Religiosità popolare, dicono

«Mira il tuo popolo, o bella Signora, / che pien di giubilo oggi t’onora. / Anch’io festevole corro a’ tuoi piè; / o Santa Vergine, prega per me!»
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Religiosità popolare, dicono. E in quel «po-po-la-re», nel gonfiarsi delle gote insieme alle prime due sillabe, già lo senti il disprezzo malcelato di chi non crede, ma anche dei cattolici delle tavole rotonde, dei cortili più o meno gentili, dei seminari sul sesso degli angeli.
Le processioni sono religiosità popolare, sì, anche quelle con la statua della Madonna, e che sia la festa del Carmine o del Rosario non fa differenza.
E’ un popolo in cammino, la processione, ed è proprio per questo che cerco di non perderle. Lì, nessuno ti chiede il titolo di studio, l’ammontare del conto in banca, la tessera di partito o se al referendum voterai oppure no. Per le vie della città, chi guarda vede una Madre con i suoi figli. Maschi e femmine, bambini, ragazzi, adulti, vecchi, sani e malati. Gente scalcagnata nel fisico e nel cuore, peccatori tutti, ma innamorati. Un popolo che oggi avrebbe potuto essere altrove a fare altro, e invece no. Ha scelto di mettersi in cammino e di seguire sua Madre. Perché il popolo sarà pure incapace di stare in favore di telecamera nei talk-show, sarà certamente impacciato nei discorsi, ma ha il pregio dell’umiltà, viceversa rispetto a certe primedonne in clergyman, al self made men tipo, o alla meglio intellighentia cattolica a caccia di nuovi linguaggi petalosi e politically correct che siano al passo con i tempi.
Mira il tuo popolo, bella Signora, che pien di giubilo oggi ti onora. Anch’io festevole corro ai tuoi piè.
Anch’io, sì, dietro la statua della Madonna a recitare a voce alta il Rosario, a cantare Salve, o Regina, Madre di Misericordia, vita, dolcezza, speranza nostra…
Mi sono incamminata pensando che siamo privilegiati, noi, a poter ancora uscire allo scoperto, qui, mentre nel mondo se vai a Messa rischi la vita, e figuriamoci se puoi bloccare il traffico perché stai seguendo la Madonna. Camminavo e pensavo che proprio perché questo è l’andazzo, e tolgono i crocifissi dai luoghi pubblici e dal collo delle conduttrici tivù, la processione va bene eccome, perché è sempre più gesto culturale e occasione di testimonianza pubblica, checché ne dicano i moderni (a)teologi.
Camminavo e all’appello del cuore, ogni Ave, o Maria dicevano «eccomi!» le tante persone per cui prego ogni giorno: familiari, amici, amici degli amici, che per la comunione dei Santi sono diventati, nel tempo, prezioso legame tra quaggiù e Lassù. Pensavo al mio papà, a letto da dieci mesi per problemi seri di salute, a come avrei desiderato fosse lì con me, lì con Lei. E come fecero gli amici del paralitico, che dal tetto calarono la barella per avvicinarlo a Gesù, mi sono ritrovata a compiere quel gesto pure io, virtualmente, per affidare il mio papà, infermo, alle cure materne di Maria.
Stavo pensando a questo, quando la processione ha attraversato la piazza ed inaspettatamente ha girato a sinistra ed è passata sotto le finestre della casa dove abitavo prima di sposarmi, dove abitano i miei genitori. E’ passata Lei sotto le finestre della camera del mio papà.
Forse è un percorso nuovo, o forse è lo stesso dello scorso anno ed io lo scorso anno ho mancato l’appuntamento perché ero via… fatto sta che non me l’aspettavo e mi sono scese le lacrime. Mi sono sentita esaudita.
La religiosità “po-po-la-re” fa questo effetto: noi cattolici bambini vediamo o crediamo di vedere cose che non esistono. Suggestioni, fantasie. La parte adulta di me lo sa (è un caso, e comunque quella era solo una statua…), ma io continuo a preferire la mia parte bambina per cui tutto è segno. Anche il nuovo tragitto della processione, se mi ricorda che la Madonna non ama indistintamente tutti i Suoi figli, ma ognuno in modo specialissimo, come fa una mamma, come tento di fare io. Ma Lei lo sa fare molto meglio di me, ed è questa un’altra delle ragioni per cui, zoppicante, La seguo. Orgogliosa della mia religiosità “popolare”, orgogliosa di appartenere a questo popolo, orgogliosa di appartenerLe.