2017 03 01 EGITTO - violenze mirate contro i copti, definiti dai jihadisti come “la preda preferita” CONGO RD - Nuove profanazioni di chiese e conventi

Fonte:
CulturaCattolica.it
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EGITTO - violenze mirate contro i copti, definiti dai jihadisti come “la preda preferita”

E’ “solo l’inizio” della persecuzione contro gli “infedeli”, affermano gli islamisti. I copti rappresentano circa il 10% della popolazione egiziana e la più grande comunità cristiana del Medio Oriente. Chiedono maggiore protezione da parte delle autorità. L’Is aveva già colpito i copti nel febbraio 2015 sgozzando in riva al mare a Sirte, in Libia, 20 egiziani di fede cristiana che prima di morire avevano invocato il nome di Gesù perdonando i loro assassini.

I fatti sono accaduti nella città di al Arish
“Dista appena cinquanta chilometri da Gaza la città di al Arish. Un insediamento beduino antichissimo del nord del Sinai, sulla direttrice che - secondo la tradizione copta - la stessa Sacra Famiglia avrebbe percorso durante la fuga in Egitto. Oggi, però, proprio su quella strada sembra accanirsi la persecuzione contro i cristiani, con una terribile scia di sangue che proprio in al Arish ha il suo epicentro. In poco più di venti giorni sono infatti ben sei i cristiani uccisi in agguati che senza alcun dubbio sono da attribuire all’Isis. Anche perché è stato lo stesso Wilayat Sinai - la «filiale» egiziana del sedicente califfato - a dirlo apertamente in un video della durata di venti minuti diffuso sui propri canali domenica scorsa: «I cristiani sono delle prede - ha tuonato la loro propaganda - combattete tutti gli idolatri». (…)

Eppure nella loro diabolica precisione i jihadisti dell’Isis anche questa volta hanno scelto l’obiettivo giusto. Perché semplici cristiani uccisi poco alla volta faticano ad andare oltre poche righe di notizia sui media internazionali. Anche perché a volere che non si parli troppo di questa storia sono in tanti. L’avrete notato: il Sinai è il posto dove della presenza dell’Isis si parla meno. Eppure già nel 2014 i gruppi jihadisti locali - cresciuti all’ombra dei traffici di armi migranti - furono tra i primi a giurare pubblicamente fedeltà al califfato appena proclamato da al Baghdadi a Mosul. E da allora continuano a combattere una guerra che l’esercito egiziano non sembra proprio in grado di vincere.”
(di Giorgio Bernardelli LNBQ 23-02-2017)

I FATTI:

EGITTO - Dopo le minacce jihadiste, altri due cristiani copti uccisi nel Sinai
Due cristiani copti sono stati trovati assassinati mercoledì 22 febbraio nella penisola del Sinai del Nord, dopo che nei giorni scorsi era stato diffuso in rete un videomessaggio di fattura jihadista che annunciava nuovi attacchi contro la comunità cristiana e rivendicava di nuovo la strage di cristiani perpetrata lo scorso 11 dicembre nella chiesa di Botrosiya, nel complesso di edifici ecclesiastici adiacenti alla cattedrale copto-ortodossa del Cairo, che aveva provocato la morte di 29 persone. Secondo informazioni attribuite dai media a fonti anonime degli apparati di sicurezza, i corpi dei due copti assassinati sono stati trovati all’alba del 22 febbraio nei pressi di una scuola di al-Arish, capoluogo del Sinai del Nord. I due uomini uccisi, secondo alcune agenzie, sarebbero stati identificati come Saad Hana, di 65 anni, e suo figlio Medhat, di 45. Alcune ricostruzioni riferiscono che il corpo del primo è stato ritrovato crivellato da colpi di arma da fuoco, mentre il cadavere del secondo risulterebbe carbonizzato.
Con le ultime due vittime, si allunga a 6 la lista dei copti uccisi nella penisola del Sinai nelle ultime due settimane. Lo scorso 12 febbraio, killer mascherati su una motocicletta avevano ucciso un veterinario cristiano mentre era alla guida della sua auto, sempre ad al-Arish, dove alla fine di gennaio era stato assassinato anche un altro cristiano di 35 anni.
Dopo la diffusione del video-messaggio con le nuove minacce ai cristiani, diffuso da sedicenti affiliati egiziani dell’autoproclamato Stato Islamico (Daesh), l’università di al Azhar, massimo centro religioso e culturale dell’islam sunnita, aveva diffuso un comunicato in cui veniva preannunciata la fine imminente del gruppo jihadista, e si indicavano i nuovi attacchi contro i cristiani come un tentativo di scatenare conflitti settari per cercare nuovi adepti. (GV) (Agenzia Fides 23/2/2017).

EGITTO - Un altro cristiano copto trovato ucciso nel Sinai settentrionale
Un cristiano copto di circa 40 anni è stato rinvenuto cadavere, con un colpo d’arma da fuoco sparato alla nuca, nella città egiziana di al Arish, capoluogo del Sinai settentrionale, nella giornata di giovedì 23 febbraio. Il corpo dell’assassinato e stato ritrovato all’interno della sua abitazione, che era stata data alle fiamme. Si tratta del terzo cristiano copto ucciso ad al Arish nelle ultime 48 ore, e del settimo assassinato nella penisola del Sinai nelle ultime due settimane. Nei giorni scorsi, quando la sequenza di uccisioni di cristiani nel Sinai era già iniziata, sedicenti affiliati egiziani all’autoproclamato Stato Islamico (Daesh) hanno diffuso un video-messaggio in cui rivendicavano una nuova campagna di violenze mirate contro i copti, definiti dai jihadisti come “la preda preferita”. Il video-messaggio esaltava la figura di Abu Abdullah al-Masri, il giovane attentatore kamikaze che lo scorso 11 dicembre si è fatto saltare nella chiesa di Botrosiya, nel complesso di edifici ecclesiastici adiacenti alla cattedrale copto-ortodossa del Cairo, provocando la morte di 29 persone. (GV) (Agenzia Fides 24/2/2017)

ULTIME DAL CONGO

CONGO RD - Nuove profanazioni di chiese e conventi: condanna unanime di Nunziatura, Vescovi e ONU
Continuano le profanazioni di chiese cattoliche nella Repubblica Democratica del Congo, dopo gli assalti alla parrocchia di San Domenico a Limete, nella capitale Kinshasa il 19 febbraio, e al Seminario maggiore di Malole di Kananga, nel Kasai Centrale, il 18 febbraio.
Secondo notizie pervenute all’Agenzia Fides, nella notte tra il 21 e il 22 febbraio sconosciuti hanno assalito e vandalizzato la parrocchia di Santa Maria di Lukalaba, nel Kasai Orientale, mentre un altro gruppo ha tentato di saccheggiare le parrocchie di Saint Robert Kansele e di Saint Albert le Grand a Mbuji-Mayi, ma la loro azione violenta è stata interrotta dall’arrivo della polizia. A Lubumbashi (Haut-Katanga), la parrocchia di Saint Kizito è stata presa d’assalto da alcuni sconosciuti che hanno tentato di dare fuoco all’entrata della chiesa con bidoni di benzina e pneumatici, hanno quindi rotto i vetri del luogo di culto e dell’adiacente scuola, che è stata anche saccheggiata. La stessa cosa è avvenuta nella parrocchia San Giovanni Battista nel quartiere di Gbadolite, e nel convento delle “Serve di San Giuseppe” nella stessa città.
La Nunziatura Apostolica nella Repubblica Democratica del Congo, la Conferenza Episcopale locale (CENCO) e la Missione ONU di Stabilizzazione nella RDC (MONUSCO), hanno condannato gli atti vandalici contro le strutture della Chiesa.
(Agenzia Fides 24/2/2017)

CONGO RD - Scheda: le aree di crisi denunciate dai Vescovi
“Siamo profondamente addolorati dalla moltiplicazione dei focolai d’insicurezza e di violenza che si generano sulla quasi totalità del territorio nazionale e fanno pensare ad una balcanizzazione della Repubblica Democratica del Congo” affermano i Vescovi congolesi nel messaggio inviato all’Agenzia Fides.
I Vescovi citano le seguenti aree di crisi:
1) Il Nord- Kivu, afflitto da massacri a ripetizione delle popolazioni locali, attribuiti a presunti ribelli dell’ADF/NALU nel Territorio di Beni e da attacchi di gruppi etnici nel Territorio di Lubero e di Rutshuru. Inquieta inoltre il ritorno degli ex ribelli dell’M23;
2) Il Tanganyika segnato dagli scontri sanguinosi tra Bantu e Batwa (pigmei), con conseguente sfollamento forzato delle popolazioni e abbandono delle coltivazioni;
3) Il Kasai, Kasai- Centrale e Kasai-Orientale, sconvolti da incursioni continue di milizie che si rifanno al capo tradizionale Kamwina Nsapu (vedi Fides 27/2/2017);
4) Il Kongo Centrale è toccato dal fenomeno mistico-politico Bundu dia Mayala con conseguenti scontri mortali;
5) La capitale Kinshasa è scossa da atti di vandalismo e da uccisioni nel corso di dimostrazioni.
Anche la Chiesa ha subito atti di vandalismo dall’inizio dell’anno. Sono stati saccheggiati il Seminario Maggiore di Malole a Kananga e le parrocchie di Saint-Dominique a Kinshasa-Limete, Saint-Kizito e Saint-Martin à Lubumbashi, Bon Pasteur a Boma, Sainte Marie di Lukalaba a Mbujimayi nella diocesi di Luiza : Saint-Matthias a Mubinza, Saint-Jean a Yangala, Sainte-Thérèse a Dibandisha e Saint-Boniface a Ngwema. (L.M.) (Agenzia Fides 28/2/2017)

CONGO RD - “Rischiamo di sprofondare nel disordine incontrollabile”: grido d’allarme dei Vescovi
“L’impasse politica è preoccupante e rischia di far sprofondare il nostro Paese in un disordine incontrollabile”. È l’allarme lanciato dai Vescovi della Repubblica Democratica del Congo, dove dopo la morte dello storico oppositore Étienne Tshisekedi, maggioranza e opposizione non riescono a mettersi d’accordo per formare il governo di unità nazionale previsto dagli accordi di San Silvestro, incaricato di portare il Paese alle elezioni.“Le divergenze in seno alla classica politica, e le tensioni nel Paese, possono condurre la nazione all’implosione e al caos” scrivono i Vescovi in un messaggio inviato all’Agenzia Fides.
Ripercorrendo le tappe della crisi, nata “dal blocco del processo elettorale la cui regolarità e continuità sono state interrotte” (si doveva votare entro dicembre 2016 per eleggere un nuovo Capo dello Stato), i Vescovi ricordano che è stato il Presidente uscente, Joseph Kabila, a sollecitare la loro mediazione che ha portato agli accordi del 31 dicembre.
I due nodi sui quali si è arenato il dialogo sono le modalità di designazione del Primo Ministro e quelle di ripartizione dei diversi dicasteri tra maggioranza e opposizione. Per superare questi ostacoli, i Vescovi chiedono alle forze politiche “un dialogo franco, basato sulla buona fede e la confidenza reciproca” e ricordano che la Conferenza Episcopale ha solo un ruolo di mediazione. Sono quindi inaccettabili “le minacce e le violenze ricorrenti, frutto di manipolazioni, dirette contro la Chiesa cattolica per ragioni inconfessate”.
Le violenze che sconvolgono il Paese (vedi scheda) “sono una vera tragedia”. “È un caso che tutto questo avvenga in periodo pre-elettorale ? Temiamo un’organizzazione per ritardare o impedire la tenuta delle elezioni” affermano i Vescovi.
Per uscire da questa situazione i Vescovi chiedono alle parti politiche di impegnarsi lealmente per applicare l’accordo di San Silvestro, al Presidente in esercizio e alle forze dell’ordine di garantire la sicurezza, alla popolazione di evitare di cadere nella trappola dei discorsi incitanti all’odio e alla comunità internazionale di accompagnare la RDC in questa difficile transizione. (L.M.)
(Agenzia Fides 28/2/2017)

CONGO RD - “Le violenze nel Kasai frutto della manipolazione politica” denunciano i Vescovi
“Dal luglio 2016 il conflitto tra il Capo tradizionale Jean-Prince Kamwina-Nsapu Pandi e le autorità della Provincia del Kasai Centrale ha preso una dimensione tragica, che va ben oltre il suo focolaio originale ed ora colpisce diverse comunità del Kasai” afferma un comunicato, inviato all’Agenzia Fides, dell’Assemblea Episcopale Provinciale del Kananga.
Gli scontri e le violenze commesse dai seguaci di Kamwina-Nsapu, ucciso dalle forze di polizia nell’agosto 2016, “hanno provocato la morte di centinaia di persone, tra cui diversi giovani e bambini, con violazioni sistematiche dei diritti fondamentali dell’uomo, la distruzione di infrastrutture pubbliche” affermano i Vescovi. Gli abitanti di diversi villaggi vagano nella foresta privi d’assistenza, mentre diversi giovani e bambini, abbandonati a loro stessi, “sono strumentalizzati e arruolati come protagonisti del conflitto”.
La violenza non ha risparmiato la Chiesa: “chiese, ospedali, centri sanitari, scuole e beni ecclesiastici sono stati saccheggiati”.
Le cause della crisi, secondo i Vescovi, sono da addebitare ad “una cattiva gestione della questione amministrativa del potere tradizionale che è stato manipolato e politicizzato”. Su questa causa iniziale si sono innestate “le frustrazioni di una regione a lungo emarginata e di una gioventù disoccupata”. Una volta accesa la fiamma delle violenze, la repressione poliziesca ha “dato vita ad un movimento popolare di resistenza che va oltre il quadro originario del problema”, affermano i Vescovi, che sottolineano come le violenze sono commesse non solo dai seguaci di Kamwina-Nsapu, ma pure da persone in cerca di vendetta personale e da criminali che “depredano completamente i cittadini pacifici e saccheggiano le infrastrutture”.
Per porre fine alle violenze, i Vescovi chiedono alle forze dell’ordine di agire in modo professionale per proteggere i cittadini e i loro beni; ai politici di compiere gesti di pacificazione e di rasserenamento e di perseguire i colpevoli dei crimini; ai capi tradizionali di impedire ai giovani di arruolarsi nelle milizie. Si invita infine il personale ecclesiastico e i fedeli laici a pregare per la pace, recitando quotidianamente nelle parrocchie la preghiera per i 125 anni dell’evangelizzazione. I Vescovi hanno decretato infine che la Quaresima sia consacrata alla preghiera per i morti e la pace nel Kasai, ed hanno indetto una raccolta fondi e di beni materiali per gli sfollati. (L.M.)
(Agenzia Fides 27/2/2017)