Lo scopo recondito dell’eutanasia è la separazione dalla comunione con Cristo, la separazione del Calvario dalla Pasqua. Per questo l’eutanasia attacca il Mistero della Redenzione: con l’inganno dell’eutanasia, il dragone infernale vuole divorarci, ma la Santa Chiesa ci porge le armi per sconfiggerlo: “la spada dello Spirito che è la Parola di Dio”. Quella spada che è la Croce, da cui trionfa Cristo Risorto e, si spera, noi con lui.
Paglia, forse, avrebbe potuto dire a dj Fabo quali sono le vere armi di vittoria, ma per dirlo e testimoniarlo bisogna crederci… altro che atmosfera culturale che ci salvi dalla rassegnazione
San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia!